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Rossana Rossanda
La grande crisi
4 Ottobre 2008
Articoli del 2008
Che dice la sinistra di fronte a questo crack del neoliberismo pagato con i soldi di tutti? Il manifesto, 4 ottobre 2008

Che deve pensare una cittadina come me, sprovveduta di teoria e pratica economica e perseguitata da vent'anni dal coro «meno stato più mercato», quando legge che la Camera dei rappresentanti e il Senato degli Usa stanno decidendo di stanziare 700 miliardi di dollari pubblici per coprire il gigantesco buco che banche e assicurazioni private hanno fatto? Prima di tutto, che vuol dire? Che con questi 700 miliardi di dollari lo stato federale si fa carico, cioè fa carico ai contribuenti, dell'immenso buco scavato da banchieri e assicuratori senza avere nulla in cambio, soltanto perché le macerie non precipitino su tutti, tipo 1929? Oppure che in cambio mette un guinzaglio su quelle proprietà, stabilendo quel che possono o non possono continuare a fare, alla faccia della libertà di impresa, sacra fino all'altro ieri? O che addirittura le hanno nazionalizzate, nel senso che sono diventati proprietari diretti di banche e assicurazioni?

Idem per l'Europa. Negli Stati uniti il congresso aveva emesso qualche lamento e prima di votare il Senato ha imposto degli emendamenti, mentre nel vecchio continente qualcuno ha deciso in meno di 24 ore di salvare Fortis e Texia e il presidente francese, nonché attualmente della Ue, Sarkozy, doveva annunciare ieri che la Ue istituiva un fondo di 300 miliardi di euro per salvare banche e assicurazioni europee in eventuale emergenza? Senonché Angela Merkel, che di questo non era stata informata, sta lanciando alte strida: «La Germania non ci metterà un soldo», per cui allo stato dei fatti Sarkozy rinunciava ad annunciare, e domani si vedrà. Intanto, l'opposizione vuol sapere perché la Francia, che dichiara vuote le sue casse, ha salvato con soldi suoi una Texia, che è di proprietà belga e della quale non detiene che una non significante minoranza. Nelle stesse ore l'ex cervello socialista e faro della sinistra, Attali, propone che i governi facciano, e subito, senza divulgare né prima né poi le cifre sennò i cittadini si spaventano, ritirano i depositi e patatrac. Ma l'Irlanda, rinvigorita grazie ai fondi europei, concorre e compete spudoratamente garantendo al cento per cento e in ogni caso chiunque depositi nelle banche sue. Sempre nelle stesse ore, il nostro premier, simile a San Michele Arcangelo, garantisce che difenderà con la spada ogni correntista italiano e più in generale che l'Italia non sarà toccata dal cataclisma. Tremonti rincalza assicurando che tutto è sotto controllo e nel contempo la Bce informa che la crescita è sotto zero. Va a capire, povera cittadina.

Mi dessero lumi gli economisti di sinistra, quelli marxisti ma anche soltanto i keynesiani di una volta, davanti allo sconquasso del sistema liberista e dunque democratico. Perché - ha ragione Valentino Parlato - non possiamo esultare: avevamo ragione nel dire che il neoliberismo è insensato e alquanto criminale, mentre tutto precipita e come sempre saranno gli stracci a volare. Che faremmo se fossimo al governo? Che chiederemmo di fare a Prodi se non fosse stato rovesciato? Prima di tutto occorre iniettare liquidità, ci ammoniscono da tutte le parti, giacché così chiamano questa colossale espropriazione di denaro pubblico per guasti di unaminoranza di malfacenti coperti dall'ideologia generale. Nient'affatto economica ma politica, come ha scritto giovedì Ezio Mauro e figuriamoci se non siamo d'accordo. Ma cosa bisognerebbe fare subito e a medio termine, questo è il problema numero uno della sinistra. Il mio amico Mario Tronti ammonisce che essa deve essere grande e non solo esprimere i lavoratori ma «parlare ai lavoratori». Appunto. Il problema è che cosa dire. Che cosa hanno detto ieri e dicono oggi i Veltroni e i D'Alema, i Bertinotti e i Ferrero, e noi stessi? Andiamo a vedere e prendiamo il toro per le corna.

Lo dico anche a noi stessi, che non abbiamo imbrogliato nessuno, a differenza di molta stampa e siamo spesso rimproverati perché i nostri avvertimenti sono sgradevoli. Meno sgradevoli di quel che sta succedendo. Tanto per ricordare che se chiediamo dei soldi per tirare avanti, non conviene soltanto a noi, ma a un minimo di senso comune che il manifesto non sia azzittito.

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