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La farsa di Bagnoli
19 Marzo 2007
Napoli
Nei due interventi il quadro di una vicenda che riassume il declino di una città e la paralisi di un’amministrazione pubblica. Da la Repubblica, ed. Napoli, 19 marzo 2007 (m.p.g.)

Il grottesco di Bagnoli

Cesare De Seta

La querelle sulla colmata di Bagnoli assume di giorno in giorno toni sempre più grotteschi. Qui non c´è nulla di poco chiaro, a me pare tutto di una trasparente evidenza: ma gli amministratori, l´Autorità portuale, i vari responsabili ai livelli ministeriali sembrano voler fare di tutto (del tutto involontariamente) per imbrogliare le carte in un modo così parossistico da non venirne più fuori.

Una cosa risultata chiara dalle indagini scientifiche che si sono fatte sui contenuti chimici di quella "bella terrazza a mare", come ha detto pure qualcuno incline al Bello. È quella colmata un serto di veleni che per tale ragione - se una ragione ancora c´è e ancor più il semplice senso comune - essa va semplicemente rimossa e non trasferita in altro sito del golfo (quale che esso sia), perché non farebbe che riproporre gli stessi problemi ecologici che pone dove sta, cioè a Bagnoli. Se si accetta l´ipotesi del trasferimento nel golfo (malaugurata ipotesi) vuol dire che fin qui si è giocato con i soldi dell´erario come alla roulette.

La confusione che regna è resa in modo chiarissimo da una pagina che un quotidiano locale ha dedicato ai favorevoli alla rimozione e ai contrari: sono tutti uomini d´onore sa va sans dire. Ma sgomenta il fatto che sono contrari alla rimozione della colmata persone autorevolissime che hanno avuto responsabilità dirette importanti nella gestione trascorsa di Bagnolifutura. Cosa può aver indotto il vice sindaco Sabatino Santangelo, uomo saggio e prudente, che è stato presidente di Bagnolifutura a cambiare opinione? Mi pare che il sindaco Rosa Russo Iervolino ha la mano ferma e continua a sostenere quello che il buon senso (oltre che le indagini scientifiche) richiedono, cioè la rimozione.

È evidente che c´è uno scontro all´interno dei Ds e della sinistra con responsabilità di governo di cui non si capiscono le ragioni, sempre che abbia senso stare a invocare la ragione come mi ostino a fare. Da uomo della strada non riesco a capire dove possa tale scontro andare a parare. Nell´incontro di mercoledì a Roma tutte le parti in causa - locali e nazionali - decideranno speriamo per il bene della città: ma se c´è ragione nella testa di costoro (e non ne dubito) la soluzione è una sola: la rimozione e l´allontanamento dal golfo di Napoli di questa bomba inquinante. I cinquanta intellettuali e tecnici che hanno firmato un documento sui nodi irrisolti di Bagnoli dicono cose sagge: non conosco il documento nella sua integrità, ma i problemi sollevati sono importanti e meritano risposta. A cominciare dal quel porto-canale che subito denunciai come pure stupidità più che follia quando comparve alla ribalta. Tuttavia un´opinione chiara e inequivocabile mi sarei atteso da questi cinquanta volenterosi e valenti sulla questione cruciale della colmata, della sua rimozione e del suo trasferimento irrinunciabile dal golfo di Napoli.

La città sia chiamata a scegliere

Lucio Iaccarino

Eternamente sospesi tra l´utopia ambientalista e le razionalità urbanistiche, corriamo il rischio di ritardare ulteriormente la riqualificazione di Bagnoli. E prima di archiviarla, per lasciare campo aperto ai disfattisti o agli opportunisti, sarà bene mantenere alto il livello d´attenzione, e riflettere sui tratti di questa politica pubblica e trarne qualche lezione per il futuro. Mentre la società civile napoletana sembra aver sposato le ragioni dell´ambientalismo, con un quartiere ostaggio di visioni post-industriali, autorevoli figure istituzionali manifestano forti perplessità sulla necessità di rimuovere la colmata a mare. Se i piani in vigore sono espressione della razionalità dei primi pianificatori, oggi collidono con le visioni urbanistiche di quelli in carica. Ammettendo pure che rimossa la colmata non vi siano altri sedimenti sui fondali, tali da compromettere la sicurezza dei bagnanti, ulteriori rischi si nascondono dietro le faraoniche opere di bonifica, tanto invocate dalle Assise cittadine.

