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Giovanni Valentini
La Super-Malpensa e il tesoro verde
11 Dicembre 2005
Articoli del 2004
L'ennesima puntata dell'inutile e irreversibile scempio ambientale su una delle aree di maggior pregio dell'Italia Settentrionale (e non solo). Da La Repubblica, martedi 3 agosto 2004. Foto mie (fb)

Malpensa – per dirla con Enrico IV - val bene una messa? Un aeroporto, cioè, vale un Parco naturale, il suo sacrificio, la sua distruzione? Per quanto importante possa essere un “hub”, un centro, un fulcro, insomma uno scalo internazionale, conta di più di un’area protetta, di un’oasi irriproducibile, del polmone verde di una regione intossicata come la Lombardia?

Con l’inizio dei lavori per la costruzione della bretella Boffalora-Malpensa, s’è riacceso il falò delle vanità e delle polemiche che arde fin dall’apertura del nuovo aeroporto nel 1998. Un rumore cupo e sinistro, come la colonna sonora di un thriller, ha accompagnato il taglio di alcuni ettari di bosco fitto e pregiato, coperto da centinaia di querce di alto fusto. E soprattutto, lo scavo di una trincea profonda più di 10 metri per una larghezza di circa 40, ha inferto una ferita profonda destinata ad attraversare il Parco del Ticino per oltre 18 chilometri. Uno sfregio del paesaggio, una frattura del territorio, impossibile da rimarginare o da ricomporre. Uno scempio per l’eternità.


Strade di accesso all'HUB Margini nord del Parco La sponda piemontese

Quei “rompiscatole” degli ambientalisti, i “soliti verdi” , sono scesi ovviamente sul piede di guerra. Anche perché all’orizzonte si profila una minaccia ancora più grossa, quella della terza pi sta che segnerebbe davvero la fine del Parco e viene considerata comunque superflua: a pochi chilometri c’è infatti l’aeroporto torinese di Caselle e in Lombardia si potrebbero utilizzare meglio quello milanese di Linate, di Orio al Serio (Bergamo) e di Montichiari (Brescia). Ma è possibile mai che questi signori non si rendano conto della necessità di ampliare lo scalo della Malpensa, di migliorare i collegamenti e i servizi? Se fosse stato per loro, non si sarebbero mai costruite strade, auto strade, ponti, porti e aeroporti ...

Già, l’esercito degli ambientalisti. Qualcuno forse se li immagina come un popolo di cavernicoli, coperti da pelli di leopardo e armati di clave o bastoni, pronti a combattere contro il progresso e la mitica civiltà, a opporsi a qualsiasi progetto, a dire sempre “no”. E invece a volte sono anche realisti e ragionevoli, spesso perseguono obiettivi praticabili, addirittura propongono soluzioni alternative. Studiano i problemi, leggono libri, scrivono relazioni e molti parlano perfino l’inglese.

La verità è che qui ci stiamo giocando un tesoro di valore inestimabile. Una miniera di verde e di aria pulita, un “serbatoio di biodiversità”, con varie specie di fauna e di flora. Un grande museo all’aperto, attraversato dal “fiume azzurro”: 96 mila ettari a cavallo tra la Lombardia e in piccola parte il Piemonte, su un fronte di 105 chilometri dal Po al lago Maggiore. In tutto, 46 Comuni e tre Province (Milano, Varese e Pavia). Se la Padania non esiste soltanto nelle fantasie di Bossi e della Lega, questo allora è il suo cuore, il suo codice genetico, la sua memoria storica.

A una quindicina di chilometri in linea d’aria da Milano, per la capitale lombarda e per il suo hinterland è davvero un miracolo che il Parco del Ticino sia ancora in piedi. Ma questo è anche uno dei più Importanti corridoi naturali di collegamento tra il nord e il sud Europa. Non per niente l’Unesco gli ha attribuito il marchio del Mab, “Man and biosphere”, uomo e biosfera, con tutti i vincoli ambientali e paesaggistici che ne conseguono. E non a caso il Wwf, il Fai e Italia Nostra sollecitano da tempo un “sistema di tutela transnazionale Italia-Svizzera”.


Il canale Villoresi a Vizzola Ticino Il canale Regina Elena sulla sponda piemontese Il ponte Turbigo-Galliate

Ora è mai possibile che tutto questo non conti o comunque conti meno della bretella per Boffalora, un borgo medioevale di 4mila anime che con tutto il rispetto è pur sempre un paesotto? È vero che la nuova arteria fungerebbe opportunamente da circonvallazione, per evitare l’attraversamento di diversi centri abitati. Ma è proprio indispensabile costruire una dozzina di svincoli in 18 chilometri, tre per ciascun paese, con uscite Nord-Centro-Sud, come se fossero delle metropoli?

La revisione del progetto è adesso l’obiettivo minimo degli ambientalisti. Ogni svincolo, infatti, è un gigantesco quadrifoglio di asfalto e cemento che sottrae un’altra fetta di terreno al Parco. Restano, però, tutti i dubbi e le riserve sulla funzionalità complessiva dell’opera, nonostante che si riconosca generalmente l’esigenza di un migliore collegamento verso sud.

Di fronte a tante resistenze, e sotto la pressione politica del governo centrale, qualche amministratore non esita ad agitare lo spettro dell’isolamento dell’aeroporto. Ma come assicura l’ esperto del Wwf, Maurizio Rivolta, “tra le comunità locali e la popolazione cresce la consapevolezza che questa arteria stradale è decisamente sovradimensionata”. Le previsioni sulla “bretella della discordia” non superano in realtà la soglia dei diecimila veicoli al giorno, cor rispondènti al 15-20% del traffico che quotidianamente dovrebbe transitare su una strada a doppia carreggiata per renderla utile più di quanto non costi alla collettività.

A tutt’oggi, in forza della Legge quadro per le Aree protette e grazie all’impegno di quei “rompiscatole” degli ambientalisti, siamo riusciti almeno a salvaguardare un decimo del territorio nazionale. Ma già nel 1920 fu un liberale come Benedetto Croce, auspicando la costituzione del Parco Nazionale d’Abruzzo, a dire che le aree protette bisognava “costituirne là dove meglio convenga”. A quasi un secolo di distanza, noi rischiamo invece di distruggerle là dove fortunatamente ancora resistono.

link: Il dossier dei Verdi lombardi su Malpensa (fb)

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