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Giorgio Ragazzi
L'autobrennero, una concessione generosa
20 Giugno 2010
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Un decreto riassegna la concessione dell'autostrada del Brennero. Ennesima occasione per lucrare una rendita. Lavoce.info, 18 giugno 2010 (m.b.)

Nell’aprile 2014 scadrà la concessione dell’autostrada del Brennero. È la prima scadenza di un’importante concessione autostradale ed è quindi un’occasione rilevante per prefigurare la politica che verrà seguita quando, nei prossimi anni, ne arriveranno al termine altre importanti.

UN ARTICOLO DELLA MANOVRA PER LE CONCESSIONI. Il decreto sulla “manovra” (Dl 78/2010) dedica all’argomento un intero articolo, il 47. Viene modificato il comma 2bis del Dl 59/08 (1) e si stabilisce quanto segue: 1) l’Anas pubblicherà un bando di gara per l’affidamento della concessione entro settembre; 2) il bando dovrà indicare il valore della concessione e le modalità di pagamento; 3) il subentrante dovrà continuare gli accantonamenti al “fondo ferrovia”.

Non si capisce quale modello di gara abbia in mente il nostro “legislatore”. Trattandosi di una infrastruttura “matura”, che non necessita di investimenti tranne quelli di manutenzione, le variabili in gioco sono tre: durata della concessione, livello del pedaggio (e regole della sua variazione nel tempo) e prezzo della concessione.

Normalmente, uno Stato fissa pedaggio e durata e assegna poi la concessione a chi offre il prezzo più elevato. Se invece si prefissa il prezzo, come sembra si voglia fare secondo il decreto, ci chiediamo: si assegnerà la concessione a chi si accontenta della durata minore (fissato il pedaggio) o a chi richiede il pedaggio minore (fissata la durata)?

Avendo lasciato indefiniti questi aspetti, forse era meglio che il decreto nulla dicesse sulle modalità della gara. Anche perché poi continua stabilendo che “il bando deve prevedere un versamento annuo di 70 milioni (…) fino alla concorrenza del valore di concessione”. Frase, questa, che lascia stupefatti, in quanto prefigura che la concessione “valga” molto meno di 70 milioni l’anno. Ma l’autostrada genera già oggi un margine operativo lordo (Mol) di circa 140 milioni l’anno. Per fare un esempio, se la concessione venisse assegnata per 1.400 milioni, pagando 70 milioni l’anno, il concessionario terminerebbe il pagamento dopo venti anni. Ma, essendo il Mol 140 milioni, ogni anno resterebbe al concessionario un profitto lordo di circa 70 milioni, che giustificherebbe un prezzo doppio per la concessione.

PERCHÉ RIASSEGNARLA? Si pone poi una domanda di fondo: è utile e opportuno riassegnare la concessione? Trattandosi di un’infrastruttura matura, il nuovo concessionario avrebbe solo due compiti, relativamente semplici: esazione dei pedaggi e manutenzione. Lo Stato, tramite l’Anas, potrebbe facilmente appaltare ciascuno dei due ruoli a imprese private (e la concorrenza qui sarebbe forte per la pluralità di potenziali concorrenti) e incamerarsi tutto il ricavo netto dell’autostrada, devolvendolo magari all’Anas. Si eviterebbero così i costi, le incertezze e le insidie di gare per concessioni di lunga durata e si eliminerebbero i gravosi costi amministrativi, inclusi pletorici consigli di amministrazione, di società che hanno per solo oggetto la gestione di un tratto d’autostrada.

Esempi di “unbundling” per infrastrutture mature vi sono già, ad esempio in Spagna, con risultati molto positivi. Perché lasciare quote consistenti di profitto a concessionari che nulla investono (se il pagamento della concessione è dilazionato nel tempo), nulla rischiano e ben poco hanno da fare? Anche nel caso che lo Stato decidesse di farsi pagare in anticipo l’intero prezzo della concessione, per “far cassa” subito, lo stesso obiettivo potrebbe facilmente essere ottenuto con anticipazioni finanziare a fronte degli incassi futuri, a costi assai inferiori a quelli richiesti da concessionari privati. Ricordiamo che gli azionisti della “Autostrada del Brennero spa” investirono negli anni Settanta meno di 3 miliardi di lire, e si ritrovano ora una società che ha in cassa circa 600 milioni di liquidità e titoli: davvero un ottimo investimento.

Un ultimo commento sul “fondo ferrovia”, nel quale la Autobrennero spa ha accumulato circa 400 milioni, in esenzione d’imposta. Resta ancora irrisolta la domanda che avevo posto in un precedente articolo (LaVoce, 6 giugno 2009) : la titolarità di questo fondo, per ora inutilizzato, passerà allo Stato alla scadenza della concessione o resterà nella disponibilità della società?

(1) Comma che peraltro non esiste nel testo convertito in legge pubblicato sul sito del Parlamento.

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