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"La sinistra immobiliare"
25 Giugno 2005
Lettere e Interventi
Sergio Brenna

I DS respingono indignati i sospetti che dietro le scalate ai templi della finanza da parte dei nuovi ricchi divenuti tali per fortunate operazioni immobiliari ci sia la loro benevola accondiscendenza, favorita dalla alleanza con la finanza "rossa" delle cooperative. Fino a prova contraria, dobbiamo dar credito alla loro buona fede.Ma c'é qualcosa di ancora più preoccupante che il sospetto di connivenza di una forza politica di sinistra con le scorribande di fortune finanziarie nate dallo sfruttamento immobiliare: sono i Comuni, oggi, indipendentemente dal loro colore politico, che, sotto la pressione di bilanci sempre più vacillanti, vedono come unica prospettiva di sopravvivenza del loro ruolo sociale il tentativo di scremare qualche contropartita dalla trattativa su nuove previsioni edificatorie, su cui in gran parte si è alimentata la bolla speculativa immobiliare.Passi che qualche economista liberista come Luigi Cappugi proponga come rimedio omeopatico di mettere in "surplus" il mercato prevedendo un metro cubo di edilizia convenzionata per ogni metro cubo aggiuntivo di nuova edilizia libera (basterebbe riattivare l'applicazione della mai abrogata Legge 865/71, per ottenere un metro cubo di edilizia convenzionata per ogni metro cubo di edilizia "già prevista" nei piani regolatori), ma ciò che più scoraggia è che quando proponi ad amministratori comunali anche più a sinistra dei Ds (verdi, rifondaroli) di chiuderla con la stagione della "negoziazione programmatica" perché é un gioco truccato dove comunque si perde, ti guardano increduli e ti fanno capire che in fondo anche per loro la questione è contrattare "qualcosa in più" (più verde, più servizi, più edilizia convenzionata), e non bisogna avere la puzza sotto il naso se questo comporta previsioni d'uso del suolo incontrollate nei loro effetti finali.Ecco, è questa corruzione del senso comune che contamina anche la sinistra che mi pare lo scandalo di cui dobbiamo indignarci e preoccuparci. Non ho da aggiungere nemmeno una parola

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