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Piero Fassino
Lettera aperta al presidente del Consiglio
6 Maggio 2004
La Resistenza
Mi era sfuggita questa bellissima lettera di Piero Fassino, indirizzata a Silvio Berlusconi e pubblicata su l’Unità del 25 aprile 2003. Merita di essere raccolta e conservata

Signor presidente del Consiglio,

le parole con cui Ella ha voluto esprimere i suoi giudizi sulla Resistenza e sul ruolo che in essa vi ha svolto la sinistra hanno suscitato in me - e Le assicuro non solo in me - sconcerto e indignazione.

Sì, perché quelle parole sono frutto al tempo stesso di ignoranza e di arroganza. L’ignoranza di chi parla di cose che non conosce; l’arroganza di chi crede che a un presidente del Consiglio tutto sia consentito.

E, invece, chi ha la responsabilità di guidare una nazione ha il dovere di conoscerne la storia e di rispettarla.

Lei non può ignorare - anzi non “dovrebbe” ignorare - che quella Repubblica di cui Ella oggi guida il Governo affonda le sue radici nella lotta antifascista, quando uomini e donne di credo politico diverso, di ogni appartenenza sociale, di sensibilità culturali differenti, si unirono nel comune impegno di liberare l’Italia dal fascismo e dalla guerra catastrofica a cui la dittatura l’aveva condotta.Tra quegli uomini e quelle donne molti erano di sinistra - comunisti, socialisti, azionisti, repubblicani - che fecero fino in fondo la loro parte di combattenti per la libertà.

Mi auguro che Lei non ignori che in calce a quella Costituzione della Repubblica - sì, quella che Lei ha sbrigativamente definito “sovietica” - accanto alle firme di un convinto liberale come Enrico De Nicola e di un cattolico come Alcide De Gasperi c'è la firma di Umberto Terracini.

E non voglio davvero credere che Lei non conosca nomi come Antonio Gramsci, Giacomo Matteotti, i fratelli Rosselli, Piero Gobetti, Bruno Buozzi, Leone Ginzburg, uomini di sinistra che insieme a tantissimi altri pagarono con la vita il loro coraggio antifascista.

O nomi come Sandro Pertini, Giuseppe Saragat, Pietro Nenni, Palmiro Togliatti, Gian Carlo Pajetta, Camilla Ravera, Giorgio Amendola, Carlo Levi, Emilio Lussu, Ernesto Rossi, Pietro Calamandrei, uomini di sinistra che pagarono con l’esilio, il confino, il carcere duro la loro tenace volontà di non piegarsi.Forse, non è inutile ricordarLe che nei giorni di aprile di cinquantotto anni fa Milano - la sua città - prima che arrivassero le truppe alleate fu liberata dai partigiani di Cino Moscatelli, Corrado Bonfantini e Tino Casali. E Milano liberata vide sfilare alla testa dei partigiani, fianco a fianco, cattolici come Enrico Mattei insieme a uomini di sinistra come Riccardo Lombardi, Ferruccio Parri e Luigi Longo. Le potrei ricordare che nell’aprile del ’44 a Torino caddero sotto lo stesso piombo fascista, gridando insieme «viva l'Italia libera», il monarchico generale Perotti, il socialista Erik Giachino e il comunista Eusebio Giambone.

Le potrei ricordare che combattendo a Megolo, nell’alto Piemonte, morirono insieme il cattolico Antonio Di Dio, il raffinato borghese Filippo Maria Beltrami e Gaspare Paietta.

Le potrei ancora ricordare come a Genova i tedeschi del generale Meinhold si siano arresi ai partigiani del cattolico Paolo Emilio Taviani e dell’operaio comunista Remo Scappini. Potrei continuare con mille altri esempi - dalle giornate di Napoli al sacrificio dei fratelli Cervi - di quanto la sinistra abbia contribuito a quel moto nazionale di liberazione democratica che non a caso fu chiamato “Secondo Risorgimento”, riscattando così l’onore dell’Italia infangato dal fascismo e dalle sue avventure di aggressione. Boves, Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, le Fosse Ardeatine, il Portico d’Ottavia, la Risiera di San Saba, il Lager di Fossoli sono lì a testimoniare il pesante contributo di dolore e sofferenza con cui questo nostro Paese ha riconquistato la sua libertà.Una storia che appartiene all’Italia e agli italiani. Una storia che Lei non solo dovrebbe avere la sensibilità di conoscere, ma soprattutto di rispettare. Perché lì c’è l’identità democratica e civile dell’Italia di oggi.

E dunque, Presidente, in questo 25 aprile renda onore a chi per la libertà ha pagato con la vita, a chi per la libertà si è battuto, a chi la libertà ha conquistato per ciascuno di noi. Anche per Lei.

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