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Carlo Olmo
Lavori in corso
17 Giugno 2006
Una proposta di Eddyburg
L’editoriale de il Giornale dell’architettura, giugno 2006. Due impegni per il governo: “la tassazione delle plusvalenze immobiliari” (riprendendo l’insegnamento di Luigi Einaudi) e “il superamento di autonomie locali oggi controproducenti”

L’insediamento d’un nuovo governo alimenta sin troppi sogni e spinte corporative. Da quasi ogni settore dell’opinione pubblica emergono suggerimenti, indicazioni richieste. Il Giornale non vuole partecipare alla costruzione di altri, interminabili elenchi, che pure i diversi settori che ne scandiscono la vita sin dalla sua fondazione potrebbero costruire. Come fa su questo numero Edoardo Salzano, il Giornale si apre a chi voglia isolare una questione sulla quale ritenga si debba concentrare l’impegno, non solo normativo o economico, di una legislatura. Lo fa nella convinzione che la complessità e l’intreccio dei problemi sul tavolo rischiano di immobilizzare il processo decisionale, e che la cultura italiana debba ritrovare in questo momento il coraggio della sfida intellettuale e di scelte nette. In questa direzione, tra le tante possibili, ci pare utile suggerire due questioni a una più ampia discussione.

La prima è la tassazione delle plusvalenze immobiliari. Luigi Einaudi, raccontando un secolo fa la parabola del quarto di acro nel centro di Chicago, ne aveva già fornito le ragioni insieme economiche e morali. Oggi, forse, il problema è anche e in primo luogo sociale. In un'Italia che ha perso il coraggio del rischio, che «vive bene» perché vive di rendite, o meglio di rendite e patrimoni, se si vuole riportare al centro della vita sociale il valore del lavoro, della sfida, persino dello stesso spirito protestante del capitalismo, questa partita è decisiva. Werner Oechslin ricorda, sempre in questo numero, la fatica dello studio e dell'apprendere, il valore del merito e della cultura come bene arduo ma universale. Quell'eremo di ricerca costituito dalla sua biblioteca di Einsiedeln bene riassume i valori oggi in gioco.

La seconda questione è il superamento di autonomie locali oggi controproducenti. Nel 1952, in occasione del convegno dell'Inu storicamente più importante, si pose, da parte dei più di 5.000 partecipanti, come problema essenziale, non solo per il corretto governo del territorio, la precisazione della funzione e dei poteri delle autonomie locali. Ridiscutendo, come si farà, di devoluzione, si colga l'occasione per una vera ridefinizione di competenze e riduzione delle burocrazie. Ancora oggi, dopo 54 anni, quell'auspicio è rimasto sostanzialmente tale; e governare, con queste istituzioni, territori che si vogliono dispersi e insieme sempre più integrati in sistemi a scale nazionali o internazionali, appare quasi voler affermare il primato dell'economia sulla società e sulla politica.

Due casi utili forse anche per un rilancio di una politica in grado di compiere scelte (e di renderle esplicite nei suoi obiettivi) nelle quali si provi almeno a tenere assieme sviluppo, funzionalità, etica e giustizia sociale. Se le scelte che si faranno saranno connotate (e praticate) con questa tensione, forse anche la partecipazione dei cittadini alla vita politica tornerà a essere meno stanca e casuale. Salvaguardando le diversità delle opinioni, anzi facendone un valore; in un confronto esplicito e trasparente sugli obiettivi sociali e non solo economici di politiche che comunque - su un ponte come su un piano paesistico - hanno impliciti interessi, attori sociali e, spesso, valori differenti.

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