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Marco Guerzoni
La sfida della "questione territoriale"
30 Dicembre 2004
Sinistra
Liberazione ha pubblicato, il 14 dicembre 2004, un appello, sottoscritto da alcuni amministratori di Rifondazione comunista, sul quale spero si aprirà un dibattito ampio (del quale sarò lieto di pubblicare gli interventi anche in anteprima).Si tratta di temi molto concreti. Quando interverrò partirò dall’ultima frase del documento: “da una seria critica alla proposta di legge urbanistica, del governo di centro-destra, che oggi giace alla Camera”. Proposta sulla quale, per ora, l’opposizione sta cincischiando

C'è l'impressione che in questi anni - quelli di transito tra il novecento e il nuovo millennio - la "politica dei partiti" abbia abbandonato la riflessione teorica sulle dinamiche reali della società e del Paese, rinunciando alla costruzione di elaborazioni orientate a porre rimedio ai danni concreti e quotidiani del neolibersimo, e prima del capitalismo italiano. Riflessioni ed elaborazioni da incidere nell'alveo di un progetto di società e di futuro chiaro e condiviso, o come auspica Fausto Bertinotti (nell'intervista con Sansonetti su Liberazione del 7 novembre), di una nuova "ideologia".

La "questione territoriale" è, a questo proposito, emblematica, ma anche utile a ritrovare la via per una dialettica nella sinistra, da cui elaborare i contenuti di un nuovo progetto di società, e, contestualmente, di un nuovo progetto di governo, concretamente alternativo al "berlusconismo", di destra e di sinistra.

Quattro categorie

La "questione territoriale" si connota, nei suoi tratti principali, per almeno quattro categorie problematiche, intimamente legate.

La prima di queste ha a che fare con i ritmi e le forme dell'urbanizzazione in Italia: se è vero che il ritmo dell'edificazione (di alloggi, attrezzature e infrastrutture) si è oggi allentato rispetto a cinquant'anni fa, è anche vero che le forme di questa edificazione sono oggi maggiormente invasive ed energivore, allorché si concretano in ciò che nel gergo disciplinare si chiama "dispersione degli insediamenti". Si tratta di una forma di urbanizzazione a bassa densità, che si allunga in mille rivoli e acquitrini, "consumando" il suolo del vasto territorio attorno ai centri urbani storici; richiedendo ai cittadini e ai "fattori di produzione" di muoversi, di spostarsi, per raggiungere le attrezzature - di vita, di lavoro, di produzione ecc. - che, seguendo altre economie di localizzazione, rimangono necessariamente "distanti": così si sta producendo un territorio saturo di manufatti e una società vieppiù erratica. Il primo di questi "prodotti" deve far riflettere sulla compromissione, difficilmente reversibile, delle diverse funzioni (e delle diverse risorse) del territorio: quella agricola, quella "ecologicamente produttiva", quella ricreativa, quella identitaria ecc. Il secondo impatta invece, principalmente, sulla mobilità privata dei cittadini e sulle forme relazionali e comunitarie che, con questo nuovo e spontaneo assetto territoriale, si stanno producendo. Significa quindi, tra l'altro, aumento del consumo di carburanti fossili, di inquinamento, di incidentalità stradale, cioè di voci di costo collettivo nei bilanci pubblici (per ciò che riguarda la mobilità), e - per ciò che riguarda il sistema sociale - "privatizzazione" dei legami, degli scambi, della socializzazione, della comunicazione: una comunità cioè che sta prendendo il sentiero dell'isolamento tra soggetti, della rottura della "sfera pubblica" a favore di un succedaneo privato.

La seconda categoria problematica si riferisce al sistema di infrastrutture e di politiche per la mobilità e i trasporti, che nel nostro Paese sembrano non servire un "progetto" ma asservire ad uno stato di cose. Si parla infatti di "domanda di infrastrutture", come conseguenza di un fatto non governato o non governabile: spesso cioè si costruiscono insediamenti senza interrogarsi sulla portata e la scala della mobilità indotta (delle persone e delle merci); a valle di questo processo "si chiedono" infrastrutture e politiche che risolvano il problema del traffico e della mobilità: è, questo, un circuito autoalimentante per il quale nessun "progetto di futuro" è praticabile, ma si danno solo risoluzioni di emergenze, tramite il ricorso, spesso, alla via più veloce ed economica (nel breve termine): quella dell'asfalto. Da qui, da questo ritardo nella progettazione del territorio, sono nate caotiche e conflittuali infrastrutture, spesso inefficaci, che allontanano continuamente l'attenzione e gli impegni pubblici dalle politiche per la mobilità collettiva: nelle città come nei territori del Paese, il trasporto pubblico di massa è spesso la cenerentola degli investimenti.

