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Francesco La Licata
L’energia pulita avvelenata dalla mafia spa
18 Febbraio 2009
La questione energetica
In Sicilia le cosche sono entrate nel business dell’eolico: energia sempre meno pulita…Da La Stampa, 18 febbraio 2009 (m.p.g.)

Anche l’energia alternativa fa gola a Cosa nostra. Con una duttilità e una preveggenza degne delle imprese più all’avanguardia, la mafia siciliana si apprestava a mettere le mani sul nuovo business dei cosiddetti parchi eolici, che in Sicilia sembra essere diventato la nuova frontiera degli affari, specialmente dopo la stretta determinata dagli scandali sulla sanità.

Un gruppo di imprenditori, mafiosi, amministratori e dipendenti pubblici è stato bloccato da una indagine della Procura distrettuale antimafia, mentre si apprestava a gestire un giro d’affari milionario imperniato sullo sfruttamento dell’energia eolica. La squadra mobile e i carabinieri di Trapani hanno eseguito otto ordini di custodia cautelari emessi dal Gip di Palermo: si tratta di un’organizzazione, adesso accusata di associazione mafiosa e di altri reati minori, che prendeva linfa dalla sinergia politico-mafiosa intrecciata intorno alle figure di Vito Martino, ex assessore ed oggi consigliere comunale di Forza Italia a Mazara del Vallo, e dell’imprenditore Melchiorre Saladino, imprenditore di Salemi indicato come molto vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro.

I due, almeno da ciò che risulta dalle indagini, sarebbero la "mente" che ha consentito una penetrazione profonda dentro l’amministrazione del grosso centro marinaro del Trapanese, anche perchè bene inseriti nel gruppo mafioso che fa capo alla "famiglia" mafiosa degli Agate, di Cuttone (suocero di Martino) e di Giuseppe Sucameli, un architetto dipendente del Comune di Mazara attualmente detenuto perchè condannato per associazione mafiosa.

L’aspetto che più preoccupa magistrati e investigatori riguarda la presenza, in questa storia di mafia, di imprenditori del Nord per nulla impressionati dai metodi - certamente lontani dalle regole richieste dal libero mercato - degli "amici" incaricati di far ottenere "il necessario" per ottenere le regolari concessioni per impiantare i parchi eolici. Così, tra gli arrestati spicca il nome del trentino Luigi Franzinelli, ex dirigente sindacale Cgil (fino al 1993) poi divenuto attivo imprenditore nel settore dell’energia, con cariche pubbliche di una certa importanza, come la Municipalizzata dei servizi energetici di Riva del Garda.

Un ruolo ancora non definito, secondo i magistrati, è quello della "Fri-El Green Power", impresa entrata nella vicenda in fase conclusiva e sospettata di aver finanziato con un contributo di 30.000 euro - senza iscrizione nel bilancio societario - la campagna elettorale di Martino, candidato alla Regione nelle ultime elezioni. In serata l’azienda ha smentito ogni coinvolgimento nella vicenda.

L’indagine risale al 2003, quando due ditte (la Enerpro e la Sud Wind srl) presentano al comune di Mazara del Vallo la richiesta per ottenere il via alla realizzazione di parchi eolici nel territorio. La tesi dell’accusa è che Saladino sia il mediatore incaricato da Cosa nostra e che la sua missione sia quella di favorire la Sud Wind, su "autorizzazione" degli Agate, di Messina Denaro. Una decisione presa addirittura in una riunione ufficiale tenutasi alla "Calcestruzzi Mazara Spa" del boss Mariano Agate. Aiutare la Sud Wind, dunque, significa danneggiare la concorrenza e allora Saladino si procura (attraverso impiegati comunali infedeli) il progetto della Enerpro in modo da adattare e migliorare il progetto dell’impresa protetta.

Di primo piano, il ruolo di Vito Martino, "Vituzzu", riconosciuto dai boss - anche da Paolo Rabito, capo di Salemi noto per il coinvolgimento nel processo Andreotti - come "quello che ci porta avanti le cose di qua, i parchi eolici". E infatti ai due, Martino e Saladino, viene promessa una tangente di 150.000 euro, pagamento metà alla stipula della convenzione comunale, il resto alla conclusione dell’affare.

Poi si decide che, invece di soldi, la tangente si paga in parte in natura: una Mercedes E 220 per Martino, ma intestata ad una società riconducibile all’imprenditore trentino Franzinelli. Ma le cose di mafia non vanno mai lisce e, per evitare contrasti, il gruppo mafioso pianifica una specie di "messa a posto" che favorisce la scomparsa delle due imprese e la nascita della "Eolica del Vallo", che sarà l’unica ad ereditare le autorizzazioni già ottenute dalla "Sud Wind". I due progetti vengono unificati. Il "copione" poi verrà ripetuto con altre imprese, sempre col sistema di trovare accordi sotterranei garantiti dai mafiosi.

Vito Martino tenterà la scalata alla Regione nelle elezioni del 2006, non ce la farà: secondo dei non eletti. Poi l’intervento della magistratura.

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