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Serena Righini
La sfida metropolitana: un’occasione che Milano non può perdere
31 Maggio 2013
Milano
Dal 1 gennaio 2014 dieci grandi città italiane (Roma, Torino, Milano, Bologna, Venezia, Genova, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria) ai sensi della legge 135 del 2012 diventeranno “città metropolitana” con contestuale abolizione delle rispettive Province

Dal 1 gennaio 2014 dieci grandi città italiane (Roma, Torino, Milano, Bologna, Venezia, Genova, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria) ai sensi della legge 135 del 2012 diventeranno “città metropolitana” con contestuale abolizione delle rispettive Province

Dopo la prima e timida comparsa della dicitura città metropolitana nell’ordinamento giuridico italiano (con la Legge 142 del 1990 sul riordino delle autonomie locali), ora sembra essere giunto finalmente il tempo del grande passo. I processi di internazionalizzazione economica in atto, infatti, pongono nuove e pressanti domande anche nei confronti delle politiche pubbliche, soprattutto in termini di dotazione infrastrutturale, di sostegno allo sviluppo locale, di strategie di marketing territoriale, di politiche per la riconversione della base produttiva, di miglioramento della qualità ambientale, di attenzione alle nuove emergenze sociali e di accesso ai fondi e ai finanziamenti comunitari. Senza soffermarsi ulteriormente sul ritardo con il quale il nostro Paese si è deciso ad affrontare questi temi rispetto allo scenario europeo né sull’estrema necessità di un livello di governo che sappia elaborare politiche di scala territoriale e quindi rispondere in modo efficace alle nuove sfide dell’economia globale, si ritiene utile entrare nel merito del percorso intrapreso dall’area milanese per l’istituzione dell’organismo metropolitano.

La regione urbana milanese è certamente una delle realtà territoriali italiane più complesse, nella quale la vivacità storica del proprio tessuto produttivo l’ha resa uno dei più importanti motori di sviluppo dell’economia italiana, in cui si concentrano funzioni e attività che sono alla base di processi economici di dimensione europea. Nonostante alcune ricerche abbiano attestato, a partire dalla metà degli anni Novanta, una progressiva perdita di competitività del territorio milanese rispetto ad altre aree europee dove, grazie ad accorte politiche di livello locale e metropolitano, si è saputo attrarre imprese multinazionali e aumentare il livello di competitività internazionale, Milano rimane un sistema territoriale fondamentale per il nostro Paese.

Numerosi studi (*) dimostrano come la perdita di appeal dell’area milanese sia da imputare non solo alle difficoltà, che comunque esistono, del tessuto economico, ma anche alla debolezza delle politiche pubbliche e in particolare di quelle legate alla pianificazione e all’ambiente, che ne comprometterebbero, nel medio e lungo periodo, la competitività complessiva. La mancanza di sinergia tra attori istituzionali ed economici, un sistema della mobilità (soprattutto quello relativo al trasporto pubblico) poco efficiente e bassa qualità urbana rappresentano le principali debolezze del sistema.

Investimenti volti a migliorare la connettività e la vivibilità, politiche per la riduzione dell’inquinamento e della congestione, strumenti volti a minimizzare tendenze di diffusione insediativa che compromettono le qualità ambientali, incentivi per i settori della ricerca e dell’innovazione necessitano di una regia istituzionale capace di elaborare uno scenario di sviluppo che sappia coniugare la dotazione territoriale con le dinamiche economiche e sociali. Per attuare tutto questo la città metropolitana appare, anche a Milano, il livello di governo più adatto.

In questo quadro locale però i principali nodi da sciogliere sembrano riguardare, ancora una volta, questioni di natura squisitamente amministrativa e politica. La legge di stabilità approvata nello scorso dicembre ha, di fatto, sospeso il ruolo della Conferenza Metropolitana, organo che avrebbe dovuto riunire tutti i sindaci dell’attuale territorio provinciale e deliberare lo Statuto provvisorio del nuovo ente entro il 31 ottobre 2013.

Dal prossimo 1° gennaio 2014 la Provincia di Milano verrà di fatto soppressa e il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, diventerà il Sindaco metropolitano fino all'adozione dello Statuto, lasciando senza però norme precise sull’attribuzione di competenze e sul funzionamento del nuovo ente. In un contesto come quello italiano, dove la sovrapposizione delle competenze tra diversi enti rappresenta una delle prime cause di inefficienza della pubblica amministrazione, ciò appare come un forte ostacolo a un serio processo di riforma della governance locale.

