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Piero Bevilacqua
La Tav, il PD e la sinistra
3 Ottobre 2013
Piero Bevilacqua
C' è una ragione fondamentale di opposizione alla TAV in Val di Susa, che emerge poco…>>>

C' è una ragione fondamentale di opposizione alla TAV in Val di Susa, che emerge poco…>>>

C' è una ragione fondamentale di opposizione alla TAV in Val di Susa, che emerge poco nella discussione, e ovviamente mai nelle argomentazioni dei suoi intrepidi fautori. Una ragione che si aggiunge alla sua inutilità, alla devastazione ambientale che verrebbe a provocare, alla violenza contro una intera comunità. Ciò che si dimentica di ricordare agli italiani è che tale grande opera non si cumula ad altre pur così visibilmente necessarie e vitali per il nostro paese, ma le esclude, ne costituisce una alternativa permanente e probabilmente definitiva.

Se si investono decine di miliardi di euro per realizzare qull'opera, diventerà sommamente difficile che lo stato metta a disposizione – in una fase di ristrettezze finanziarie che si annuncia assai lunga – altre risorse per un'altra “grande opera”, che appare urgentissima di primissimo ordine per l'avvenire dell'Italia: la messa in sicurezza del nostro territorio. Si tratta di due strade opposte e nettamente divaricate: o si costruisce il grande traforo e la linea Torino Lione per trasportare merci che transitano sempre meno lungo quell'asse, o si investe per arginare fiumi e torrenti, per riparare frane e abitati, per ricostruire strade, attivare o ripristinare linee ferroviarie leggere, creare scuole e ospedali nei piccoli centri. Questa “grande opera” affidata all'azione molecolare di mille piccole opere appare oggi come una via drammaticamente obbligata per alcune ragioni molto semplici da spiegare.
Come già sapevano gli ingegneri idraulici dell'800, il nostro Appennino imprime un carattere sistemico al rapporto montagna-pianura della Penisola. I vasti processi erosivi che lo segnano costantemente si riversano a valle e vanno a interessare, in maniera molecolare , ma talora violenta, i territori delle piane e delle coste. Alluvioni, frane, smottamenti che devastano sistematicamente l'Italia hanno prevalente origine da li. Perciò l'intera sicurezza del territorio nazionale dipende dal mantenimento di tale equilibrio . Ma un tempo la vasta area , tra le montagne e le pianure litoranee, era controllata dal lavoro quotidiano delle famiglie contadine. Un grande filtro proteggeva in qualche misura le aree a valle. Ora non più. E le campagne interne, i borghi, le cittadine si vanno spopolando lentamente andando a intasare le aree litoranee, dove ormai si addensa poco meno del 70% della popolazione nazionale.
Una grande minaccia incombe dunque sugli abitati, le imprese, le infrastrutture, la ricchezza nazionale, che si ammassa in un'area sempre più ristretta: alluvioni potenzialmente sempre più distruttive. Ebbene, negli ultimi tempi, si è utilmente lavorato a una nuova strategia per rompere il drammatico squilibrio economico, demografico e territoriale che segna l'Italia di oggi. Fabrizio Barca, quando era ministro, ha messo in piedi un vasto progetto per il recupero le aree interne, passato ora in eredità al ministro per la Coesione Territoriale, Carlo Trigilia. Si tratta di un piano - alla cui elaborazione collaborano tecnici, sindaci, studiosi di varia provenienza - che non si esaurisce in un qualche cantiere destinato a costruire una singola grande opera. E' un progetto, che incorpora in sé un modo diverso di protezione del territorio, affidata in minima parte al lavoro ingegneristico di riparazione, ma che punta a rigenerare antiche economie e a crearne di nuove: ad es. attraverso l'agricoltura di qualità fondata sulla biodiversità agricola, agli allevamenti avicoli, allo sfruttamento delle acque interne, alla selvicoltura di pregio, al turismo , soprattutto a quello escursionistico, alla valorizzazione dei beni archeologici e culturali dei borghi antichi. Il territorio viene protetto, il paesaggio mantenuto e ricostruito attraverso il ripristino di antiche e nuove pratiche produttive in grado di attrarre popolazione ( i nostri giovani e quelli che fuggono dai paesi dell'Africa) ridando o conservando i servizi nei piccoli centri, riempiendo di vita vasti territori oggi in via di definitivo abbandono.

Dunque, com'é evidente, si tratta di un progetto che, per visione e modo di procedere, si distacca nettamente dal modello di sviluppo economico tardo-novecentesco rappresentato dalla TAV. Non è solo una diversa concezione dell'economia, ma incarna un nuovo modo di procedere dell'azione politica, che non muove imponendo dall'alto piani di modificazione rilevanti dell'assetto ambientale, e invece si mette a servizio delle popolazioni con un rapporto di cooperazione aderente alle multiformi realtà locali. Più democrazia, maggiore partecipazione, più elevato rispetto dell'ambiente, costruzione di economie stabili, esaltazione delle culture locali messe in condizione di aprirsi e arricchirsi nel nuovo scenario cosmopolita che avanza..

Ebbene, è evidente che tra TAV e impegno per la valorizzazione delle aree interne tertium non datur. Sono due strade opposte e culturalmente inconciliabili. Ma proprio questo nodo potrebbe costituire un banco di prova per fare chiarezza all'interno del PD . E' sempre più evidente che i dirigenti favorevoli al progetto della TAV in Val di Susa nel migliore dei casi sono legati a un vecchio modello di sviluppo economico e hanno una visione autoritaria del rapporto tra stato e popolazioni. Nel peggiore, ovviamente, sono collusi e in affari con il mondo delle imprese. Come emerge di tanto in tanto, non certo per denunce che vengano dall'interno del partito, ma per l'azione della magistratura. L'arresto dell'ex presidente della Regione Umbra – interessata costruzione del Tav sotto Firenze - è solo uno dei tanti casi in cui la passione di alcuni dirigenti del PD per le grandi opere fa venire alla luce i torbidi interessi personali che la ispirano.

