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Gianni Ravelli
La fabbrica della bellezza
22 Aprile 2012
Milano
A un anno dalle elezioni locali, immagini di sviluppo sostenibile con l’edilizia a svolgere eventualmente il suo ruolo di contenitore e non di contenuto. Corriere della Sera Milano, 22 aprile 2012 (f.b.)

«Solo con questo spirito si esce dalla crisi». Ha ragione Carlo Guglielmi, presidente di Cosmit, nel sottolineare la volontà del settore design di «uscire dalla recessione senza chiedere l'aiuto di nessuno», lavorando per Milano e per tutto il Paese. Il risultato è stato un grandissimo Salone, in grado di attrarre migliaia di aziende e centinaia di migliaia di visitatori da tutto il mondo. La Milano di questi giorni è lontanissima dalla città statica a cui siamo abituati. Internazionale e positiva, aperta e rivolta al futuro: grazie ad aziende e progettisti, buyer e creativi, allestitori e addetti stampa, la Milano del Salone del Mobile sembra farci dimenticare la crisi economica e i suoi devastanti effetti. L'energia positiva che la percorre è la miglior risposta al pessimismo. Senza contare l'indotto legato ai visitatori: lavoro per alberghi, ristoranti e negozi in genere.

Bilancio più che positivo, che ha messo in luce un duplice aspetto: la capacità del settore di affrontare la crisi e la larghissima partecipazione di giovani progettisti e, dunque, di «futuro». Purtroppo, questo miracolo di dinamismo ha vita breve: una settimana. Ma, dato che il design è l'unico settore in cui Milano può vantare un primato internazionale, perché non puntarvi maggiormente, trasformando la città in un perenne festival della creatività? Gli effetti, sull'immagine e sull'economia milanesi, sarebbero immediati. Basterebbero poche e semplici idee, realizzabili grazie alla collaborazione fra settore pubblico e privato. A Milano esiste già una formidabile rete costituita da scuole e università, showroom e negozi, aziende e laboratori artigianali. E non dimentichiamo le fondazioni dedicate a maestri come Franco Albini, Achille Castiglioni e Vico Magistretti, i cui archivi contengono una documentazione in alcuni casi ancora inedita e ricca di sorprese. Una rete che potrebbe essere potenziata, con l'aiuto di Cosmit.

Investimenti sui giovani, con ospitalità periodiche a designer provenienti da vari Paesi, grazie all'amministrazione comunale; scambi con università straniere che facilitino il ricambio generazionale dei creativi; esposizione, in strutture comunali, musei e teatri, di pezzi prestati, a rotazione, dalle varie aziende, che, immaginiamo, sarebbero liete di far conoscere la loro produzione; arredi urbani progettati e realizzati da giovani utilizzando materiali di riciclo; convegni e seminari distribuiti nell'arco dell'anno; una giornata al mese dedicata al design. Milano potrebbe diventare una perenne vetrina, un luogo da cui chiunque si occupi di disegno industriale deve passare. Non soltanto per pochi giorni.

Il design è cambiato. Non esiste più una scuola milanese: il mondo, ora, viene a Milano per far produrre i suoi oggetti. Qui può trovare una qualità e una raffinatezza di esecuzione che non hanno uguali. Proprio questo è l'aspetto su cui puntare per il futuro. Si è sempre cercato di definire Milano in vari modi, dimenticando quella che sarebbe una definizione perfetta: fabbrica di bellezza.

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