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La città non è un guscio (firmato) vuoto
6 Maggio 2012
Milano
Dai giornali del 6 maggio 2012, cronaca della spettacolare occupazione di un prestigioso grattacielo tenuto vuoto da Ligresti, nel centro direzionale di Milano. Corriere della Sera, la Repubblica, il manifesto (f.b.)

Corriere della Sera Milano

Gli artisti del gruppo «Macao» occupano la torre Galfa

di Livia Grossi

«Vogliamo restituire ai cittadini la Torre Galfa». Da ieri il primo dei 31 piani del grattacielo tra via Fara e via Galvani, abbandonato da oltre 15 anni (proprietà gruppo Ligresti), diventa la sede di Macao, il nuovo centro per le arti di Milano. A ridargli vita, un gruppo di «lavoratori dell'arte» composto da artisti, critici, grafici, performer, giornalisti, studenti e insegnanti, una compagine compatta unita da un solo obiettivo: «La cultura come bene comune»; la stessa parola d'ordine che ha mosso diverse occupazioni, dal Teatro Valle di Roma, alle Docks di Venezia, al Teatro Garibaldi di Palermo.

«Un luogo aperto a tutti dove artisti e abitanti del quartiere possono partecipare in prima persona, l'unico modo per far diventare la cultura un soggetto di trasformazione sociale», afferma il collettivo Macao. Laboratori artistici, teatro, musica, film, dj set, ma anche assemblee cittadine (oggi ore 14) e momenti d'incontro con il gruppo San Precario (oggi pomeriggio) e riflessioni collettive sulla formazione in collaborazione con rappresentanti delle università milanesi e incontri sul tema «stereotipi di genere». Un calendario aperto, aggiornato di ora in ora, un lavoro entusiasta anche nelle fasi più difficili. «I lavori di pulizia e di messa in sicurezza sono già iniziati — fanno sapere gli occupanti — come quelli di costruzione del palco che ospiterà performance create ad hoc per lo spazio». Dopo l'inaugurazione di ieri sera con Andrea Labanca e Cassandra Casbah, stasera sono attesi Paolo Bonfanti, i Motus, Walter Leonardi e una special guest a sorpresa.

Ma i contenuti sono più importanti. «Non siamo un sindacato né vogliamo diventarlo», sottolineano i portavoce. «Siamo quella moltitudine di lavoratori precari delle industrie creative tagliati fuori anche dall'attuale riforma del lavoro, tutta concentrata intorno all'articolo 18. Macao è la risposta a una città devastata dalla logica, fare il profitto di pochi per escludere i molti».

Cosa vi aspettate dalla giunta Pisapia?

«Il nostro interlocutore non è il Comune, è la cittadinanza» rispondono, «Macao vuole essere un ambiente diverso, né luogo istituzionale né privato, un luogo gestito dai cittadini. Boeri ieri, di passaggio alla torre, ha fatto trapelare possibili soluzioni, vedremo».

Quali sono i rapporti con la proprietà?«Nessuno. Per ora sappiamo che la Torre è sotto tutela dei Beni culturali, dopo essere stata la sede della Banca Popolare di Milano, il palazzo è stato venduto all'Immobiliare lombarda del Gruppo Ligresti. Dopo la bonifica per l'amianto del 2008, i lavori di ristrutturazione sarebbero dovuti partire l'anno scorso, ma la torre è tuttora vuota e senza lavori in corso. Sappiamo che c'è un curatore fallimentare che sta gestendo i rapporti con i creditori», concludono i manifestanti.

la Repubblica Milano

L’arte invade i 31 piani della torre Galfa

di Alessandra Corica

Grattacielo occupato: ieri mattina i Lavoratori dell’Arte hanno invaso i 31 piani della Torre Galfa, il grattacielo di proprietà del gruppo Ligresti alle spalle della Centrale, abbandonato da anni. Scopo: realizzare Macao, un centro per l’arte e la cultura, in cui tutti i cittadini possano andare e partecipare attivamente. «In Italia si investe poco sulla cultura», spiegano gli occupanti. Il Comune mette dei paletti:« Gli spazi vuoti a Milano ci sono, stiamo studiando come utilizzarli. Ma il no alle occupazioni abusive è netto».

