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“La sconfitta al Senato: guardiamo i numeri”
22 Febbraio 2007
Lettere e Interventi
Luigi Scano

In margine (ma non tanto) alle discussioni sula caduta del governo Prodi vorrei porre in evidenza una circostanza che è stata totalmente ignorata dalla stampa d’opinione: la mozione di approvazione della relazione del Ministro degli esteri non sarebbe stata approvata dal Senato neppure se Rossi e Turigliatto avessero votato a favore, invece di uscire dall'aula.

Sulla base del vigente regolamento dal Senato ho fatto due facili conti, che vi sottopongo. La proclamazione dell'esito della votazione è stata: presenti 319, votanti 318 (il Presidente Marini, come da consuetudine, non aveva partecipato al voto, pur essendo - ineluttabilmente - presente), favorevoli 158, contrari 136, astenuti 24 (che, secondo il regolamento del Senato, si sommano ai contrari). Dei votanti non facevano parte, non avendo inserito il loro tesserino, né il senatore Rossi né il senatore Turigatto, fossero o meno fisicamente presenti in aula

Tutti ripetono che il quorum che avrebbe consentito l'approvazione della mozione era di 160 (318 diviso 2 più 1). E' un'affermazione esatta, nell'assoluta invarianza di tutti i fattori della votazione intercorsa: infatti, il quorum è stato raggiunto dalla somma dei contrari e degli astenuti (136 più 24 uguale 160), implicando la reiezione della mozione.

Se Rossi e Turigliatto avessero partecipato al voto, ed espresso voto favorevole, la situazione sarebbe stata la seguente: presenti 321, votanti 320, favorevoli 160, contrari 136, astenuti 24. In questo caso il quorum sarebbe stato di 161 voti. La mozione sarebbe stata egualmente respinta. Questo dicono i numeri, interpretati alla luce delle vigenti regole.

Se l'illustrazione di questi semplici, banali fatti, fosse stata premessa a ogni commento, come si sarebbe poi potuto scrivere chilometri di colonne di stampa di editoriali, opinioni, elzeviri, commenti, noterelle, da un lato invocando la resa dei conti definitiva tra "sinistra [centro] riformista" e "sinistra radicale" (con "soluzione finale" per quest'ultima, pare doversi immaginare, anche se non è proprio esplicitato), dall'altro lato incolpando di tutto l'alleanza tra i "poteri forti" (Confindustria, Vaticano, USA).

Mi sembra che il risultato politico dell’episodio non muti. Nei fatti (e i fatti contano) nel valutare quella mozione la maggioranza non c’è. Certo, è un voto di approvazione di una mozione (arrogantemente illustrata), e non è un voto di fiducia, ma il fatto rimane. E rimane il fatto che i due senatori dissidenti hanno fornito pretesti a chi non ha nascosto l'interesse a ridurre ai margini la "sinistra radicale". Ivi compreso il vicepremier D'Alema: si leggano le sue dichiarazioni di oggi, nelle quali parla una sinistra "comitiva di irresponsabili" (due persone formano forse una comitiva?) "che pur di non perdere la sua verginità, preferisce riconsegnare il Paese a Berlusconi".

È però un fatto anche la superficialità, e il disprezzo per i lettori, che i mass media dimostrano nell’informare in modo incompleto, parziale, e perciò stesso fazioso, i lettori. Ma questi sono ormai divenuti “clienti”, non sono più cittadini, utenti di un servizio.

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