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Paolo Garuti
Lettera aperta a don Perla, che non distribuirà l’ulivo la Domenica delle Palme
9 Aprile 2006
Scritti ricevuti
Ironia: la più efficace delle armi contro l'ottusità. Da I Martedì, 241 - Marzo 2006. (m.p.g.)

Lettera aperta a don Paolo Perla, parroco della chiesa di Maria SS. Assunta a Castelnuovo Di Porto, che non distribuirà l’ulivo la Domenica delle Palme.



Caro e reverendo confratello,

Condivido la sua preoccupazione per la coincidenza del giorno delle elezioni con la Domenica delle Palme, in cui è usanza benedire e distribuire rami d’ulivo. Il testo di Gv 12,13 è l’unico che specifica di quale pianta si trattasse, come tutti sappiamo, e parla di rami di palma: questa è forse la soluzione più ovvia al suo problema. Se è vera la frase che le viene attribuita dalla stampa, che usare palme sarebbe imitare gli arabi, le ricordo che i mussulmani pongono rami di palma sulle tombe per onorare i defunti con un segno di vita e gli ebrei con palme compongono il lulav, un ramoscello che portano nella la festa delle capanne. Per i cristiani, la forma della foglia di palma, sin dalle catacombe, oltre al martirio ricorda la spina del pesce, simbolo antichissimo del Cristo. Perché l’ulivo, allora? Perché i vangeli sinottici, come Matteo, fanno scendere Gesù dalla via che da Betfage porta a Gerusalemme, lungo le pendici del Monte degli Ulivi e dicono che la gente prese rami dagli alberi. Ricchissima simbologia anche quella dell’ulivo, dalla nascita del pollone (così sono i figli dell’uomo benedetto da Dio, per il salmista), alla produzione dell’olio, materia sacramentale fra le più nobili: segno di forza, allegrezza, onore, sino alle ceneri che dai rametti rimasti si ottengono per l’inizio della Quaresima successiva.

Lei, reverendo, per transeunti vicende politiche, vuole davvero privare la sua comunità parrocchiale di tanta ricchezza? Se sì, ammiro il suo coraggio, ma temo che dovrà essere conseguente e non prendersela solo con l’ulivo.

Queste, pertanto, potrebbero essere alcune delle rubriche ad hoc, da un ipotetico Ordo Sacratissimae Paris Condicionis Secundum Modum Televisionum Diligentius Servandae In Diebus Dandis Suffragiis Consecratis:

- Non si decori la mensa con l’ulivo e si ricordi che altri fiori sono già vietati dal periodo liturgico.

- Si falcino le margherite eventualmente presenti in prati ed aiuole antistanti la chiesa. Se sul sagrato cresce una rosa, una quercia, un’edera o altra pianta simbolica, si provveda a sradicarla o a coprirla opportunamente. Molte statue raffigurano la B. Vergine o il Bambinello con una rosa in pugno: sostituire il fiore – quando possibile – con altro oggetto adatto, o almeno colorarlo con tinta non equivoca (giallo paglierino o grigio scaffale, per esempio). Anche la corona di dodici stelle dell’Immacolata evoca un’opzione politica: non basta spegnere le lucette, meglio toglierla. Nascondere in sagrestia statue d’armigeri crociati o celtici: Giovanna d’Arco, S. Giorgio, Luigi IX. Corone imperiali, regie, ducali, arciducali, comitali, eventualmente presenti, si possono lasciare in vista, come monito e reperto di collateralismi trascorsi.

- Dal testo evangelico che si legge prima della processione si tolga il riferimento all’asinello, simbolo politico già in antico. Ugualmente, non si proclami il brano del profeta Zaccaria (9,9), dal proprio della celebrazione, che ne fa la cavalcatura del messia.

- Non si scelga il “Canone Romano”, o, se motivi pastorali ne impongono l’uso, si elimini l’inizio del Communicantes: «In unione con tutta la Chiesa». Da ogni Preghiera Eucaristica si espunga la frase «per la nuova ed eterna alleanza».

- Non s’indossino i prescritti paramenti di colore rosso: siano sostituiti da piviale e pianeta in samice dorato bordati d’argento (in mancanza dei quali si può adottare il colore rosaceo). Si evitino conopei, coprileggio, tovaglie o lini sacri con ricami che riproducono spighe, garofani, margherite, rose, edere, foglie o piante di quercia, sole, libri, stelle.

- Si rada al suolo il campanile. È presente in uno o più simboli di partito o lista civica ed è di grande impatto visivo. Ugualmente, saranno da eliminare o velare secondo l’uso antico (ma non di nero o di rosso e in modo che ne sia modificata la forma), tutte le croci, da quella che sovrasta il timpano della chiesa, a quante decorano i vasi sacri: molti succedanei di un noto partito usano ancora la croce come simbolo. Quanto al cimitero, solo per ovvi motivi di praticità se ne potranno semplicemente chiudere i cancelli, invece che abbattere o coprire tutte le croci (salvo che a ciò non provvedano volontariamente le famiglie dei defunti).

- Si vegli a che le lampade votive, in chiesa, nelle cappelle e negli ambienti frequentati dai fedeli, non abbiano forma “a fiamma”. Si spenga temporaneamente la lampada del SS. Sacramento, se di colore rosso.

- Nei giorni precedenti la data delle elezioni si indica un triduo perché il Signore voglia astenersi dall’inviare la pioggia nelle ore del voto: fosse mai che poi appare un arcobaleno proprio sulla chiesa, nell’azzurro del cielo.

Caro confratello: fate questo, sembra dirci la saggezza pastorale, e non vi ergerete a padroni della fede dei fratelli, considerandoli immaturi ed incapaci di discernere. O no?

Suo in Cristo

p. paolo

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