La terza categoria di problemi ha a che fare con l'universo della fiscalità locale e del sistema tributario. L'orientamento che lo Stato ha preso da diversi lustri è quello di agganciare al territorio, alle sue dimensioni costruite e urbanizzate, una parte, progressivamente sempre più importante, del gettito degli enti locali: un sistema che doveva garantire servizi ai cittadini e alle imprese. Una condizione che poteva sembrare in equilibrio se fosse continuata nel tempo la compartecipazione sostanziale dello Stato, tramite i suoi trasferimenti, al bilancio degli enti locali; condizione che invece, come è noto, non si è verificata, per seguire gli obiettivi del decentramento, del federalismo e della riduzione delle tasse, con la conseguenza di indurre - più o meno implicitamente - gli enti locali a "costruire nuova base imponibile", con previsioni di sviluppo territoriale capaci - ma solo in modo effimero - di non ridurre il livello di servizi offerto alle comunità e alle imprese. L'impatto più evidente di questa condizione è leggibile nella disarticolazione tra costruzione del territorio e interesse pubblico: il territorio è "merce", e la sua valorizzazione monetaria è lo scopo; conflitto nel quale l'interesse pubblico rimane profondamente leso.

La quarta categoria problematica è relativa alla casa, come simbolo di uno "stato sociale" in progressivo declino, e come emblema di un sistema politico/amministrativo non più in grado di fornire prospettive esistenziali non subalterne al mercato capitalistico. Anche qui si prende atto di una condizione: che ormai i tre quarti degli italiani siano proprietari della casa in cui abitano e che, di conseguenza, la collettività debba dedicarsi esclusivamente alle emergenze e mai più a costruire un progetto organico di un futuro desiderabile. Ma il fatto è anche che la promozione della "residenzialità" sta impedendo la mobilità e la flessibilità pretesa dai nuovi paradigmi di sviluppo; sta riducendo progressivamente la possibilità di investire e consumare risorse; non ultimo, per conseguenza della mercificazione di questo diritto, la casa è sempre più un canale di rendita, capace, come si sta vedendo in questi ultimi anni, di drenare investimenti dai settori produttivi del mercato.

Politica del territorio

A partire da quest'ultima osservazione è utile annotare quanto contenuto squisitamente politico vi sia nelle questioni che afferiscono all'urbanistica e al governo del territorio; e quanti valori primari siano qui rintracciabili per contribuire a costruire una nuova idea di società, e da qui un nuovo progetto di governo.

Oggi, Rifondazione Comunista partecipa al governo di molti enti territoriali, con la prospettiva di aumentare questa presenza, fino alla sfera nazionale. Ma questa attività non sembra essere sufficientemente accompagnata dal lavoro di costruzione di una "visione" forte e condivisa circa i temi del governo del territorio; una visione capace di dare contenuto ad un progetto di società, ad una nuova "ideologia".

Sembra perciò terribilmente importante trovare uno spazio di discussione non occasionale e non autoreferenziale, all'interno di Rc e magari nell'alleanza che si prospetta nel centro-sinistra: una sorta di "forum permanente" in cui cominciare a costruire valori e progetti per il governo del territorio, a partire certamente dalle esigenze contingenti che gli amministratori si trovano ad affrontare; e a partire anche da una seria critica alla proposta di legge urbanistica, del governo di centro-destra, che oggi giace alla Camera.

Marco Guerzoni, urbanista; hanno aderito: Carla Colzi, Assessore alla Casa e LLPP del Comune di Reggio Emilia; Gino Maioli, Assessore alla Mobilità e Trasporti della Provincia di Ravenna; Andrea Mengozzi, Assessore all'Ambiente della Provincia di Ravenna; Fabio Poggioli, Assessore all'Urbanistica ed Edilizia Privata del Comune di Ravenna; Maurizio Zamboni, Assessore alla Mobilità e LLPPdel Comune di Bologna

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