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David Barboza
Le imprese USA entrano nel settore in crescita dei centri commerciali cinesi
22 Maggio 2006
Articoli del 2005
Giganti del mattone e della finanza dilagano nei territori vergini della neo-middle-class d'oriente. International Herald Tribune, 27 luglio 2005 (f.b.)

Titolo originale: U.S. firms join China mall surge – Traduzione per Eddyburg di Fabrizio Bottini

SHANGHAI – Il Simon Property Group, uno dei più grossi promotori immobiliari del settore centri commerciali negli USA, ha dichiarato martedì di aver formato una collaborazione con la Morgan Stanley e una compagnia statale cinese per realizzare sino a 12 complessi in Cina.

Simon Property e Morgan Stanley, la banca di investimenti di Wall Street, sono le principale compagnie straniere che sperano di trarre profitto dal boom del immobiliare e commerciale cinese.

Le imprese non hanno rivelato l’entità dell’investimento negli shopping centers della Cina, che avranno tutti come anchor un negozio Wal-Mart. Ma gli analisti affermano che i vari progetti potrebbero costare sino a 700 milioni di dollari, il che farebbe di questo uno dei principali investimenti stranieri in Cina.

Questo enorme investimento arriva in un momento in cui l’economia cinese ribolle, e c’è un’ascesa dei consumi a causa del rapido sviluppo di un ceto medio nazionale e della realizzazione di grandi e moderni supermercati e centri commerciali, in particolare nelle maggiori città.

Il boom commerciale cinese è in tale stato febbrile, che nel paese stanno sorgendo i più grandi e stravaganti shopping malls del mondo, come un paio di mega-centri a Pechino o nella città industriale di Dongguan nel sud, entrambi destinati a sorpassare il record mondiale dello West Edmonton Mall, in Canada.

Decine di città in tutta la Cina hanno realizzato anche enormi insediamenti residenziali negli ultimi anni, e molti di questi quartieri, che sembrano città in miniatura, iniziano ad attirare nuovi a grossi centri commerciali.

Gli operatori stranieri, come Wal-Mart, Ikea o Carrefour, la catena francese, sono travolti dalla marea di clienti a Pechino e Shanghai. E in parte anche a causa delle regole meno rigide sulla proprietà straniera di attività commerciali di quest’anno, c’è un’espansione aggressiva da parte di numerose imprese in tutta la Cina.

Wal-Mart, ora con 47 negozi, prevede di raggiungere i 60 entro la fine dell’anno. Il primo punto vendita a Shanghai dovrebbe aprire questa settimana.

Per la Simon Property, l’investimento è la prima grande mossa nel mercato commerciale cinese in rapida crescita. Simon possiede o gestisce più di 150 malls fra USA e Europa, compreso il Mall of America, in Minnesota.

Secondo i termini dell’accordo appena firmato, la Simon Property, con base a Indianapolis, e la sezione immobiliare della Morgan Stanley, possiederanno ciascuna il 32,5% della nuova società; il partner cinese, una sussidiaria della Shenzhen International Trust & Investment, avrà il 35%. La casa madre di Shenzhen è da tempo associata ai programmi cinesi della Wal-Mart.

I tre associati affermano di prevedere circa 12 centri commerciali nella regione del delta dello Yangtze, che comprende grandi città come Shanghai, Nanchino e Hangzhou.

Il primo progetto sarà un mall su 46.000 metri quadrati di superficie commerciale a Hangzhou. Oltre a Wal-Mart come anchor, alcuni dei centri commerciali conterranno sale cinematografiche gestite dalla Warner Theaters, affiliata della Time-Warner, affermano gli associati.

CapitaLand, il gigante immobiliare con sede a Singapore, ha pure firmato di recente un accordo con la Shenzhen International Trust & Investment per costruire e gestire 21 grossi shopping malls in Cina, per la maggior parte dei quali probabilmente l’ anchor sarà ancora Wal-Mart. Complessivamente questi progetti costeranno un miliardo di dollari per la realizzazione, secondo le compagnie.

Merrill Lynch, Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno acquisito grosse proprietà immobiliari lo scorso anno, investendo ciascuna oltre 100 milioni di dollari. E gli investitori istituzionali stranieri si stanno accalcando in Cine alla ricerca di altre occasioni di insediamenti commerciali.

Nota: qui il testo originale al sito dello Herald Tribune ; dello stesso autore, un altro articolo sul tema già riportato da Eddyburg ; di qualche tempo fa, ancora su Eddyburg un articolo mio sulle strategie internazionali del gruppo Simon con particolare riguardo al caso italiano (f.b.)

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