L’arte all’attacco dei grattacieli. Ieri i protagonisti della scena creativa milanese hanno occupato la torre Galfa, per chiedere «un luogo per la cultura in cui tutti possano partecipare e sentirsi protagonisti». Sono i Lavoratori dell’Arte, il collettivo di artisti che già a dicembre aveva occupato il Pac per chiedere luoghi per la creatività a Milano. Ieri hanno preso di mira il grattacielo alle spalle della Centrale. Scopo: dare vita a Macao, «un nuovo centro per le arti, un esperimento di costruzione dal basso di uno spazio dove produrre arte e cultura». Tra gli occupanti, anche i lavoratori del teatro Valle di Roma (in autogestione dal giugno 2011), quelli del teatro Coppola di Catania, del Garibaldi di Palermo, del Sale Docks di Venezia e dell’Asilo della creatività di Napoli. Tutti all’insegna della stessa frase, scritta su uno striscione di 50 metri che da ieri campeggia sull’edificio: «Si potrebbe anche pensare di volare».

L’arte tra fili elettrici, pavimenti divelti e spazzatura. Perché la torre (che sorge tra le vie Galvani e Fara, da cui il nome Galfa) è uno scheletro di vetro e acciaio, «abbandonato da quasi 15 anni», dicono gli occupanti. Che sono danzatori, artisti, attori e creativi di tutte le età, accomunati dalla stessa condizione: la precarietà. «In Italia si investe poco sulla cultura - dice Camilla, frangetta bionda e fisico esile - abbiamo deciso di occupare per rivolgerci non alle autorità, ma alla cittadinanza: vogliamo creare uno spazio autogestito in cui realizzare laboratori, spettacoli e performance». Grattacielo occupato a oltranza, insomma. Dalle 10 di ieri, quando in 150 (nel pomeriggio sono diventati una cinquantina) sono entrati e hanno riempito il primo piano del palazzo, progettato dall’architetto Melchiorre Bega nel 1956. Un edificio avveniristico di 31 piani per 109 metri, annoverato tra i beni culturali della Lombardia. Ma da anni in rovina: costruito per la società Sarom, fu poi acquistato dalla Bpm, che per 30 anni ne fece la sua sede centrale.

Abbandonato dalla metà degli anni ‘90, nel 2006 è stato comprato dalla Fonsai di Ligresti, che lo ha fatto bonificare dall’amianto due anni dopo. Da allora, è in attesa di ristrutturazione. «Abbiamo scelto questo luogo - spiega Andrea, un altro degli occupanti - perché simbolo di una società basata solo su economia e profitto. È per superare questo pensiero che vogliamo costruire Macao. Sarà un centro per l’arte, all’insegna della partecipazione dal basso». In programma ci sono concerti, spettacoli serali e dj set notturni. Un’occupazione a cui Palazzo Marino guarda con preoccupazione «per lo stato dell’edificio». Ieri pomeriggio l’assessore alla Cultura Stefano Boeri ha fatto visita agli artisti. «Ne condivido le idee, ma non l’azione - spiega Boeri - visto che si tratta di un’occupazione abusiva. A Milano ci sono molti spazi vuoti che potrebbero essere una risorsa per le imprese creative: stiamo studiando come fare. Il modello è quello di città come Londra o Berlino, dove gli edifici abbandonati, anche privati, possono essere affidati agli artisti, con la vigilanza delle amministrazioni».

