loader
menu
© 2022 Eddyburg
Massimo L. Salvadori
La deriva delle istituzioni
17 Marzo 2010
Articoli del 2010
Le ragioni (meglio, gli errori) che hanno consentito a Berlusconi di trionfare. Che fare oggi? La Repubblica, 17 marzo 2010, con postilla

In un recente articolo su questo giornale Stefano Rodotà ha sottolineato con forza il fatto che siamo ormai entrati nella fase di una "crisi di regime". Quella attuale, l´ultima della serie che hanno segnato la storia d´Italia, presenta la peculiarità di essere la conseguenza dell´assalto portato alle istituzioni da un plutocrate avente quali scopi determinanti l´allargamento del proprio impero economico e della rete degli interessi ad esso legati e il piegare la legge alle esigenze della sua persona e delle sue clientele, in un contesto favorito dalla debolezza delle forze di opposizione. Le quali non sono riuscite a costruire un efficace schieramento di difesa e a offrire, anche quando al governo, un´alternativa in grado di contrastare la crescita di consenso da parte di un popolo largamente manipolato dal bombardamento propagandistico messo in atto, grazie ai copiosissimi mezzi a sua disposizione, dal plutocrate, e inteso a dargli l´immagine di un nuovo uomo della Provvidenza.

Se volgiamo lo sguardo alle radici di questa crisi, credo che la prima sia da ascriversi all´incapacità, diciamo pure alla non volontà, della sinistra di prendere di petto fin dagli inizi il conflitto di interessi incarnato da Berlusconi. Ci si limitò a denunciarlo, nell´illusione che – lasciandolo in sordina – si potesse rendere più agevole la normalizzazione del sistema politico, nel timore che uno scontro decisivo facesse da ostacolo alla legittimazione della sinistra; e perciò si respinsero o mal tollerarono le voci di quanti avvertivano che quel conflitto apriva la strada ad una pericolosa "emergenza democratica". Così la frana iniziale ha potuto diventare una valanga che si è rovesciata sul Paese. Estesa la sua rete nell´economia e nei mezzi di informazione, Berlusconi ha provveduto a creare il suo partito basato su una rete di clientele inglobando Alleanza Nazionale e legandosi con la Lega. Una coalizione, non sempre pacifica, ma rivelatasi nondimeno uno strumento che lo ha ben servito nei suoi obiettivi: ottenere il sostegno necessario per opporsi ai giudici nei processi a suo carico, far varare le leggi ad personam, rafforzare la sua leadership populistica. E su queste premesse Berlusconi ha portato l´attacco ai principi costituzionali, posto in stato di accusa la magistratura, gettato il discredito sulla Corte Costituzionale, cercato di imporre i suoi diktat al Presidente della Repubblica, sovvertendo gli equilibri tra i poteri dello Stato, con la volontà di accreditarsi quale unico potere legittimo in forza della maggioranza parlamentare e del consenso del popolo che a suo dire lo vorrebbe arbitro unico e incontrastato della politica nazionale. In un simile contesto un esito era inevitabile nella parabola del berlusconismo: considerare chiunque al di fuori del perimetro della sua fortezza non già un avversario politico, ma un nemico, rigettare la reciproca legittimazione degli schieramenti, vagheggiare il ritorno ad un sistema politico bloccato con una sinistra condannata a restare eterna minoranza. L´ansia di strapotere di Berlusconi e il gusto della sua esibizione si sono poi trasferiti irrefrenabilmente dai comportamenti politici a quelli festaioli, dalle clientele di partito agli harem, dal machismo politico ad un senile bullismo sessuale, mentre un ego smisurato, gonfiato dal culto della personalità tributatogli da una corte di nani e ballerine, lo ha fatto approdare all´idea della propria onnipotenza e irresistibilità di uomo che fa le cose che vuole e le porta sempre a termine. L´onda è andata per anni crescendo, ma sembra che sia giunto il momento del riflusso.

