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Vittorio Emiliani
La difesa del paesaggio in cinque mosse
16 Novembre 2007
Consumo di suolo
Oltre le emergenze e le dichiarazioni ad effetto, si affronti finalmente ed efficacemente il problema del consumo di suolo. L’Unità, 16 novembre 2007 (f.b.)

Stia attento il ministro Rutelli a prendere di petto i geometri perché il loro Collegio Nazionale poi querela per diffamazione. L’ha fatto col fotografo Oliviero Toscani e l’ha fatto col sottoscritto e col direttore del Tirreno, Bruno Manfellotto. Siamo stati tutti assolti, addirittura in istruttoria, da giudici i quali, per fortuna, hanno ritenuto tuttora prevalente il diritto alla libertà di espressione sancito dall’articolo 21 della Costituzione.

Francesco Rutelli, attaccando Villettopoli e quella che viene definita « architettura geometrile», ha voluto in realtà porre sotto accusa un sistema di sviluppo edilizio diffuso, di qualità mediocrissima, che sta consumando, anzi divorando il paesaggio italiano più bello e integro, dovunque. Allora però il ministro per il Beni e le Attività culturali (visto che il ministro per la Tutela dell’Ambiente a questi problemi sembra poco interessato: batti un colpo, se ci sei, Pecoraro Scanio!) dovrebbe fornire alcune rassicurazioni di fondo. Lui e il governo di cui fa parte.

1) il Codice per il Paesaggio, di cui si occupa la commissione Settis, non allenti, ma semmai stringa, le maglie della co-pianificazione Stato-Regioni rendendo i piani paesaggistici prescrittivi e non soltanto «di indirizzo», indicativi insomma, per i Comuni, restituendo invece un ruolo autorevole alle Direzioni regionali e alle Soprintendenze territoriali di settore con qualche significativo intervento positivo sugli organici del tutto insufficienti;

2) il MiBAC non si lanci in accordi con le singole Regioni, che sviluppino quella linea di federalismo che porta alla distruzione di quel po’ di Stato residuo, e quindi di visione generale degli interessi del Paese, come prescrive tuttora (speriamo) l’articolo 9 della Costituzione: «La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Della Nazione, sia chiaro. Le recenti proposte in merito della Regione Lombardia vanno quindi lasciate dove stanno: accoglierle o trattare al ribasso sarebbe follia.

3) il MiBAC prescriva alle Regioni di attenersi alle sentenze, ormai numerose, della Corte Costituzionale (n.102/06 e seguenti), in base alle quali viene ribadita la sovraordinazione nella attività pianificatoria delle Regioni sulle Province e di queste ultime sui Comuni e quindi non praticabile la sub-delega ai Comuni della tutela paesaggistica, come avviene, ad esempio, in Toscana: Con una equiordinazione meccanica e coi disastri che sappiamo, avendo i Comuni una visione tutta «municipale» che li porta a privilegiare l’edilizia, l’Ici, gli oneri di urbanizzazione e quant’altro è subito spendibile per turare i buchi di bilancio, sacrificando il paesaggio, ritenuto un valore del tutto secondario. Le sub-deleghe alla tutela dalle Regioni ai Comuni erano già state fortemente criticate dall’allora ministro Giovanna Melandri alla Conferenza Nazionale per il Paesaggio. Basta rileggersi quegli utili testi.

4) Il governo ripristini in Finanziaria il dispositivo della legge Bucalossi la quale vietava di utilizzare per la spesa corrente gli introiti da concessione edilizia (consentiti soltanto per spese di investimento), norma sciaguratamente cancellata - e si capisce perché - da una Finanziaria berlusconiana. In questa forma i Comuni, per evitare un ulteriore indebitamento, scaricano la loro bancarotta sul paesaggio. Per sempre.

5) Infine, il governo Prodi dia subito attuazione a quella parte del suo programma nella quale si propone - vista la disperante situazione italiana - un incisivo risparmio nel consumo di suoli liberi (spesso agricoli) alla maniera della Germania Federale (legge Merkel del 1998) o alla maniera del Regno Unito (legge Blair ispirata da Richard Rogers, del 2001) dove il 70 per cento delle nuove costruzioni deve sorgere su aree già edificate o comunque ex aree industriali e soltanto il 30 per cento su suoli liberi. Va recuperato il ddl De Petris per il paesaggio agrario. Va valorizzato il Patto del Chianti che prevede il bilanciamento fra terreni persi e terreni ricostituiti.

Ho appena parlato bene di una situazione toscana e di altre vorrei parlare - come mi chiede il tenace e ciarliero assessore regionale alla «buona urbanistica» Riccardo Conti. Purtroppo non me ne offre molti motivi. La Toscana non è certo il peggio d’Italia, l’abbiamo detto e ripetuto fino alla noia, ma, essendo stata resa bellissima per mano dei suoi contadini, mezzadri, proprietari, artieri, artisti, in epoca storica, è pure la più esposta a rampogne, nostre e altrui. E purtroppo, che nella regione più ammirata d’Italia sono nati 162 Comitati di protesta, che la magistratura si è mossa già più volte, che il paesaggio appare, a occhio nudo, in più punti ferito, son tutti fatti di cronaca, molto concreti. Nell’articolo uscito ieri su questo giornale Conti contrappone i dati sul consumo di suolo, certo consolanti, ricavati dal satellite, dati diversi da quelli più volte da me esposti e che però provengono dalle metodiche rilevazioni dell’Istat e dei suoi Annuari. Rilevazioni ufficiali, ufficialissime. Come la cartina, pure Istat, sulla densità di popolazione, che certo in Toscana, soprattutto in alta collina e nella spopolata Maremma, risulta più bassa. Come lungo la dorsale appenninica, come fra Emilia e Liguria, o all’interno di Sardegna e Basilicata. Ma nell’area fra Firenze, la Versilia, Livorno e Pisa distinguere fra città e campagna è sempre più arduo. Non per caso, nei permessi di costruzione (ultimo dato, 2003), la Toscana risulta al sesto posto, mentre è al nono posto per popolazione con una crescita modestissima nell’ultimo trentennio (+ 1,0 per cento). L’assessore ammette pure - fatto importantissimo - che i Comuni toscani considerano restrittivo ed eccessivamente «conservatore» il Piano di Indirizzo Territoriale appena varato in Regione. E poi però continua ad affidare a quegli stessi Comuni (che vogliono più cemento) la tutela del paesaggio. Strane contorsioni dialettiche dalle quali, alla fine, il Bel Paese esce a pezzi.

In conclusione, al ministro Rutelli diciamo che, se desse attuazione ai punti sopraindicati, ci farebbe compiere i primi importanti, seri passi avanti - dopo i disastri del berlusconismo e di uno pseudo-federalismo costoso e lassista - avviando verso la salvezza un Paese che per ora sembra lanciato, di corsa, e in cambio di un’edilizia speculativa e d’accatto, all’autodistruzione. Anche turistica. Ma che colossale stupidità.

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