La città metropolitana rischia così di diventare solo un ulteriore livello amministrativo, dalle competenze piuttosto vaghe, che sostituirebbe l’attuale struttura provinciale.

A ciò si aggiunge l’atteggiamento ambiguo del Comune di Milano che, se da una parte ha affidato alle principali università milanesi studi e ricerche sui diversi settori, dall’altra sembra essere scarsamente in grado di esercitare un ruolo da leader nei confronti dell’hinterland, limitandosi a gestire l’intero processo in un’ottica fortemente milanocentrica, poco rispettosa delle risorse e delle potenzialità che l’area metropolitana, nel suo complesso, può offrire. Questi problemi rischiano non solo di compromettere l’intero processo di riforma istituzionale ma anche di far apparire la “questione metropolitana” come un tema distante dai cittadini e dalla loro vita quotidiana.

Eppure per l’esercizio delle funzioni attribuite obbligatoriamente al nuovo ente, tra cui la pianificazione territoriale e la mobilità, è necessaria una forte azione di coordinamento tra le amministrazioni e di coinvolgimento della cittadinanza.

E’ necessario che Milano superi le logiche localistiche ed accentratrici portate avanti finora (anche nel proprio Piano di Governo del Territorio è assente qualunque riferimento alla dimensione metropolitana) e si decida ad assumere un ruolo di coordinamento nei confronti delle amministrazioni dell’hinterland. Si tratta di elaborare una serie di politiche di natura integrata in grado di:

- indirizzare uno sviluppo del sistema insediativo che punti sulla riqualificazione delle aree dismesse, soprattutto di quelle localizzate a ridosso delle principali infrastrutture esistenti, per limitare il consumo di nuovo suolo, così da scongiurare nuovi interventi di urbanizzazione (residenziali, commerciali o terziari) che rompono la continuità del sistema degli spazi agricoli ed ambientali residui così come nuovi insediamenti a ridosso delle principali reti stradali (esistenti e in progetto) che rischiano di generare un’urbanizzazione continua e ampliamenti dei nuclei esistenti che, realizzati secondo una logica dell’addizione, non tengono conto del rispetto del limite dell’urbanizzato;

- estendere e rafforzare tutto il sistema di mobilità. L’intermodalità diventa determinante per garantire l’interscambio tra tutte le linee trasportistiche: più i diversi sistemi di trasporto saranno interconnessi, più facile e veloce sarà muoversi sul territorio. In quest’ottica il potenziamento e la riqualificazione dei nodi del trasporto pubblico dovrà essere prioritario. Le diverse modalità di trasporto esistenti (ferroviarie, automobilistiche, ciclabili e pedonali) se rafforzate e messe in rete consentiranno alle persone e alle merci di muoversi in modo più efficiente sia alla scala locale che a quella sovra locale;

- valorizzare il sistema ambientale esistente. La capacità di coniugare spazio costruito, densità, popolazione e infrastrutture con una buona dotazione di spazio aperto naturale consentirà di migliorare la qualità della vita e la vivibilità dell’intera regione urbana;

- ideare un sistema di incentivazione per sostenere il campo della ricerca e dell’innovazione, che rappresenta una potenzialità latente, non pienamente sfruttata della metropoli milanese, e che necessita di un indirizzo pubblico, capace, al contempo, di attrarre risorse economiche private e di promuove modelli virtuosi di partnership pubblico/privati, creando maggiori sinergie tra il mondo della formazione e ricerca e quello della produzione;

- promuovere un modello di sviluppo sostenibile, secondo le linee guida elaborate dagli organismi dell’Unione Europea (come la Carta di Lipsia del 2007), che dia priorità alla qualità dello spazio pubblico, all’efficienza energetica, all’innovazione, alla coesione sociale, al trasporto pubblico e al mercato del lavoro locale.

Solo in questo modo la futura città metropolitana potrà definire obiettivi di sviluppo coerenti e realistici per l’intera area urbana ed elaborare una visione di scala vasta condivisa, che sia all’altezza delle sfide internazionali alle quali Milano è chiamata a rispondere.

(*) In particolare si fa riferimento allo studio elaborato dall’OCSE, Territorial Reviews - Milan, OECD Publishing, Paris, 2006

Nota: su Eddyburg abbondano i contributi sul tema della sovracomunalità e dell'ente di governo, per individuare almeno un quadro generale basta digitare "Città Metropolitana" nella finestrella del motore di ricerca interno, in alto nella homepage (f.b.)

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