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Eugenio Scalfari
Le aperture di Tremonti e gli interessi del premier
21 Marzo 2004
I tempi del cavalier B.
Su il Venerdì di Repubblica del 19 marzo 2004, una risposta di Eugenio Scalfari e un intervento di Luigi Zanda che illustrano bene la barzelletta del regime nota come “legge sul conflitto d’interessi”

Procede stancamente la discussione in Senato dei disegno di legge Frattini sul conflitto d'interessi. Per quel poco che ne ho letto su Repubblica e sul Corriere della Sera mi sembra un testo pari all'acqua calda o, come meglio diceva la felice memoria di Ernesto Rossi, all'erba trastulla. Ma vorrei il suo parere in proposito. Non sul problema perché so come lei la pensa, ma sul testo in questione. E meglio di niente? Può servire almeno a qualcosa?

VITTORIO DIFFONI

Gentile lettore, la cosa migliore e più limpida su quel testo è l'analisi che ne ha fatto !l senatore Luigi Zanda nell'intervento in Senato 9 marzo scorso. Perciò lascio a lui la parola. In altri tempi quella illustre Assemblea ne avrebbe votato l'affissione, ma oggi questa prassi è passata di moda. Questo l’intervento.

“L'articolo 1 prevede che se it titolare di una carica pubblica, diciamo per esempio il presidente del Consiglio, non è presente in Consiglio dei ministri quando si deliberano provvedimenti nel suo interesse, tutto è a posto. Anche se il Consiglio approva atti a suo favore, non c'è conflitto.

“L'articolo 2 è quello dell'incompatibilità tra la titolarità di interessi e le principali cariche pubbliche. La norma sull'incompatibilità dovrebbe essere la più chiara: o si è incompatibili o non lo si è. Ma per essere compatibili basta dimettersi dalle cariche sociali e restare “mero” proprietario. L'incompatibilità riguarda infatti solo gli amministratori. Il proprietario, che è l’unico beneficiario de gli atti compiuti in condizione di conflitto d'interessi, non è incompatibile con nulla.

“L'articolo 3 ripete il meccanismo dell'articolo 1. Definisce i casi nei quali sussiste la situazione di conflitto d'interessi. Possiamo chiamarlo l’articolo-alibi. Perché il conflitto sussista, spiega l’articolo 3, è necessario che il titolare di cariche di governo partecipi all'adozione dell'atto che lo avvantaggia. Se non partecipa non conta. Facciamo un caso concreto. Se il Consiglio dei ministri approva un disegno di legge utile ad un'azienda del capo del governo è sufficiente che lui non sia presente net momento dell'approvazione dell'atto the lo riguarda (per esempio che esca per dieci minuti dalla sala del Consiglio): a quel punto it conflitto d'interessi sparisce, non c'è più. Per essere salvi basta avere un alibi per quei dieci minuti”.

Nel finale del suo intervento il senatore Zanda si rivolge al relatore del disegno di legge Frattini, senatore Pastore, e dice cosi: “Senatore Pastore, mi permetta di chiudere con una richiesta di carattere politico. Lei condivide le recenti indicazioni del ministro Tremonti, del vicepresidente Fini e dei presidente Casini sulla necessità che maggioranza ed opposizione, superando lo spirito di parte, affrontino insieme con soluzioni quanto piùpossibile condivise le grandi questioni d'interesse nazionale a cominciare dalle regole del gioco politico e istituzionale, dalla giustizia e dalle politiche di cornice? E le chiedo anche, signor Relatore, se davanti a posizioni tanto significative di personalità eminenti del suo schieramento politico lei non ritenga giusto e opportuno iniziare ad applicare questo nuovo metodo proprio da oggi, dal conflitto di interessi”.

Temo che anche questa esortazione resterà lettera totalmente morta

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