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Luca Beltrami Gadola
L’emergenza non giustifica un’Expo senza idee
5 Luglio 2011
Milano
Dopo la discutibile visita del rappresentante Bie e l’assai sospetto dibattito che ne è seguito, una reazione finalmente costruttiva su la Repubblica ed. Milano, 5 luglio 2011 (f.b.)

Vicente Gonzales Loscertales, il segretario del Bie, si è svegliato improvvisamente: è venuto a Milano a dirci non tanto e non solo che siamo in ritardo sia nell´avviare le opere sia nel risolvere il problema delle aree, ma che l’Expo sin qui proposto non va affatto bene. Perché non lo ha detto prima? Il masterplan del quale eravamo a conoscenza noi mortali è in Internet da un paio d’anni e da altrettanto tempo nel sito di Expo 2011. Non ne sapeva nulla? Siamo poco credibili noi all’estero ma anche il Bie dopo questa tardiva uscita milanese del suo segretario non ci fa una bella figura.

Allora piano piano si delinea un nuovo scenario partendo dall’affermazione del nostro bravo segretario: «La gente non fa centinaia di chilometri per vedere coltivare le melanzane». Noi pronti, e si capisce bene il perché visti i personaggi in campo, felici e festanti cogliamo al balzo l’idea di un tuffo nell’Ottocento: un’Esposizione internazionale fatta di padiglioni vieux style dove ognuno mostri le sue meraviglie. Sempre il nostro segretario tuttavia dichiara di essere "entusiasta" dell’idea guida dell’Expo milanese, "Nutrire il pianeta", ma siccome il problema della "fame" alimentare non gli pare abbastanza ampio, lo allarga alla fame di energia e al problema della sostenibilità.

Buona idea, quella di Loscertales, nuova soprattutto. E per concludere il suo pensiero lancia un messaggio a tutti i milanesi: «L’eredità dell’Expo sarà la sostenibilità. La sfida è lasciare in eredità un messaggio culturale nuovo». Aria fritta. Come disse il vecchio Bartali: «Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare!». Intanto cominciamo a mettere i puntini sulle "i". La soluzione del problema della fame nel mondo è principalmente un cambiamento delle abitudini alimentari della parte ricca dell’umanità, così come il problema dell’energia concerne il risparmio energetico e le fonti alternative. Per l’alimentazione non c’è scampo: cambiare le abitudini alimentari e pensare al cosiddetto "chilometro zero". Possiamo aspettarci che nel padiglione della Germania venga mostrata una campagna di pubblicità progresso in cui s’invitano i tedeschi a mangiare meno maiale? Gli inglesi a mangiare meno roast beef? Gli argentini a produrre meno carne, visto che è il cibo che consuma più risorse di ogni altro?

Tanto per concludere ci troviamo di fronte a un’operazione senza alcuna idea forte (e nemmeno debole), così a nessuno verrà in mente che il cibo e la sua produzione sono l’arma politica più forte per dominare il mondo. Avremo un gruppo di edifici eterogeneo che non passeranno certo alla storia dell’architettura - visto l’imperante "facciamoceli da noi" - che, di fatto, esclude i concorsi di progettazione. Ma ci sono alcune certezze. Avremo un ponte che raccorda l’area dell’Expo con l’operazione immobiliare di Cascina Merlata, dove ci sono tutti gli operatori milanesi: "il club del mattone". Avremo gli appalti affidati alla gestione di Infrastrutture Lombarde, una società della Regione nota per la preferenza ai tipi di appalto che lasciano maggior discrezionalità di scelta; non vi sarà una sola vera gara. Tutto chiuso col solito lucchetto di marca Cl. Perché? Perché siamo in ritardo. Emergenza, necessità assoluta: è nel bisogno che si riconoscono gli amici! Favoriamoli!

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