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Alessandra Arachi
La Cassazione: se sono ladri è lecito discriminare i nomadi
30 Giugno 2008
Articoli del 2008
Un orribile segnale, che lascia senza parole; il morbo del razzismo invade ormai troppi Palazzi. Il Correre della sera, 30 giugno 2008

ROMA — Era stato condannato, lui e altri cinque amministratori della Lega: propaganda di idee discriminatorie. «Firma anche tu per mandare via gli zingari», i manifesti che Flavio Tosi, oggi sindaco leghista di Verona, sette anni fa aveva sparso per la sua città e per i paesi vicini. «Gli zingari devono essere mandati via perché dove arrivano ci sono furti», aveva spiegato poi in una riunione.

La corte d'appello di Venezia non ha avuto dubbi: questo è razzismo. Due mesi di reclusione, per Tosi e per gli altri cinque. Tre anni di interdizione dalle campagne elettorali. Ma la Corte di Cassazione ha smontato tutto: lo ha assolto. E ha rinviato ad altra sezione della Corte d'appello.

La sentenza è di quelle destinate a far rumore: è la numero 13234 della Terza sezione penale. Non è facile star dietro alle quindici pagine delle motivazioni depositate già nel marzo scorso. In punta di penna e di diritto, la Suprema Corte legittima la discriminazione in base al comportamento. Ovvero: non puoi essere discriminato perché sei zingaro. Ma se sei ladro sì. E poco è importato ai giudici togati che Flavio Tosi aveva sostenuto, in buona sostanza, che tutti gli zingari sono ladri.

Bisogna andare a pagina 13 della sentenza. E leggere che la Cassazione conferma la frase di Tosi(riferita da una testimone) a proposito degli zingari, tutti ladri. Ma sostiene che con quella frase il sindaco manifestava «...un'avversione non superficiale che non era determinata dalla qualità di zingari delle persone discriminate, ma dal fatto che tutti gli zingari erano ladri. Non si fondava, cioè, su un concetto di superiorità o di odio razziale, ma su un pregiudizio razziale». E dunque?

La Suprema Corte ammette: «Certo, anche il pregiudizio razziale può configurare la discriminazione punibile allorché contiene affermazioni categoriche non corrispondenti al vero....». Ma?

I giudici con l'ermellino sono convinti: «In una competizione politica particolarmente accesa bisogna stare attenti al contesto...». E l'analisi di questo contesto viene esplicata per tutte le pagine di questa sentenza dove seguendo la Cassazione, in punta di penna, si fa fatica a coniugare il diritto con la logica e il buon senso.

Un esempio. A pagina 9 si parla dei sei imputati. La Suprema Corte è convinta: con i loro manifesti volti a raccogliere firme per una petizione non volevano cacciare via gli zingari, ma sistemarli meglio, nei paesi limitrofi a Verona. Eppure a pagina 12 scopriamo che proprio i paesi limitrofi a Verona erano stati tappezzati dei manifesti che chiedevano di firmare la petizione per mandare via gli zingari.

All'epoca dei fatti, settembre 2001, Flavio Tosi era capogruppo regionale della Lega nord. La sua petizione diceva: «I sottoscritti cittadini veronesi con la presente chiedono lo sgombero immediato di tutti i campi nomadi abusivi e provvisori e che l'amministrazione non realizzi nessun nuovo insediamento nel territorio comunale». E secondo la Cassazione questa petizione «non ha un contenuto palesemente discriminatorio ».

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