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“La perequazione può essere uno strumento utile”
26 Novembre 2005
Lettere e Interventi
Luca Nespolo

Buongiorno. Mi chiamo e sono un giovane neolaureato in architettura con tesi di laurea in progettazione urbanistica presso la facoltà di architettura di Firenze. Desidero innanzitutto ringraziarla per il patrimonio di riflessioni e testimonianze intelligenti che mette ogni giorno a disposizione tramite eddyburg. Ormai eddyburg è diventato per me un appuntamento quotidiano, che mi stimola e interessa a nuove opinoni e tematiche, anche per lenire l'aridità del mondo del lavoro che mi si offre dopo l'esperienza universitaria.

Le scrivo poiché vorrei sottoporle una riflessione in merito alla cosiddetta 'perequazione' urbanistica, che da qualche anno a questa parte viene spesso sbandierata quale vessillo di un urbanistica senza regole e privatizzata della quale eddyburg continua a fornirci preziosa testimonianza.

In occasione della mia tesi di laurea, che concerneva la predisposizione di un piano direttore avente come fine la realizzazione di un sistema di spazi pubblici lungo il canale Burlamacca a Viareggio, ho deciso di simulare l'applicazione di della tecnica perequativa come strumento per la realizzazione del piano. Ho pertanto dovuto valutare come detto strumento sia stato applicato in Italia negli ultimi anni e ho riscontrato come la perequazione non possa aprioristicamente definirsi pro o contro i fini più nobili dell'urbanistica, ma sia solo una tecnica, che può essere adoperata più o meno positivamente. Nel caso da me studiato ho realizzato una strategia applicativa del piano simile all'esperienza del PRG di Casalecchio di Reno di Stefano Pompei, in cui il plafond edificatorio riservato ai privati è piuttosto basso. Ebbene dai risultati ottenuti ho potuto conciliare le richieste di edificazione dei privati con le necessità di reperire aree all'uso pubblico, garantendo un progetto di città che possiede degli standard urbanistici raddoppiati rispetto a quelli obbligatori per legge. In questo modo il sistema di applicazione risulta trasparente in quanto elimina la contrattazione. Inoltre attraverso la perequazione l'amministrazione ottiene una drastica riduzione delle spese per oneri di esproprio e garantisce alla città un progetto privo di vincoli a scadenza quinquennale che può pertanto costruirsi con i tempi (lenti) di trasformazione naturale e organica di una città. Naturalmente gli svantaggi di tale tecnica consistono nella possibilità di favorire la speculazione e la proprietà privata a danno dei privati agendo opportunamente sui parametri che misurano l'edificabilità permessa.

La riflessione che vorrei farle pervenire è quella per cui forse esistono gli spazi per pensare la perequazione come uno strumento giusto e trasparente (ed in questo veramente europeo), studiandone i limiti ed i pregi. Perchè lasciare l'idea della perequazione agli speculatori, ai "Lupi" di turno, quale grimaldello per la forzatura delle legittime aspirazioni ad una città più giusta e vivibile? Non si commette l'errore strategico di regalare uno strumento potenzialmente giusto alle illuminate coalizioni bi-partisan che in questi giorni stanno seppellendo anni di conquiste urbanistiche di cui lei è un così importante testimone?

Le sarei veramente grato se un giorno potesse rispondere a queste mie riflessioni, che ora passano comunque in secondo piano a fronte delle necessarie battaglie a cui ci obbligano i nostri tristi rappresentanti in parlamento.

Distinti saluti.

25 novembre 2005

Sono d’accordo con lei: la perequazione può essere uno strumento utile. Del resto, abbiamo considerato a suo tempo un evento positivo la generalizzazione della perequazione nelle lottizzazioni convenzionate, introdotto dalla legge 765/1967. Ciò che giudico sbagliato, e profondamente distorsivo, è aggiungere edificabilità al piano urbanistico al fine di ottenere aree necessarie per usi pubblici .

Il procedimento corretto è invece: 1) decidere quale ulteriore offerta di aree edificabili è necessaria in relazione alle necessità oggettive. 2) individuare gli spazi che, entro i limiti così definiti, possono essere aggiunti a quelli già urbanizzati, tenendo conto che ogni spazio urbanizzato è sottratto al ciclo della natura, e che nessuna trasformazione deve ridurre la qualità del territorio. 3) accollare alle proprietà beneficiate dalla scelta la cessione di aree in qualità e localizzazione adeguarta. Purtroppo il più delle volte la perequazione diventa uno strumento per aumentare ingiustificatamente la quantità delle aree urbanizzabili.

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