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La Città e la Metropoli
2 Giugno 2010
Milano
Da la Repubblica ed. Milano, 2 giugno 2010, due facce probabilmente complementari del futuro metropolitano, in un articolo di Ivan Berni sul PgT e in un'intervista a Carlo Petrini sul Parco Sud (f.b.)

Quel che c’è di buono nel Piano del territorio

di Ivan Berni

Ci sono due modi di leggere l’intesa fra maggioranza e opposizione, a Palazzo Marino, sui tempi di approvazione del Pgt, il Piano di governo del territorio. Il primo è che, così facendo, l’opposizione regala al sindaco Moratti e alla sua scassata maggioranza un risultato che altrimenti non sarebbe mai stato raggiunto. Il secondo è che, pur nella netta distinzione dei ruoli, maggioranza e, soprattutto, opposizione stanno finalmente privilegiando l’interesse della città sull’interesse "particulare", di schieramento e di partito.

Per come sono andate le cose, stavolta si può propendere per la seconda ipotesi. Il lunghissimo e accidentato negoziato che ha visto protagonisti l’assessore Masseroli e i capigruppo dell’opposizione, qualche esito di rilievo l’ha messo sul piatto. Lo stralcio del tunnel sputatraffico da Linate a Rho, che ci si augura preluda al definitivo accantonamento; l’aumento al 35% della percentuale dell’housing sociale (ovvero case a prezzo calmierato, in una città dove non si fa edilizia popolare da più di un ventennio); l’incremento delle aree a verde; la previsione di un nuovo metrò leggero "circle line" sul confine urbano.

Un complesso di modifiche che ha portato, beneficamente, a ridurre l’ambizione annunciata del nuovo Pgt. Ora si parla di una città che punta ad avere un milione e 600mila abitanti, obiettivo ragionevole e persino sostenibile, contro la previsione temeraria di 2 milioni di residenti, dalla quale si era partiti un anno fa. Il capogruppo del Pd Pierfrancesco Majorino parla di «riduzione del danno», mutuando la definizione dalla nota strategia di gestione delle tossicodipendenze, ma forse si può riconoscere anche qualche miglioramento nell’impianto complessivo del provvedimento. Non che tutto sia finito in rosa. Resta il gigantesco nodo del Parco Sud, per il quale Masseroli si oppone alla riduzione dell’indice edificatorio da 0,20 a 0,10. E resta il mistero della "perequazione", nebbioso meccanismo attraverso il quale si teme, con qualche buona ragione, una crescita smisurata delle cubature nelle aree di pregio e più promettenti dal punto di vista immobiliare.

Il Pd ritirerà gli emendamenti ostruzionistici, lasciando in votazione quelli che, parola di Masseroli, anche il centrodestra è pronto a votare. Questo dovrebbe consentire l’approvazione del Piano urbanistico entro il 28 giugno, data oltre la quale è praticamente impossibile che il provvedimento venga davvero adottato prima della scadenza della legislatura, nella primavera del 2011. L’intesa, tuttavia, non comporta un voto positivo sul Piano – che infatti riceverà il no in aula da tutte le opposizioni – e nemmeno il salvagente della garanzia del numero legale. Insomma, sarà la maggioranza con le sue sole forze a dover approvare il Piano di governo del territorio, com’è naturale in democrazia. Sempre che le sue non compattissime fila resistano alle sirene delle partite del Mondiale di calcio e alla tentazione di qualche resa dei conti interna.

Se il quadro, nelle prossime settimane, non muterà, va colto un segnale importante: un Consiglio apertamente snobbato dal sindaco e che, più volte, ha dato prova di scarso impegno civico verso la città, si riscatta mettendo mano alla più importante riforma urbanistica degli ultimi vent’anni. Non è un regalo dell’opposizione a Letizia Moratti e al centrodestra. È una scelta per la città, che l’opposizione ha interpretato pensando anche alla scadenza del 2011 e all’eventualità che la maggioranza cambi di segno. E che l’inquilino principale di Palazzo Marino non sia più Letizia Moratti. Perché fra l’attuale insufficienza di regole e un Pgt pessimo, frutto della sola maggioranza e dettato dagli interessi del mattone, forse valeva la pena di spendersi. Purché se ne renda sempre conto ai cittadini. Con trasparenza, rigore e senza consociativismi.

