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Pierluigi Sullo
La Grande Depressione
4 Febbraio 2010
Articoli del 2010
Carta di nuovo in edicola. Ma senza il sostegno attivo di chi difende la buona informazione sarà difficile resistere ai prossimi agguati. Il manifesto, 4 febbraio 2009

Tranquillizzo i nostri 24 lettori (citazione liceale): Carta venerdì prossimo torna in edicola, dopo il salto del numero cui è stata costretta la scorsa settimana, avendo trovato in tutta fretta una tipografia che si occupa di stampare giornali invece che di speculazioni edilizie (di questo raccontiamo i dettagli nel nuovo numero). Unico, piccolo problema: la carta su cui il giornale è stampato è leggermente più sottile, provvisoriamente, e quindi sembra più piccolo anche se il numero di pagine è quello consueto.

Bene, torniamo a fare il nostro mestiere, spintonato verso l'inutilità nel paese dei berlusconi e dei bertolaso, occupandoci di alcune questioni trascurabili. La copertina è dedicata alla Grande Depressione, che non è quella del 1929, ma quella che nel 2010 colpisce la psiche delle persone private del lavoro, costrette nella precarietà, scivolate nella povertà. Abbiamo fatto un'inchiesta su questo continente di sofferenza sommersa, e interpellato sociologi (come il francese Robert Castel) o psichiatri e psicoterapeuti (come il Peppe Dell'Acqua che ieri ha scritto in queste pagine). Quel che ne viene fuori è che l'invasione della vita da parte del lavoro, fenomeno del liberismo, provoca una tanto maggiore destabilizzazione quando il lavoro scompare. Così che aumentano a dismisura stress e depressione, atti estremi singoli o collettivi, alcolismo e suicidi. E il fatto che nei prossimi giorni si celebri l'anniversario della morte di Franco Basaglia, a Trieste, come appunto ha annunciato Dell'Acqua, cade a proposito per cercare di capire come a una tale epidemia sociale si possa mettere argine con una terapia altrettanto sociale. Nonostante il fatto che nei due rami del parlamento siano in agguato diverse proposte di legge che cercano, fin qui invano, di scardinare il fondamento della legge 180: i malati di mente sono cittadini dotati di diritti eguali a quelli di tutti gli altri. Proposte tutte di destra, tranne una, che per fortuna è stata infine ritirata, secondo la quale in sostanza questa valanga di disagio psichico provocata dalla crisi è una questione di sicurezza da trattare con il prolungamento di terapie coattive, anche in strutture private, ordinate niente di meno che da un giudice. Chi sia l'autore, poi pentito, di questo mostro lo scoprirete leggendo Carta. La sua tessera comunque è del Pd.

Non sappiamo quanto siano stati danneggiati, anche dal punto di vista psichico, i migranti che erano a Rosarno, di cui pure ci occupiamo nel redivivo Carta. Probabilmente un bel po'. Mettetevi, se ci riuscite, nei panni di persone che abbandonano famiglie e società del loro paese, che viaggiano verso nord nel modo che sappiamo (chiedere a Gheddafi), che approdano qui e scoprono di essere delinquenti per il solo fatto di esserci, che lavorano come bestie per padroni avarissimi, che fanno da bersaglio ai giovanotti della 'ndrangheta che vogliono così tenerli buoni, che infine dicono "basta" e per questo si vedono precipitare addosso tutta la forza dello Stato, fino ad allora distratto, che li afferra e li deporta, salvo lasciarli poi andare perché tanto «clandestini» non sono, questi schiavi dell'agricoltura italiana, e però non sanno dove andare, di preciso, e un paio di centinaia di loro finiscono per passare le giornate a Colle Oppio, a Roma dalle parti della mensa della Caritas, e intorno alla stazione Termini, dove si trova da dormire al coperto, più o meno. Ignorati, spaventati, defraudati di quel permesso di soggiorno per motivi umanitari che pure il ministro Maroni aveva promesso, per quelli non in regola. Voi come vi sentireste, nei loro panni? Giù di corda, immagino.

Non voglio rifare tutto il sommario del settimanale che ha trovato modo di ridiventare un oggetto fisico, di carta stampata. Era solo per dire di che inutilità ci occupiamo noialtri. Cosa che abbiamo fatto anche quando eravamo diventati solo immateriali, nel sito internet. Dove abbiamo messo, gratis, la copertina e le pagine della storia principale del numero che non abbiamo stampato, quella dei No Tav assediati da incendi dolosi notturni dei presidi, invitando a sottoscrivere per ricostruirli. A migliaia hanno «scaricato» quelle pagine, e centinaia stanno versando soldi nella bottega on line di Carta. Gente fuori moda, proprio come noi.

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