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Rossana Rossanda
La Francia ci parla
24 Novembre 2008
Articoli del 2008
Anche in Francia non va proprio bene, per la sinistra. Ilmanifesto, 23 novembre 2008

Il congresso del Partito socialista francese, che sancisce la spaccatura a metà fra Ségolène Royal e Martine Aubry, è significativo. La stampa ha strillato che si trattava soltanto di una contesa fra persone, è stata invece una battaglia feroce fra due concezioni del partito, delle sue priorità e del suo funzionamento che non hanno più nulla in comune.

Martine Aubry, che è figlia di Jacques Delors e da sempre socialdemocratica, ha tentato di tenerlo ancorato alla questione sociale, che brucia in Francia sotto Sarkozy e più brucerà nei prossimi mesi. E su questo ha raccolto voti anche eterogenei, come quelli di Bertrand Delanoe, sindaco di Parigi e fino al congresso fra i candidati alla segreteria del partito, di Benoit Hamon della sinistra di Fabius, e qualche seguace di Dominique Strauss Kahn.

Ségolène Royal ha puntato a modificarne la natura: reclama un partito di simpatizzanti più che di militanti, raccolti attorno alla sua leadership e mirato a conquistare le presidenziali del 2012, e perciò aperto verso il centro. Bisogna riconoscerle una tenacia fuori del comune. Quando ha perduto le presidenziali (col 47%) è stata attaccata da tutti, ma non ha mollato, ha scritto un libro, s'è detta vittima degli «elefanti» del partito, ha battuto il territorio e le tv, s'è prodotta in uno one woman show in un teatro di Parigi, ha cercato aderenti specie fra i giovani e ne ha ottenuto qualche migliaio (ancora ieri si poteva votare per il segretario semplicemente regolando le quote). Io sono l'avvenire, loro, Aubry e gli altri, il passato, ha tempestato in uno sfolgorare di sorrisi, io sono il nuovo, loro il vecchio. Non ha vinto per 42 voti. L'immagine del Ps è in pezzi.

Difficile che Ségolène (già i suoi seguaci chiedono un terzo voto) faccia la seconda di Martine Aubry. La quale - segretaria di un partito dimidiato - dovrà trattare non solo con la sinistra interna, Fabius e Hamon, ma anche con quella fuori, dove si agitano diverse formazioni o ridotte al lumicino, come il Pcf, o in cerca di crescita come la Ligue communiste di Besancenot che propone anch'essa un partito nuovo, anticapitalista.

Le riflessioni che si impongono sono due. La prima è che la ex sinistra appare in Europa sempre più erosa, la società civile, per duri che siano i colpi che riceve, non produce nessun effetto Obama, dando invece spazio alla destra e al centro: in Francia Sarkozy (che ha divorato di fatto l'area del Fronte nazionale di Le Pen) e Bayrou; in Italia Berlusconi, (che ha divorato anche formalmente An) e Casini. La seconda è che la nostra critica dei partiti e della politica in genere non è riuscita a convogliare nulla di durevole e consistente e il malcontento finisce con il buttarsi a centro-destra. Le soggettività di una sinistra progressista e di classe si dibattono nella difficoltà di trovare una qualche sintesi, ma in attesa che si decidano lo spostamento dei rapporti di forze è univoco e brutale. Neanche la crisi più forte del capitalismo dopo il 1929 riesce a intaccarne l'egemonia.

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