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Massimo Paoli
L'assalto del cemento: così fan tutti
4 Gennaio 2010
Articoli del 2010
Le cause degli allagamenti in Toscana non sono solo “naturali”. Su Il Tirreno, 2 gennaio 2010 (m.p.g.)

Alla fine la natura avrà anche fatto la sua parte nel determinare il disastro del Serchio e i conseguenti allagamenti.

Ma credo sia evidente a tutti che il tema vero posto dalle pressioni naturali di questi giorni sia il sostanziale abbandono della manutenzione dei suoli e delle infrastrutture idrogeologiche (fiumi, laghi ecc.). Non è sinceramente accettabile che un acquazzone, pur intenso e particolare (in ogni caso non di certo un “Katrina”), non appena duri più di un paio di giorni faccia cadere argini, allaghi aree industriali con centinaia di milioni di euro di danni, rovini la vita a centinaia di persone.

Stavo per dire, nel 2009 non è accettabile, ma ormai siamo nel 2010 e allora lo è anche meno.

Diciamo la verità l’unica politica veramente bipartizan di questo paese è sempre stata solo quella che riguarda la cementificazione dei suoli e dei territori, l’abbandono, i condoni e le altre amenità che accompagnano la devastazione dei suoi assetti idro-geologici. Non voglio dire che i comportamenti tenuti sono tutti uguali, a livello nazionale il centro destra è largamente in vantaggio nel virtuale “premio Attila” che potremmo assegnare. Ma a livello locale, pur non condividendo certi estremismi “verdi”, si deve ammettere che anche la Toscana, se mai lo è stata, oggi non è più per niente “felix”.

Ovviamente viene da pensare a cosa diavolo ci stanno a fare le autorità preposte al controllo e alla manutenzione idro-geologici e tra queste spiccano per incomprensibilità del mandato, o meglio, per incomprensibilità dell’interpretazione di tale mandato, i consorzi di bonifica che riscuotono una sempre più discussa e discutibile tassazione mirata alla conduzione idro-geo-dinamica dei suoli.

Ce la potremmo cavare dicendo, come in molte-troppe altre occasioni, che in realtà mancano le risorse, ma se penso a quell’argine del Serchio venuto giù come se fosse di burro e se ricordo che solo poche settimane or sono si è cominciato a prospettare la messa in sicurezza idro-geologica della città di Pisa e dei comuni confinanti decidendo finalmente di avviare il progetto di riassetto dello scolmatore dell’Arno, che da qualche decennio ha la sua foce completamente interrata, mi viene da pensare più semplicemente che la manutenzione del territorio non porta voti e perciò “merita” disattenzione.

Ma non si può nemmeno crocifiggere solo la classe politica, perché questo è un tipico tema di cultura democratica generale. Quando si parla di attenzione alle problematiche degli equilibri idro-geologici dei suoli, i cittadini normali, la cosiddetta società civile che fine fa? Non posso dimenticare i “dollari agli occhi” dei mille piccoli proprietari pronti ad allargare le loro casette del fatidico 20% in più (anche se in territori delicati), non posso dimenticare la spinta costante che deriva dagli abusi, non di pochi, non di alcuni reietti, ma abusi di massa che cementificano i corsi d’acqua, che disboscano, che trasformano annessi agricoli in casali dai cubaggi spaventosi, che sconfinano nelle aree di esondazione, che mettono a rischio di frana intere colline.

No, non è soltanto la classe politica ad essere sotto accusa in questi momenti, lo siamo tutti. Un “tutti”, però, che per una volta non deve e non può trasformarsi in “allora nessuno”. Ci vuole una nuova consapevolezza ambientale. Dobbiamo farci entrare nel DNA culturale un principio, semplice quanto rivoluzionario, l’economia insostenibile ci porta all’insostenibilità dell’economia, dobbiamo abolire i modelli di sviluppo scellerati, distruttori delle risorse non facilmente ricostruibili proprio come gli assetti idro-geologici.

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