Nel luglio 2003, l´allora vicesindaco ebbe a dichiarare: «Non so se ci sia la necessità della bonifica dei fondali. Che un fondale dal punto di vista tecnico possa essere bonificato, non so se sia possibile. C´è un problema di rimozione della colmata. I metalli pesanti, in quanto pesanti, vanno giù nell´acqua. Se si mette mano alla rimozione della colmata, bisogna far sì che questa rimozione avvenga in un´area esterna a quella marina. Voglio dire che bisogna fare movimenti di terra sempre in area non marina, perché se si sbaglia la rimozione della colmata, i materiali in essa contenuti entrano nel circuito marino causando l´inquinamento del mare. Bonificare i fondali è una cosa difficile. Non vorrei che ci fosse qualcuno che pensi che Bagnoli debba diventare una specie di isola felice, all´interno di un mondo tutto inquinato» ("La rigenerazione", Ancora del Mediterraneo, p.162). I dubbi sui rischi d´inquinamento nelle zone marine circostanti andrebbero dissipati con la stessa urgenza assunta dalla disputa tra Darsena di Levante e Piombino.

È paradossale assistere ad una contesa istituzionale volta all´aggiudicazione di 200 mila metri cubi di materiali inquinanti. Evidentemente, la posta in gioco sono gli appalti e le somme da stanziare per l´eliminazione e il trasporto della colmata bagnolese. La Bagnoli dei ritardi si conferma, ancora una volta, come una formidabile opportunità per recuperare finanziamenti pubblici. Da questo punto di vista, per quanto riguarda gli ultimi tre lustri non si può certo dire che non sia convenuto aspettare. E le alternative non si riducono a colmata sì o colmata no, poiché anche per lasciarla lì dov´è, sarebbe necessaria una messa in sicurezza per ridurne l´impatto ambientale. Mancano, quindi, gli elementi necessari a chiarire i termini della comparazione tra la soluzione toscana e quella campana; termini che dovrebbero ruotare attorno tre variabili: la durata delle operazioni, i costi e rischi.

L´urbanistica è una politica costitutiva ma non è certo la Costituzione. Per variarla, anziché appaltare strabilianti progetti d´idee alla creatività urbanistica, basterebbe mettersi d´accordo, magari prima ascoltando più attentamente i bisogni del territorio. Se oggi si vuole cambiare rotta, occorre convenire sulle modalità di progettare il futuro di Bagnoli (in quel poco che resta di non deciso o negoziabile) e l´intelligenza delle istituzioni dovrebbe manifestarsi proprio dinanzi ai paradossi normativi che gli attuali piani sollevano. La dilatazione temporale è imputabile alla riqualificazione regolativa intrapresa dall´establishment bassoliniano il cui imperativo è stato quello di costruire delle regole sufficientemente forti da reggere dinanzi ai continui salti in avanti, oltre agli interessi sottesi a tali spinte immaginifiche. Niente più del litorale di Coroglio, infatti, per il suo spettacolare panorama mozzafiato, è in grado di risvegliare appetiti speculativi e progetti altisonanti.

Il passato di Bagnoli imponeva, tuttavia, una scelta ponderata, basata su vincoli di natura razionale, tradottisi in impegni prescrittivi, grazie alla frangia più intransigente dell´urbanistica italiana. Garante di questo disegno è stato Vezio De Lucia, guru del rispetto paesaggistico. In questo percorso sofferto di trasformazione urbana, gli abitanti del quartiere, privati della loro centrale lavorativa, dovevano essere risarciti con la forza riparatrice dei piani, capaci di privilegiare l´interesse pubblico su quello privato. Ma ben presto, a questa presa di coscienza, se ne è affiancata un´altra. Tutte le volte che il processo decisionale si è inceppato, si è ricorso ad un accordo di programma per sbloccarlo. Gli accordi si fanno per aggirare norme, per fare in fretta e per recuperare nuovi investimenti.

Così sono arrivati gli accordi per assestare la Fondazione Idis, garantendo la sua presenza sulle rive di Coroglio, fino a quando i suoi investimenti non saranno ammortizzati. Accordi per sbloccare dai veti del centrodestra nazionale la tranche dei 75 milioni di euro e completare la bonifica. Accordi per far transitare l´imponente colmata verso i lidi della Toscana. E, chissà, accordi anche per prelevare la sabbia da Castelvolturno, dissipando i potenziali attriti provenienti dal litorale domizio. Accordi e disaccordi, come è emerso dal ricorso presentato dagli ex proprietari dei suoli della dismissione per avvalersi nei confronti dell´ente pubblico espropriante, e rivendicare il proprio diritto a negoziare un indennizzo più alto. Il paradosso vuole che proprietarie fossero le industrie di Stato, per cui al cittadino è sfuggito del tutto, dove si annidasse l´interesse pubblico. Pezzi di Stato che fanno causa ad altri pezzi? A vantaggio di chi? Non sarebbe stato meglio accordarsi prima? E non dimentichiamo Coppa America, la cui collocazione bagnolese avrebbe significato il sovvertimento subitaneo del lungo e faticoso lavoro per approvare il Prg. L´unica strada per uscire dal dilemma tra pianificazione e negoziazione è la partecipazione.

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