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Vittorio Emiliani
La politica deve seguire la finanza?
20 Agosto 2005
Scritti ricevuti
Un richiamo alla necessità della sinistra di assumere di nuovo un atteggiamento chiaro nei confronti della rendita. Articolo inviato a l’Unità ma non ancora pubblicato. Qui il 20 agosto 2005

Dalla lettera di un dirigente di base dei Ds, comparsa sull’Unità il 13 agosto, tolgo, schematizzando, questo ragionamento: poiché oggi è la finanza a determinare il corso dell'economia, con la finanza un partito che aspira a governare si deve pur alleare. Ragionamento di fondo abbastanza diffuso, pericolosamente diffuso, temo, e che mi sembra l'espressione di una cultura politica sbagliata in radice. Il vecchio Pci iniziò negli anni '60 la sua lenta, troppo lenta certo, marcia verso il mercato con un discorso tuttora serio : quello della ricerca dell'alleanza coi ceti produttivi. Davvero questi ultimi non esistono più? Davvero non sono uno degli assi portanti dell'economia? Davvero la sinistra deve allearsi con gli immobiliaristi vecchi e nuovi, meglio se nuovi? L'impressione che io ho è che lo stia già facendo fin troppo. Ad esempio, la legge Lupi (Forza Italia) per l'urbanistica, approvata, per ora, dalla sola Camera, ha incontrato una opposizione decisamente blanda, specie da parte della Margherita. Eppure è una legge che porta in tutta Italia il modello-Milano dell'addio alla pianificazione in nome degli interessi generali, sostituita con accordi contrattati coi detentori di interessi immobiliari forti. Con gli immobiliaristi. Cosa uscirà in merito dalla Fabbrica prodiana? Cosa ne pensa la sinistra, a parte persone come Fabrizio Vigni, che si sono battute a viso aperto contro il progetto Lupi? Lo chiedo nel modo più tranquillo, senza prevenzioni, né aggressività di sorta. L'Italia è immobile perché è troppo immobiliare, dice Ilvo Diamanti. Con ragione.

Tornando alla finanza e alla banca, c'è finanza e finanza, c'è banca e banca. Almeno lo spero. E' possibile stare a sinistra – come dovrebbero, in teoria, la Unipol e Giovanni Consorte - ed avere rapporti tanto stretti, tanto amichevoli con gli "scalatori" alla Fiorani, alla Gnutti o alla Ricucci (esposto verso le banche per circa 800 milioni di euro)? Tanto stretti da scambiare informazioni continue con loro per una assai dubbia, a mio modesto avviso, scalata parallela? Non sto dando giudizi soltanto morali. Sto cercando di porre interrogativi di tipo politico. A differenza della signora Rosati Fazio, non penso infatti che queste persone saranno giudicate soltanto da dio. Penso che debbano essere giudicati, qui e presto, dagli organismi di controllo del mercato (e poi, eventualmente, dalla magistratura), per valutare se hanno le carte in regola, se hanno violato le regole del mercato stesso, e quali.

Per tentare una primissima conclusione, credo che il vecchio discorso - che fu di Riccardo Lombardi e di Antonio Giolitti, per esempio - di esigere che la sinistra distinguesse in modo inequivocabilmente netto fra profitto d'impresa e rendita parassitaria sia più che mai attuale e che ad esso come a quello sui ceti produttivi occorra tenersi tuttora ben saldi. Altrimenti ogni linea di demarcazione davvero si sbiadisce, altrimenti si sbanda e si finisce non si sa bene dove. Anche e soprattutto sul piano del progetto e del programma politico (che, purtroppo, tanto stenta ad emergere).

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