il manifesto

L’arte di occupare un grattacielo non dispiace a Boeri

di Luca Fazio

Esagerati. L’esperimento di costruzione sarà pure partito dal basso, però è forte la tentazione di volare altissimo. Dal 32esimo piano di questo grattacielo occupato gira quasi la testa. Si vede tutta Milano. Bello, anche sotto il primo monsone di maggio. Di fronte svetta «il nuovo» che avanza – lo scempio, oppure un gioiello, è questione di punti di vista: il palazzo di Formigoni, di fianco la pancia di un grattacielo a spirale che punta ancora più in alto (160 m.) e nemmeno troppo all’orizzonte - guarda che combinazione - «il bosco verticale» progettato dall’architetto Stefano Boeri, l’assessore alla cultura del comune di Milano.

Da quassù tira aria di immaginario metropolitano che sta precipitando nel futuro, tutto sta a ridisegnarlo ad immagine e somiglianza di chi la città sempre la subisce senza avere mai la possibilità di costruirsela al di fuori di logiche speculative. Questa è la scommessa delle ragazze e dei ragazzi di Macao, metterci le mani (e anche la faccia) per trasformare la retorica piena di insidie dei beni comuni in «pratiche reali». C’è qualcosa di più folle dell’occupazione di un grattacielo? No, eppure, dopo un anno di Pisapia, veniva quasi spontaneo chiedersi come mai nessuno aveva ancora osato tanto.

Adesso bisogna continuare a ragionare, confrontarsi, discutere, magari anche litigare e prendere la cazzuola. Il grattacielo è malconcio.Ma gli spazi, per ora due piani, sono enormi. Luminosi. Pieni di persone che già fanno e disfano confrontandosi anche solo per darsi il «cinque». Sì, è una figata. Intanto, chi sono. Una parola non basta, in rozza sintesi: sono il Teatro Valle di casa nostra.Maè poco. E nemmeno «giovani» funziona più. Loro dicono che Macao diventerà «il nuovo centro per le arti e la ricerca di Milano », da restituire ai cittadini. Cultura, roba che non si mangia e soprattutto non dà da mangiare - ecco allora spunta la richiesta di unwelfare che garantisca il futuro anche dei lavoratori delle arti applicate o anche solo sognate.

Ma loro chi? Sono artisti (definizione piuttosto scivolosa), curatori, critici, guardia sala, grafici, performer, attori, danzatori, musicisti, scrittori, giornalisti, insegnanti d’arte, ricercatori, studenti, insomma la parte più vivace sfruttata e precaria di questa città che è pur sempre la capitale del terziario avanzato. Ribelli, almeno nelle intenzioni: «Siamo il cuore pulsante dell’economia del futuro, e non intendiamo continuare ad assecondare meccanismi di mancata redistribuzione e di sfruttamento». E questo proposito, tra un suicidio e l’altro, basterebbe come premessa per progettare la rivoluzione.

Da dove cominciare è la questione più controversa, e di questo sono chiamati a ragionare artisti, intellettuali (speriamo anche no), esperti del diritto (speriamo anche di storia o genetica) e attivisti vari. Insomma, cittadini. Ma se lo tengono il grattacielo? Una volta si sarebbe detto: ma quando li sgomberano? L’assessore Stefano Boeri ha l’aria di essere troppo intelligente per non saper gestire una situazione di questo genere, forse è un’occasione da non sprecare, anche per lui e per Milano. Ha detto questo: «Siccome rappresento una istituzione, non posso condividere il metodo dell’occupazione, ma...».

E in quel ma, c’è qualcosa che da queste parti non siamo ancora abituati a sentire: «Le questioni che sollevano gli occupanti sono importanti, a Milano esiste il problema dei troppi spazi inutilizzati per imprese di tipo creativo. Mi auguro che questa esperienza venga formalizzata attraverso forme legali di riutilizzo temporaneo degli spazi, come già accade in città come Berlino. Con un gruppo del Politecnico stiamo lavorando in questa direzione».

Come toccare il grattacielo con un dito (poi tocchiamo ferro).

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