"Troppi rischi per il Parco Sud salvate l’agricoltura dal disastro"

intervista a Carlo Petrini, di Stefano Rossi

Parco Sud, ultima chiamata. O il parco agricolo si aggancia al treno dell’Expo per un indifferibile rilancio o muore. E a quel punto sarà irrilevante se il Comune acquisirà o no le aree protette. Finiranno per essere edificate comunque e un altro presidio ambientale verrà distrutto. È preoccupato e deluso Carlo Petrini, fondatore di Slow food, di fronte all’intreccio fra Pgt, Expo 2015 e Parco Sud, pur premettendo di non conoscere nel dettaglio i meccanismi del Piano di governo del territorio.

Petrini, cominciamo col dire che il Parco Sud sarà un serbatoio di volumetrie, sia pure da costruire in città.

«Se il parco serve per giustificare altro cemento è una iattura e io sarei fortemente contrario. Il Parco Sud è un patrimonio che Milano deve valorizzare ma mancano idee chiare e managerialità. L’agricoltura italiana è al collasso, i comparti sono tutti in passivo. Latte, grano, riso, carne non rendono niente. La situazione è drammatica, il disastro incombente di proporzioni bibliche. Anche l’agricoltura nel Parco Sud è obsoleta, marginale, da reinventare con un forte legame con la città».

Come?

«Accorciamo la filiera con le vendite ai consumatori, senza una intermediazione che si mangia tutto il profitto. A Milano ci vorrebbero dieci mercati diretti, come quello di largo Marinai d’Italia, una volta al mese, con una burocrazia pazzesca. Incoraggiamo i giovani a fare i contadini con contratti agrari a lungo termine, mentre gli attuali proprietari fanno contratti capestro di un anno. Eppure spesso si tratta di proprietà pubblica, come gli ospedali. È vergognoso, perché l’agricoltura ha bisogno di tempi lunghi. Serve però una progettualità politica, economica e sociale, mentre - ahimè - vedo un’attenzione molto maggiore all’edificabilità. Se però il sistema agricolo non torna produttivo, Milano si mangerà anche la biosfera del Parco Sud, contro le norme europee sul contenimento della CO2».

Che cosa potrebbe fare il Parco Sud contro l’inquinamento?

«Avrebbe un enorme valore se ci fosse un’agricoltura sostenibile. Certo non penso agli allevamenti intensivi, seconda causa di produzione di CO2 dopo il riscaldamento e prima dei trasporti».

Ma ora cosa si coltiva nel Parco Sud?

«Dal censimento avviato da Slow food emerge che si producono riso e cereali, c’è un po’ di allevamento. Dal punto di vista storico quel sistema agricolo è fra i più prestigiosi d’Europa. Il riso è buono ma è venduto grezzo, non c’è un impianto di pilatura per la raffinazione. Così si guadagna troppo poco, occorre ridare dignità a questo settore e a chi ci lavora».

Anche con l’agriturismo, avendo la città a due passi?

«Forme integrative di reddito per i contadini mi stanno bene ma è l’attività primaria a dover essere redditizia. Altrimenti piste ciclabili nei campi, agriturismo fasulli dove si mangia pesce alla faccia della filiera corta, visite alle fattorie didattiche non servono a nulla».

Se il Comune acquisirà le aree con la perequazione volumetrica potrà far rivivere il Parco Sud?

«Il Comune deve incentivare i produttori con affitti adeguati, creare i mercati diretti, sostenere i Gruppi d’acquisto solidali e i sottoscrittori dei prestiti individuali. Investire in agricoltura può far rendere il capitale e ti fa risparmiare sugli acquisti».

L’Expo è un’occasione irripetibile.

«Sicuro. Però il tempo passa, non parlo con il sindaco Moratti da otto mesi. Si pensa alle infrastrutture, a cosa fare dell’area Expo e di quelle circostanti dopo l’Esposizione ma se non si punta su contenuti progettuali, sulla cultura del cibo, non si vede perché uno dovrebbe venire a Milano. Sono anime pie ad aspettarsi 20 milioni di visitatori andando avanti così».

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