Il disegno strategico berlusconiano del grande sfondamento si era già imbattuto nei paletti posti a mano a mano dagli stessi alleati del Cavaliere: la defezione di Casini, lo stare in allerta da parte di un Bossi inteso ad impedire che il Pdl andasse a pascolare nel suo orto, i distinguo sempre più sgraditi di Fini (che non si capisce però quali conseguenze riterrà di trarne) su molti importanti problemi. Ora sono arrivati gli scandali legati alla gestione della Protezione civile; è emerso l´atteggiamento protervo oltre ogni limite assunto dal Presidente del Consiglio nell´ultimissima vicenda delle liste per le elezioni regionali; l´aggressione alla magistratura è stata spinta all´estremo in relazione sia a tale vicenda sia alle sue pendenze penali; e la pretesa di imporsi al Capo dello Stato ha assunto il carattere dell´aperta provocazione. È da pensare che a questo punto – nonostante tutti gli sforzi dei telegiornali di Mediaset e di Minzolini di coprire lo stato delle cose – ogni cosa essenziale risulti chiara alla maggioranza del popolo italiano. Ma come reagirà questa maggioranza? E come agiranno le forze di opposizione per contrastare la deriva in cui sono caduti lo Stato, le sue istituzioni, la politica nazionale? Queste le due grandi questioni all´ordine del giorno.

Quanto alla prima, una risposta la daranno a breve termine i risultati elettorali, che rappresenteranno un test inequivocabile dello stato dello spirito pubblico e della misura in cui esso è stato inquinato dal berlusconismo. Se Berlusconi dovesse ancora una volta uscirne appena scalfito o addirittura rafforzato, allora l´allarme suonerebbe estremo per le sorti dell´Italia, che si condannerebbe ad un affondamento politico e civile dalle imprevedibili conseguenze. Quanto alla seconda questione, è da sperare che le opposizioni comprendano che è giunto il momento di dar vita insieme ad un fronte di difesa democratica, mettendo in secondo piano le loro pur inevitabili differenze nel perseguire i propri interessi di partito. È finito il tempo di mirare anzitutto a erodere l´uno il consenso dato all´altro, perché questa sarebbe la via della dèbâcle collettiva.

Una considerazione finale sul Partito democratico. Mi sia consentito di dire che per parte mia ho guardato con atteggiamento critico alla sua nascita, ritenendolo basato su un amalgama di componenti troppo eterogenee (hanno finito per pensarla allo stesso modo i Rutelli, le Binetti e gli altri che hanno abbandonato il partito). Ma non si può ignorare che il tentativo della sinistra oggi guidata da Vendola di dare vita ad una forza autonoma di una qualche consistenza non ha avuto successo e che il Pd, quali che possano essere le riserve nei suoi confronti, costituisce la spina dorsale dell´opposizione. Dal che traggo la riflessione che la logica e la saggezza vorrebbero che le parti separate tornassero a riunirsi, così rafforzando il soggetto che è chiamato a porre fine a un capitolo infausto della nostra storia nazionale. I risultati elettorali ci diranno se il Paese va verso la ripresa politica e civile oppure se la crisi che si è aperta è destinata a diventare ancora più acuta trascinando l´Italia sempre più in basso.

Postilla

L’Autore auspica una unificazione delle forze di opposizione a Berlusconi nell’alveo del PD. Ci sono molti modi di unificare le forze. Uno, per esempio, è quello tentato dal cavaliere con il PDL. L’altro è quello che scaturì in Italia dalla Resistenza e diede la Costituzione, il CLN, un’alleanza nella quale convivevano – legate da un insieme condiviso di principi – forze ddiverse. Forse è questo l’esempio cui riferirsi oggi, per ricostituire almeno democrazia e legalità.

ARTICOLI CORRELATI
31 Dicembre 2010

© 2022 Eddyburg