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Concita De Gregorio
La memoria delle parole
5 Dicembre 2008
Articoli del 2008
Ma senza tensione ideale verso un progetto di società è inevitabile che la politica s’impantani nella corruzione; a destra. L’Unità, 5 dicembre 2008

Gli elettori hanno gli occhi più aperti di noi, dice Anna Finocchiaro che ha passato due ore ieri qui in redazione a discorrere di politica. Gli elettori, i cittadini, gli italiani sono più avanti rispetto tanto alle discussioni da retroscena quanto dai trabocchetti descritti dai giornali: sicuramente sono altrove, sono nelle cose e non “nella playstation” della guerra fra leader, gioco virtuale di sempre minor successo di pubblico. Gli italiani difatti scrivono e chiamano i giornali per dire che non ne possono più, che per favore chi fa opposizione provi a smettere di mandare pizzini, di reclutare gente interessata che poi si inchioda alle poltrone, di parlare al telefono con il boss locale e di negoziare affari con chi fa gli affari suoi, non i nostri.

Da giorni su questo e su altri quotidiani si affaccia il tema – esplicito – della “questione morale” anche a sinistra. Veltroni ieri ne ha parlato apertamente in un’intervista. Chi rema contro di noi si faccia avanti o sparisca, ha detto. Ha convocato a Roma Bassolino per discutere di Napoli. Aveva parlato con Cioni, giorni fa, uno dei candidati alle primarie fiorentine coinvolto nell’inchiesta su Castello. Anna Finocchiaro dice che spetterebbe «prima di tutto alla sensibilità di ciascuno fare un passo indietro quando è il momento». Un tipo di sensibilità non così diffusa. Le ragioni sono molte, i casi diversi. Questo ci preme intanto dire qui: l’Abruzzo, la Calabria, Genova, Napoli, Firenze, persino la Sardegna degli interessi immobiliari che sottotraccia segnano le vicende politiche dell’isola sono storie davvero molto diverse. In qualche caso sono lotte di potere. In qualche altro ipotesi di reato. Non si può fare di ogni erba un fascio dice Leonardo Domenici ed ha ragione. Non si deve. Bisogna usare la residua energia per esercitare la ragione e distinguere, applicarsi a conoscere e capire. È vero però che l’ultimo decennio di gestione della cosa pubblica ha favorito e “sdoganato” come minimo una promiscuità di linguaggio e d’azione, una disinvoltura nel superare il confine del moralmente lecito che farebbe impallidire i nostri padri.

Oggi che si scatena la più incredibile guerra fra Procure mai vista – Catanzaro contro Salerno, il presidente Napolitano che per la prima volta chiede gli atti delle inchieste in qualità di presidente del Consiglio superiore – proprio oggi che una vicenda dai contorni opachi mette gli uni contro gli altri i magistrati coinvolgendo i massimi nomi degli uffici giudiziari d’Italia e facendo temere davvero per l’integrità di un Potere indipendente e supremo, oggi, dunque, anche e proprio per tutto questo abbiamo deciso di dedicare la prima pagina alla memoria delle parole di un uomo che ha segnato per sempre questo paese e le nostre coscienze. Erano gli anni della P2. Il Partito comunista (oltre al Psiup e al Partito radicale) era il solo a non essere coinvolto. Berlinguer non c’è più, Licio Gelli è in piena attività. Leggete le nostre interviste ad Anna Finocchiaro e a Leonardo Domenici. Provate a pensare se siamo capaci di ritrovare quell’orgoglio, nonostante tutto. «Serve una generazione nuova», dice la senatrice. Intanto abbiamo questa. Mettiamo all’opera gli anticorpi, alternativa non c’è. Scriveteci, pubblicheremo le vostre parole.

Leggete soprattutto le parole di Ennrico Berlinguer, anche qui

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