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La nuova New York
16 Dicembre 2006
Altre città italiane
C'è un Uomo con una Visione: il sindaco Bloomberg, che promette sfracelli per la città del futuro. Rimandando a poi i particolari. The Economist, 13 dicembre 2006 (f.b.)

Titolo originale: The new New York – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Nei suoi primi tempi, New York era città che guardava avanti. La sua griglia stradale fu progettata per un milione di persone in un’epoca in cui la popolazione arrivava a malapena a centomila. Il Central Park fu pensato 150 anni fa, in un acquitrino lontanissimo dal cuore di Manhattan, che era già downtown. La sotterranea fu realizzata cent’anni fa, quando gran parte di New York era ancora campagna. Ma la città aveva perso la sua capacità di visione circa cinquant’anni fa, scivolando in un processo di declino apparentemente inarrestabile.

La prova migliore di quanto siano migliorate le cose a New York è il fatto che il sindaco è tornato ad essere un visionario rispetto al futuro. Anche se le fortune della città hanno iniziato a riprendersi sotto la mano ferma del sindaco Rudy Giuliani negli anni ‘90, fino a soli cinque anni fa – quando hanno colpito i terroristi – era facile temere il peggio per New York. Ma questa settimana Michael Bloomberg, succeduto a Giuliani immediatamente dopo gli attacchi, ha reso pubblico un piano venticinquennale di miglioramento della città. Se attuato, potrebbe avere impatti superiori a quelli dei suoi due grandi costruttori: Fiorello La Guardia, sindaco negli anni ’30 e ‘40, che coordinò grandi lavori pubblici realizzando anche gli aeroporti, e Robert Moses, dominatore dell’urbanistica a cavallo della metà del XX secolo, con la costruzione di strade, ponti, gallerie.

Secondo Bloomberg, New York compete – in particolare con Londra – per essere una delle grandi città del XXI secolo, e attirare una elite globale sempre più mobile e ricca. Il suo piano si rivolge a quelle che considera le tre sfide principali da affrontare per la transizione. Primo, prevede che la popolazione di New York, già a livelli record, cresca di circa un milione di persone entro il 2030, sino a raggiungere i nove milioni. Secondo, le infrastrutture urbane – in gran parte vecchie di oltre un secolo – cadono a pezzi, e necessitano di interventi. Terzo, la città deve diventare molto più verde.

Per trasformare New York in una “città sostenibile” Bloomberg ha fissato dieci obiettivi, che verranno verificati dal nuovo Sustainability Advisory Board composto da scienziati, studiosi, accademici, urbanisti e ambientalisti. Gli obiettivi comprendono una massiccio incremento nelle case economiche; la promessa che ogni newyorkese abiterà a dieci minuti a piedi da un parco pubblico; una modernizzazione dei trasporti pubblici, incluso prolungamento della metropolitana. Bloomberg vuole che New York abbia l’aria più pulita di qualunque grande città d’America, e ridurre le emissioni che contribuiscono al riscaldamento globale del 30% entro il 2030. Vuole rendere disponibile il 90% di fiumi, cale e baie per il tempo libero riducendo l’inquinamento dell’acqua e conservando gli spazi naturali.

Saggiamente, Bloomberg ha posticipato ad altro giorno, probabilmente in marzo, i dettagli su come verrà attuata questa sua visione. Non sarà a poco prezzo, e si dovranno reperire i fondi da qualche parte. L’influenza sulle casse federali del senatore Chuck Schumer e del deputato Charlie Rangel, ora che i Democratici dominano il Congresso, sarà d’aiuto. Lo stesso vale per una relazione più costruttiva con l’amministrazione statale, se il nuovo governatore Eliot Spitzer riuscirà a gestire Albany efficacemente come ha fatto con Wall Street. Per fortuna, le quotazioni dei titoli emessi dalla città sono migliori che mai, e gli alchimisti finanziari del municipio la scorsa settimana hanno raccolto 2 miliardi per un prolungamento della metropolitana nel West Side: un’impresa che prelude ad altri gesti creativi del genere.

Il piano si basa su cose che il sindaco Bloomberg ha già cominciato. Su gran parte della città sono state approvate varianti urbanistiche per consentire una migliore composizione di uffici (che sono di nuovo inferiori alla domanda), attività produttive e residenza. Si sono impegnati circa 4 miliardi per il completamento di una terza condotta per portare acqua in città, 1,6 miliardi costruire un assolutamente indispensabile impianto di filtraggio dell’acqua, e 13 miliardi per un intervento di modernizzazione scolastica più che mai ambizioso. Un’ex discarica, un tempo la più vasta del mondo, tra poco diventerà il parco più grande che si sia mai inaugurato in un secolo.

Migliorare il sistema di approvvigionamento energetico della città, e renderlo molto più verde, sembra di sicuro una battaglia fondamentale. Altra questione molto controversa è se, e come, introdurre una tariffa di ingresso anticongestione per le automobile, presumibilmente a partire dalla parte bassa di Manhattan. Bloomberg è un noto ammiratore della congestion charge di Londra. Dopo aver tolto il fumo dai bar della città, dovrebbe essere pronto per quella che forse è una sfida politica più impegnativa. Al momento, esita.

In generale comunque si tratta di un sindaco che ha fretta: e non soltanto perché, come corre voce, stia pensando di candidarsi alla presidenza. Il suo obiettivo è attuare la visione per la città nel modo più irreversibile possibile; perché è più che probabile, che dopo la fine del suo mandato nel 2009, la politica a New York tornerà ai vecchi e tristi orizzonti limitati.

Nota: per i veri appassionati qui la pagina web delle grandi promesse (f.b.)

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