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L’Appia tra abusi e miserie
27 Marzo 2011
Pagine di cronaca
Mentre i privati continuano ad abusare del bene pubblico, il Ministero non è in grado di acquisire aree e monumenti preziosissimi. Da la Repubblica, ed. Roma e il Venerdì, 25 e 26 marzo 2011 (m.p.g.)

Gazebo e piscine tra i resti romani sfregi continui nel cuore dell´Appia antica

Carlo Alberto Bucci, la repubblica, ed. Roma, 26 marzo 2011

«Mi dispiace, la signora è partita e io non posso aprirle». Clic. Così la domestica ha riattaccato la cornetta del citofono e lasciato fuori dal cancello di via Appia antica l’inviata della Soprintendenza. Rimasto senza risposta il fax spedito due giorni prima a Maria Cecilia Fiorucci, appartenente alla celebre azienda alimentare, giovedì scorso la funzionaria statale ha bussato alla porta per verificare «lo smontaggio e gli eventuali danni» arrecati dalla tensostruttura installata per un affollato ricevimento serale. Si tratta di un gazebo montato senza la prevista autorizzazione, proprio a ridosso del sito archeologico della villa dei Quintili. E sul terreno privato dove si trovano i resti del Circo della villa d’età adrianea.

Ma che male può fare un gazebo alle vestigia romane dei Quintili? D’altro canto, più dell’85 per cento del parco regionale è in mano ai privati, che hanno pure il diritto di organizzare feste all´aperto. «Certo, ma devono rispettare le regole edilizie, anche per le strutture temporanee» precisa Rita Paris, l’archeologa responsabile della tutela sull’Appia. «In questo caso - sottolinea - non ci hanno inoltrato la richiesta di autorizzazione e, ora che chiediamo di andare a verificare gli eventuali danni dei pali nel terreno, neanche ci fanno entrare. Ho spedito una nuova richiesta di sopralluogo, ma intanto gli operai stanno finendo di smontare la tendopoli: e sì che noi avremmo dovuto seguire anche il montaggio».

Cade dalle nuvole Maria Cecilia Fiorucci: «Se ho una colpa, è quella di non aver fatto richiesta di autorizzazione. Ma, visto che siamo confinanti, pensavo che la Paris potesse facilmente vedere che ciò che abbiamo fatto montare per la festa del mio matrimonio è una struttura sospesa sul prato, senza pali nel terreno. Mi chiedo perché la Soprintendenza perda tempo a tormentare i privati invece di pensare di vegliare sui monumenti lungo la strada, che se non fosse per noi che controlliamo verrebbero spogliati dai marmi ogni notte, e alle feste, continue, che vengono allestite nelle ville date in affitto. Questa è casa mia da 40 anni, mi chiamo Cecilia in nome della Metella, e non ho commesso nulla di male».

Non si tratta solo del gazebo per una festa, sostiene la Paris, che parla «di un corposo fascicolo "Fiorucci" di contestazioni fatte alla proprietà dal momento che ha trasformato il casaletto agricolo anni Trenta in sfarzosa residenza privata». In ballo c’è anche la piscina «su cui pende dal 2003 una denuncia alla procura, firmata dall’allora soprintendete La Regina, per abuso edilizio». E sull’Appia, zona sottoposta a decine di vincoli in base ai quali non si dovrebbe costruire più nulla, oltre agli edifici illegali sono molte le piscine, in case private e circoli sportive, che attendono di essere demolite perché abusive.

«Le norme, che qualcuno oltre a noi sarebbe ora si decidesse a far rispettare, vietano che si accendano falò e che si facciano fuochi d’artificio» racconta l´archeologa. «Sono un pericolo d´incendio per il parco, che è invece continuamente vittima dell’inquinamento acustico e luminoso causato dalle centinaia di ricevimenti che si tengono nelle ville private». Per non parlare dello smog delle auto, visto che il parco è attraversato ogni giorno da un fiume di macchine (2000 l’ora, nelle ore di punta). Tanto che due anni fa l’ex presidente del parco, La Regina, e l’ex assessore alla Cultura, Croppi, avevano lanciato l’idea di una ztl con accesso solo per residenti e visitatori. «Parliamone eccome - insiste la Paris - . Il ministero dei Beni culturali, la Regione e il Comune si devono prendere, tutti insieme, le loro responsabilità. E devono dire cosa dobbiamo fare di questa strada che dall´Ottocento, come la via Sacra nel Foro Romano, è un "monumento": il primo, straordinario "museo all’aperto" europeo. Pensate che agli inizi del secolo scorso i funzionari si lamentavano perché "sulle basole appena restaurate passano i carri e il bestiame". Cosa direbbero ora che dobbiamo assistere ogni sera al corteo di camion per il catering e di auto lussuose che scorrazzano sul selciato romano per raggiungere i ricevimenti in villa?».

I Tesori dell'appia antica: privati pronti a venderli, e lo stato non compra

Laura Larcan, il Venerdì di repubblica, 25 marzo 2011

Strano caso, quello dei monumenti antichi "privati" dell'Appia Antica. I proprietari si sono decisi a venderli, anche perché i beni risultano vincolati da almeno trent'anni, e le richieste di condonare costruzioni abusive e arredi "impropri" sono state respinte.A comprare dovrebbe essere la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma, cui spetta il diritto di prelazione. Ma nelle casse dei dirigenti archeologi non ci sono soldi e la trattativa sembra destinata ad arenarsi.

In ballo c'è il Mausoleo degli Equinozi, del I secolo a.C., chiamato così perché nei giorni degli equinozi di primavera e d'autunno il sole filtra attraverso una finestra a bocca di lupo e illumina il centro esatto della stanza. Prezzo base, 600 mila euro. L'altro è il Sepolcro di Sant'Urbano, edificio funerario d'età imperiale, considerato luogo di sepoltura del martire cristiano, che l'archeologo Rodolfo Lanciani definì "uno dei più importanti scavi di Roma". Quota di partenza, circa 500 mila euro.

"Proprio ora che i privati danno spiragli di apertura, dopo decenni di chiusure, non possiamo affrontare una trattativa" lamenta Rita Paris, dirigente della Soprintendenza, responsabile dell'Appia Antica. "Con questo tiro della cinghia inflitto alla cultura per il 2011, i pochi fondi che abbiamo li dobbiamo spendere per la manutenzione, e al momento non c'è nessuna prospettiva di incrementare il patrimonio. Ci si può solo augurare che qualche illuminato sponsor prenda a cuore questa situazione, visto che lo Stato non è in grado di farlo".

Sono quindici anni che Rita Paris conduce la sua battaglia solitaria per risollevare le sorti della Regina Viarum, quasi tutta di proprietà privata. Fondamentale, spiega, è il recupero di Sant'Urbano che svetta con la sua aula in cortina laterizia in quella che era proprietà dei fratelli Lugari, ceduta nel 1981 alla famiglia Anzalone. A far soffrire il monumento è stata la separazione dalla contigua Villa Marmenia, un gioiello d'età imperiale, che, dai Lugari, è rimbalzata per tre proprietà diverse, collezionando dagli anni 70 una sfilza di abusi edilizi mascherati da finti restauri. "Cominciando ad acquisire Sant'Urbano si potrebbe poi risolvere anche la questione della Villa in modo da ricostituire l'originario complesso" avverte Paris.

Più fortunato il Mausoleo degli Equinozi, di proprietà dei fratelli Passarelli, che nelle date degli equinozi offrono ai visitatori cibi preparati secondo la cucina antica.

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