Ecco, dunque, un nodo strategico su cui confrontare due opposte visioni del nostro paese, che tagliano in profondità anche alcuni nodi essenziali di moralità civile. Quante realtà locali a livello partitico, oltre che nella pubblica amministrazione, verrebbero bonificate nelle loro pratiche affaristiche se vincesse una linea di opposizione alla TAV in Val di Susa? Il Pd si aprirebbe per questa via a centinaia di migliaia di giovani, che si oppongono a quell'opera. Quale attrattiva offre infatti all'immaginario giovanile la TAV? E che cosa può rappresentare il progetto di rinascita delle aree interne, che significa nuovi posti di lavoro, protezione dell'ambiente e del paesaggio, accoglienza dei disperati, una nuova dimensione di vivere e operare con spirito di cooperazione su un territorio che non replica le dinamiche caotiche e degradate delle nostre realtà urbane?Senza dire che, sperperare miliardi di euro per una singola opera significa di fatto opporsi alla protezione dei nostri habitat, militare contro la sicurezza del territorio nazionale.

La crisi, dunque, è oggi una grande occasione di pulizia intellettuale e di onestà politica. E' finita l'epoca dei minestroni elettoralistici grazie ai quali il discorso pubblico del ceto politico può essere infarcito di tutto e del suo contrario. Occorre smascherare sistematicamente chi inganna l'opinione pubblica mettendo insieme obiettivi incomponibili. E' evidente che chi caldeggia l'acquisto degli F-35 lavora per sottrarre risorse alla scuola e all'Università e non è più autorizzato a parlare di “ futuro” e dell' ”avvenire dei nostri giovani”. Cosi come chi è favorevole al nostro “impegno di pace” in Afganistan - che ci costa diverse decine di milioni di euro al mese - non può in coscienza affermare di essere favorevole al potenziamento della sanità pubblica e al pagamento di pensioni decenti per i nostri vecchi. Bisogna avere l'onestà di stare da una parte o dall'altra, Dunque, sono questi temi che potrebbero fare del congresso PD un terreno di contesa di reale respiro strategico.

Per nostra fortuna, la sinistra, in Italia, non finisce col PD. Di sicuro, la sua parte culturalmente più alta e più avanzata, più onesta, sta fuori di esso. Questa parte, com'è noto, ha trovato di recente una forma organizzata provvisoria nell'iniziativa di Rodotà e Landini, La via maestra, che mette al centro della sua azione la difesa della Costituzione e la sua piena attuazione.Il 12 ottobre, a Roma, questa organizzazione darà prova della sua forza e del suo slancio con una grande manifestazione. Contrariamente a quanto ha fatto Angelo D'Orsi, su Micromega on line il 27 settembre, io esorto a partecipare. Si tratta di un gesto politico importante. Ma le lucidissime osservazioni di D'Orsi sono tutte da meditare. Certamente, la dirigenza di Rodotà e Landini costituisce garanzia contro antichi errori, soprattutto contro il patriottismo dei piccoli partiti , contro il velleitarismo minoritario, che in passato hanno prodotto tanti danni. E la rimessa al centro della Costituzione, interpretabile come un progetto politico di società più giusta e avanzata, costituisce un forte collante, non solo ideale, per tenere insieme il multiforme e disperso arcipelago della sinistra. Ma è evidente che la manifestazione del 12 deve essere vista come un punto di partenza, altrimenti l'esperimento naufragherà, com' è successo con il movimento dei girotondi e altre consimili esperienze.

Di sicuro, La via maestra può svolgere un'importante azione di elaborazione e di influenza culturale. Quella pratica oggi abbandonata dai partiti, ormai immersi in un pragmatismo opaco e senza orizzonti. E in questa elaborazione culturale dovrebbe trovare certamente un posto centrale la questione territoriale e ambientale. Non c'è in Europa e forse nel mondo un paese storicamente così dipendente, come l'Italia, dalla salute dei suoi habitat eppure popolato da cittadini e classi dirigenti così clamorosamente dimentichi di questa drammatica originalità. La cultura ambientale e territoriale degli italiani è a livelli infimi. E oggi da noi lo studio della geografia è bandito dalle scuole! Con un'altra cultura nazionale la TAV in Val di Susa avrebbe goduto di pochi consensi. Ma non voglio certo suggerire temi a Rodotà e Landini.Al contrario credo che, perché abbia un futuro, La via maestra dovrebbe selezionare pochi obiettivi, legati all'attuazione della Costituzione, in grado di creare mobilitazione e articolazione territoriale duratura e radicata. Dovremmo imparare dai gruppi dominanti, che utilizzano le catastrofi per imporre le loro scelte come stati di necessità. Il paese subisce oggi una delle più gravi catastrofi della sua storia: milioni di persone senza lavoro. Approfittiamone per imporre una tassa di scopo e finanziare il reddito di cittadinanza. Creiamo un nuovo pilastro del welfare, attuiamo in questo modo la Costituzione, percorriamo l'unica strada che oggi potrebbe restituire in tempi brevi, a milioni di uomini e donne, ai nostri giovani, la perduta dignità del vivere.

www.amigi. org

Questo articolo è inviato contemporaneamente al manifesto
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