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Norma Rangeri
Le nostre città, un male comune
2 Giugno 2009
Articoli del 2009
Un commento al servizio di Michele Buono e Piero Riccardi nel programma Report. Da il manifesto, 22 giugno 2009

Mentre Silvio Berlusconi accompagna l'ennesimo annuncio del "piano casa", sbandierando «un giro di affari da 100 miliardi capace di far ripartire l'economia», eccoci davanti allo solita guastafeste di Milena Gabanelli che ci mette di fronte allo sfascio urbanistico dell'Italia.

Una puntata su il di Report (Raitre, domenica), dedicata all'abuso edilizio, in senso proprio, tecnico: la continua, progressiva, inarrestabile costruzione di palazzi. Con le città che si allargano fino a sfumare i confini l'una nell'altra, con il territorio agricolo che diminuisce ogni anno di 100 mila ettari di terreno. Pur in presenza, questo il dato di partenza che spiega poi tutti gli altri, di otto milioni di appartamenti in più rispetto alle reali necessità abitative.

Già ai tempi dell'inchiesta di Report sulla situazione di Roma, che tanto fece arrabbiare gli amministratori della capitale, avevamo potuto vedere che fine (brutta) aveva fatto il piano regolatore della città, stravolto dagli accordi di programma e dalla nascita della mega-galassia dei centri commerciali. Questa volta la panoramica si stende a tutto il territorio nazionale, ai piani regolatori ridotti a puro paravento, alla devastazione del bene pubblico (il terreno agricolo), che avanza senza freni e senza migliorare, anzi peggiorandola, la condizione di chi non riesce ad avere una casa. Le ricerche del Cresme dicono che negli ultimi anni, per la fascia di persone che guadagna 10 mila euro l'anno, l'incidenza del costo dell'affitto è salita dal 47 per cento del 2005 al 67 per cento del 2007.

Lo scempio del Bene Comune data dagli anni post-fanfaniani della Dc, quando il ministro Fiorentino Sullo fece una proposta contro la speculazione edilizia, pagando poi il prezzo dell'esclusione dal successivo governo Moro. Da allora le cose non sono cambiate, tanto che si potrebbe leggere la storia politica italiana attraverso il suo sviluppo urbano malato. Specialmente se confrontato con le politiche di contenimento e di razionalizzazione di città come Berlino o Parigi. In queste capitali succedono cose davvero singolari: per esempio si costruiscono nuove case dove già esistono strade (il traffico è in diminuzione), esattamente il contrario di quel che accade in Italia dove le amministrazioni pubbliche acquistano da privati i terreni agricoli, regolarmente sprovvisti di infrastrutture (con aumento esponenziale del traffico e dei tempi di percorrenza).

Le inchieste di Report sono firmate da Michele Buono e Piero Riccardi.

Qui potete scaricare il testo o vedere il video della trrasmissione

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