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Claudio Serni
La retorica dello sbarramento
5 Febbraio 2009
Articoli del 2009
Uno che dice la verità, che tutti tacciono, sulla veltrusconiana legge truffa che tutti i partiti parlamentari hanno votato. Da Alleo, discovering contemeporary cultures, 5 febbraio 2009

Nei giorni scorsi è stata approvata dalla Camera dei deputati, con l’accordo di tutti, la modifica alla legge elettorale per le elezioni europee. La modifica introduce lo sbarramento del 4%. In definitiva viene sancita la possibilità di avere rappresentanti nel Parlamento europeo ai soli cittadini che voteranno per quei partiti che supereranno il 4% del totale dei voti. Detto così suona male?

Allora: quando, riferendosi alle elezioni europee, i nostri illustri politici, dagli schermi dei più importanti telegiornali e dalle pagine dei più autorevoli quotidiani italiani, ci vendono la favola che lo sbarramento è necessario perché così facendo si semplifica il sistema partitico e, lasciando intendere conseguentemente che si rafforza l’efficienza della macchina governativa, non c’è nessuno dei nostri altrettanto illustri professionisti dell’informazione che faccia notare che tale assunto può esistere e resistere nel modo delle favole o nel mondo della propaganda, ma sicuramente non ha spazio nel mondo reale o non dovrebbe averlo nel giornalismo che racconta tale mondo.

Come tutti voi sapete, o dovreste sapere, in un paese dove esistono dei giornalisti e non dei professionisti dell’informazione, che alle prossime elezioni europee non eleggeremo un governo, un fantomatico Governo dell’Europa, che appunto non esiste, ma il Parlamento europeo, che ha la sua ragione d’essere, non nel governare tutti i paesi dell’Unione europea, ma nel rappresentare i cittadini di tutti questi paesi. Allora l’anelito verso la governabilità? Quale governabilità? Le elezioni europee, lo ripetiamo, non devono garantire la stabilità di nessun governo! E quindi l’impegno dei nostri rappresentati, quasi solenne, nel ridurre la frammentazione per garantire una migliore governabilità che senso ha? Ah, dimenticavo, c’è anche l’altra nobile ragione: meno gruppi parlamentari ma più numerosi difendono meglio gli interessi dell’Italia in Europa.

Se questo è vero, lo vedremo nel prossimo parlamento dove grazie alla nostra legge avremo meno partiti. Non posso però fare a meno di notare che questa nobile ragione evidenzia una concezione della rappresentanza europea come una sorta di attività di lobbing, su questo ci sarebbe da riflettere, ma qui mi fermo. Torniamo alle ragioni meno nobili, se ci sono.

Innanzitutto però l’impegno nel mettere la soglia del 4% c’è stato, di questo va dato atto a tutti, e va anche sottolineata l’intesa istituzionale, la concordia parlamentale che tutti quanti hanno dimostrato, sono cose che fanno bene alla democrazia, almeno così ci dicono.

Detto questo, forse, le ragioni del suddetto impegno vanno ricercate in qualcosa di un po’ meno retorico, per esempio, detto brutalmente, e mi scuso con i professionisti del giornalismo di cui sopra, per diminuire i soggetti che si spartiscono la torta. Per chi non lo sapesse: la normativa vigente sul finanziamento dei partiti, così come modificata dal referendum del 1993, prevede un contributo pubblico per le spese elettorali relative alle campagne per le elezioni della Camera dei deputati, del Senato, dei Consigli regionali e del Parlamento europeo. I rimborsi sono riconosciuti, per quanto riguarda le elezioni europee, ai partiti e movimenti politici che abbiano ottenuto almeno un rappresentate eletto, il che alle prossime elezioni sarà possibile superando il 4%.

Il sistema partitico, non solo quello italiano, è un club molto esclusivo, dove è difficilissimo entrare, ma soprattutto una volta che sei uscito quelli che riescono a rimanere dentro fanno di tutto perché tu non riesca più a rientrare, finché poi non hai più le forze (leggi risorse) neanche per provarci.

È l’oligarchia, baby!

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