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Oscar Luigi Scalfaro
La Resistenza non si cancella
30 Agosto 2004
La Resistenza
Come al solito, l’ex presidente della Repubblica esprime le idee e le preoccupazioni di una parte molto grande del paese. Su l’Unità del 30 agosto 2004, in un'intervista raccolta da Daniela Amenta

ROMA

«Arrigo Boldrini sottolinea un tema vero, delicato, preoccupante. C’è una spinta in una larga fetta della maggioranza che tende al revisionismo. Questo non è ammissibile». È un appello accorato, quello di Oscar Luigi Scalfaro. Un appello al Parlamento e alle massime istituzioni del Paese per mantenere in vita la memoria della Resistenza. E per ripristinare il contributo statale a sostegno dell’Anpi che si appresta a festeggiare il sessantesimo anniversario della Liberazione. Il presidente dell’associazione dei partigiani, sulle pagine di questo giornale, ha sollevato il problema: il centrodestra ha bocciato al Senato lo stanziamento di 3 milioni di euro per le celebrazioni, e contemporaneamente votato il riconoscimento di «militare belligerante» per gli ex repubblichini di Salò.

«Due episodi a torto considerati minori, ma che hanno un forte valore simbolico e pratico, avvenuti entrambi in Parlamento - spiega Boldrini -. Ecco perché appare difficile non ipotizzare che dietro questi fatti ci sia un preciso disegno politico per farla finita per sempre con il ricordo di pagine storiche che a taluno possono risultare indigeste».

Presidente Scalfaro, Boldrini denuncia le manovre del governo Berlusconi. Sostiene che la Resistenza potrebbe essere cancellata. Come valuta l’improvvisa decurtazione dei fondi assegnati all’Anpi? Corriamo davvero il rischio di un azzeramento del 25 aprile?

Esiste, ed è vero, una spinta sotto traccia, lenta ma forte, da parte della maggioranza che cerca di cambiare la carte in tavola della nostra storia. Non tutta la maggioranza, sia chiaro. C’è, tuttavia, una fetta della coalizione di governo che tende al revisionismo. Questo non è accettabile. Soprattutto a ridosso di un anniversario importante come i sessantanni che ci apprestiamo a celebrare. Una pagina cruciale nel cammino di libertà e democrazia del Paese. Una pagina che segnò la grande resurrezione dell’Italia. Fu la fine della guerra, il ritorno della pace, il ritiro di un esercito occupante che non si era limitato ad una guerra convenzionale, ma aveva massacrato cittadini inermi, facendo scempio del concetto stesso di umanità. I valori della patria non possono, non devono essere logorati. Sarebbe uno stravolgimento imperdonabile.

Non crede che sarebbe necessario ribadire temi quali libertà e democrazia a fronte di una guerra in cui il nostro Paese è coinvolto?

Ne sono convinto, oggi più che mai perché di tratta di un momento storico particolarmente delicato. Sul piano internazionale l’Italia sta offrendo con grande sofferenza il proprio sacrificio di vite umane: militari e civili hanno già perso la vita in una guerra contro una dittatura senza dubbio sanguinaria. Ma l’adesione al conflitto non rispetta lo spirito dell’articolo 11 della nostra Costituzione che andava e va, invece, rimarcato.

Lei presiede anche l’Istituto per la storia del movimento di Liberazione in Italia. Avete in serbo delle manifestazioni per il 2005?

Il nostro progetto è partire ai primi di aprile dalla Puglia, seguendo la linea storica della Resistenza. Un percorso fatto di sangue, morti, torture, miserie ed atti eroici fino a raggiungere Milano dove esplose la Liberazione. Si tratta di un percorso sul filo della memoria e in difesa delle radici storiche del Paese. Stiamo parlando di una delle pagine più importanti della nostra vita. Faccio un appello: non mortifichiamo ciò che di grande, di straordinario e di umano è nel nostro patrimonio. Guai a non difendere il passato. Guai a spegnere i valori che ci guidano, lo spirito della libertà, la Costituzione nata dal sacrificio di molti, dal dolore di un intero popolo.

C’è un altro aspetto denunciato da Boldrini e dall’Anpi, e sottoscritto volontari per la libertà, dall’associazione degli ex deportati politici nei campi nazisti, dai perseguitati politici antifascisti. Riguarda un disegno di legge di An approvato dalla commissione Difesa del Senato che riconosce come legittimi belligeranti gli appartenenti all’esercito della sedicente repubblica sociale italiana. Fatto gravissimo, non crede?

Norme antigiuridiche non possono diventare giuridiche all’improvviso. Così come ciò che era illegittimo non può acquisire legittimità solo perché sono trascorsi molti anni. E’ vero, il tempo è passato, ma la storia non può essere ristrutturata a piacimento da un gruppo di revisori.

Presidente, che memoria conserva delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della Liberazione?

Ero Capo dello Stato e avevo accanto una commissione autorevolissima presieduta dal senatore Gerardo Agostini, e della quale faceva parte lo stesso Boldrini. Ci impegnammo con una somma rilevante perché le celebrazioni fossero degne di un anniversario così importante. Partecipai a tutte le manifestazioni e conservo ricordi emozionanti perché difendere le radici significa difendere il futuro.

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