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Pierluigi Cervellati
Le città immolate
22 Maggio 2006
Articoli del 2005
Un buon titolo e un occhiello fuorviante (“Gli urbanisti hanno privilegiato i mezzi privati”) per un articolo brillante, a proposito di un problema di civiltà. Da la Repubblica del 15 febbraio 2005. Non affannatevi sulle tecnologie e i divieti, quando in causa è l’organizzazione dell’economia e della città

Lo smog affascina e intorpidisce. Non conosciamo con esattezza la composizione chimica della melma che respiriamo al posto dell´aria. Neppure sappiamo valutare tutti gli effetti sulla salute umana. Sappiamo però da molti anni che oltre un certo limite non possiamo permetterci di respirarla. Nel 2008 il limite diventerà ancora più ristretto. Assisteremo allora a invenzioni ancor più strampalate di quelle escogitate in questi anni. Stratagemmi inutili e dannosi. Prese in giro clamorose. Dalle targhe pari nei giorni dispari alle auto scure nei giorni chiari. E viceversa. O come domenica scorsa a Bologna che fino a metà mattina ero d´obbligo star fermi (per non morire prima) e nel pomeriggio si poteva andare dove si voleva. Allo stadio c´era la partita. Se non c´è la partita c´è sempre un altro motivo per continuare a inquinare.

Sulla simbolicità dell´auto si é esercitata una schiera di poligrafi. Essa é nello stesso tempo velocità e audacia, ma anche protezione e riparo. Chiusura di uno spazio intimo e apertura, allargamento e divoramento di spazi esterni. Nelle principali potenze industriali, l´auto é una «formidabile concentrazione di capitali e masse operaie». È un´industria chiave. Assorbe capitali pubblici per ristrutturarsi, per adeguarsi. Ma né i raggruppamenti, né i licenziamenti (possono) limitare la sovrapproduzione. Gli stati inventano dei piccoli o grandi incentivi per sferzare il consumo definito "rottamazione". E le industrie diventano sempre più incalzanti. Producono modelli sfavillanti. I motori non smettono di aumentare la loro potenza.

Gli amministratori con il conforto dei tecnici, elaborano strategie tese a limitare e a incentivare contestualmente la libertà e la "modernità" insita nell´auto individuale. All´inizio, alle soglie del mito, sacrificarono pezzi interi di città. Allargarono storiche strade. Per farlo si dovette aumentare la capacità insediativa delle case che le delimitavano. I risultati furono presto fallimentari. Si fece allora ricorso a regole coercitive. Divieto di sosta. Divieto di svolta. Limite di velocità. Niente. Neppure i semafori sincronizzati riuscirono a impedire congestione, rumore, smog. Si fecero nuove strade. Tangenziali e assi attrezzati. Strade sopraelevate e/o interrate. Si esaltò il machismo (insito nel possesso dell´auto) con "assi di penetrazione". La quantità di interventi, di piani e di regole diventò così consistente da far ritenere che qualunque possessore di auto fosse in grado di organizzare il traffico motorizzato. Urbano e extraurbano. Ecco allora sindaci, al pari di automobilisti e urbanisti, che programmarono e in alcuni casi realizzarono alcuni parcheggi, interrati o di superficie, per dare definitiva e "positiva" risposta al grande problema. Ancora risultati disastrosi. La crisi aumentava giorno dopo giorno. Come la trasformazione dell´aria in melma.

Alcuni tecnici sostennero (e sostengono ancora) con fermezza la supremazia del traffico pubblico. Difficile da realizzare, ma indispensabile; se e in quanto lo spostamento di merci e persone avviene con mezzi motorizzati. Le statistiche purtroppo dimostrano il crescente abbandono degli utenti di mezzi di trasporto pubblico. La loro inadeguatezza è cronaca di tutti i giorni. Pur di sembrare ecologisti non pochi amministratori hanno tracciato - in genere con colore giallo - piste riservati alle biciclette. Riservate per modo di dire. Fra "corsie" autobussistiche e zone di parcheggio - in genere colorate di blu - e corsie di marcia per automobili, i ciclisti sotto sforzo sono costretti a respirare più "melma". La bici adesso è stata sostituita con il motorino, tranne che nei gironi di chiusura del traffico. Erano gli anni ?50, quando le Vespe o le Lambrette dettero avvio alla motorizzazione privata. In quegli anni di miseria diffusa, di poche case e per giunta in affitto, in attesa di possedere un´auto di piccola o minima cilindrata, il motorino poteva forse costituire un giusto equilibrio con i mezzi di trasporto pubblico, allora sovraffollati quanto antiquati. La crescente motorizzazione automobilistica ha rimesso in crisi la produzione dei motorini. Cicli e ricicli storici. Il possesso della seconda e terza auto - in sintonia con la proprietà della seconda e terza casa - ha rilanciato l´uso delle motociclette. Al caos dei provvedimenti si somma la crisi determinata da una sovrapproduzione che non può cessare. È palese a tutti ma lo si deve tenere nascosto. Il traffico non é un problema risolvibile con l´ingegneria dei trasporti. Autostrade e super strade, parcheggi e corsie riservate, giorni alterni e targhe palindrome, non possono fare fronte a un problema che mette in causa la nostra stessa capacità psichica e fisica. Qualsiasi provvedimento é inadatto a assorbire una mobilità formata da un numero crescente di mezzi di locomozione individuale. Il traffico è un problema urbanistico di assetto urbano e territoriale. Di mezzi di trasporto pubblico efficienti e dominanti. Soprattutto di pianificazione. E non di compromessi e inutili prese in giro.

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