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Sandro Roggio
La sinistra e l’ambiguità sul paesaggio
21 Settembre 2009
Il paesaggio e noi
L’urgenza di uscire finalmente da una prospettiva “industrialista” dello sviluppo, e la sottaciuta riluttanza a farlo davvero. Da l’Unità, 20 settembre 2009 (f.b.)

Sorprendono le parole di Riccardo Conti e Maria Rita Lorenzetti in polemica con Settis. Il quale di sicuro interpreta soggettivamente le cose ( e ci mancherebbe che non fosse così). E non è il solo a pensarla in questo modo. Quanto alla confusione nella lettura della vicenda si vorrà convenire che è la vicenda a essere molto confusa. Non la critica di Settis. Perchè tutto si confonde quando a partire dal piano casa di Berlusconi ( quello che gli chiedevano da tutta Europa) le Regioni gli vanno appresso. E si mettono in quel solco profondo di arretratezza scavato da Berlusconi, seppure differenziandosi mediante l'etica discutibile del male minore, come ha osservato Settis. Stanno più in alto, in quel solco, ma è chiaro che senza la sparata di Berlusconi nessuna Regione avrebbe preso una iniziativa per legiferare sul tema. E infatti nessuna Regione ne aveva fatto cenno prima. Parte Berlusconi e, oplà, tutti dietro.

Le Regioni da sole hanno contrastato Berlusconi – scrivono Conti e Lorenzetti. Ma quali? La Campania? O i presidenti di Veneto e Sardegna che hanno concordato fino all'ultima riga il primo scandaloso disegno e quello successivo. Sono presenti a Palazzo Grazioli tutti e due quando la proposta è messa a punto; e in Sardegna arriva Ghedini per un incontro a Villa Certosa (in una stanza riordinata per l'occasione) dove si decidono le regole per l'isola tanto amata dal presidente. Basta dare un'occhiata al piano di Cappellacci e si capirà lo spirito che lo anima. Generalizzare sulle Regioni è quindi un po' azzardato.

Nessuno toglie il grande merito alle comunità che nel centro Italia – nelle Regioni “perle” - hanno in modo programmatico difeso il paesaggio e aggiunto bellezza al patrimonio. Ma si vorrà riconoscere che da un po' di tempo c'è qualche fondata e diffusa preoccupazione sulla tenuta di quel programma ? O sono una invenzione – per stare alla Toscana – i brutti propositi urbanistici nella Piana di Castello ( nella città grande Firenze) e attorno a Castelfalfi (piccolissimo delicato borgo agricolo nei pressi di Montaione)? I “dolci profili della Toscana” sono in pericolo pure con le norme vigenti, immaginiamoci con il “fai da te” che rosicchierà il paesaggio dappertutto e non risparmierà luoghi di pregio.

Si convincano Conti e Lorenzetti che l'idea dell'edilizia volano della ripresa economica è di destra. E che la loro affermazione va in quella direzione, seppure nella versione di sinistra che reclama “attenzione per gli edili che perdono il posto di lavoro”.

Osservo da molti anni la crescita delle case in Sardegna ( il 25% del totale sono vuote). Nel dibattito che accompagna il processo decisionale – alto il grido:“più case sulle coste” - la litania dei lavoratori dell'edilizia da tutelare si ripete costantemente. Insieme a quell'altra che il territorio non è un museo. “Una società moderna, dinamica, che chiude i beni culturali e ambientali in una illusoria teca di vetro”. Pena il loro deperimento – è la conclusione di Conti e Lorenzetti.

Una vecchia concezione, molto ambigua, estranea alla tradizione della sinistra che attraverso prestigiosi intellettuali l'ha contestata con decisione. Quella sinistra che ogni tanto compare puntualmente intralciata ( ha provato a fare cose buone Renato Soru in Sardegna, e sappiamo dove stavano i suoi avversari).

Per questo la preoccupazione sui programmi recenti delle Regioni di sinistra non solo non si dissolve, ma con l'articolo in risposta a Settis si precisa e si aggrava.

Temo che sia vero. Il brutto messaggio degli anni Ottanta è penetrato, a disorientare quelli orgogliosi della diversità di sinistra, nonostante Berlinguer, la cui intransigenza ( il richiamo all’austerità fu associato all’urbanistica nei titoli di qualche libro) è apparsa estremista pure a sinistra. Poi le cose sono andate come sappiamo e oggi temiamo soprattutto le linee accomodanti, bipartisan, molto ma molto pericolose. Io, lo dico sbrigativamente, vorrei non avere dubbi sulla diversità della sinistra.

Nota: qui l'articolo di Conti e Lorenzetti citato da Sandro Roggio, e qui un primo commento di eddyburg.it affidato al vicedirettore Maria Pia Guermandi (f.b.)

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