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Vezio De Lucia
Italia nostra. Cederna non abita più qui
5 Aprile 2011
Scritti su Cederna
I lettori di «eddyburg» sanno...

I lettori di «eddyburg» sanno che per iniziativa di Italia nostra Lombardia è stato pubblicato da Electa nelle settimane scorse un libro che raccoglie articoli di Antonio Cederna su Milano e sulla regione. L’iniziativa è stata duramente e puntualmente denunciata dai figli dello scomparso giornalista, com’è noto uno dei fondatori dell’ambientalismo italiano, legato a Italia nostra fin dalla fondazione a metà degli anni Cinquanta.

Giulio, Camilla e Giuseppe Cederna contestano, in una lettera alla presidente di Italia Nostra Alessandra Mottola Molfino e all’amministratore delegato di Electa Martin Angioni, che il pensiero del padre risulta «sventrato, demolito, raschiato» a causa soprattutto di alcuni degli scritti posti a mo’ di prefazione agli articoli. Quasi contemporaneamente, decine di intellettuali – da Alberto Asor Rosa a Corrado Stajano – chiedono il ritiro del libro denunciando che le idee di Cederna appaiono distorte o criticate senza contraddittorio. Anche la presidente di Italia nostra si dissocia, da «un’iniziativa personale del presidente della sezione Lombardia». Electa chiude subito la partita, si scusa con gli eredi e interrompe la distribuzione del libro.

Ed eccoci alla riunione del consiglio nazionale di Italia nostra del 15 gennaio che avrebbe dovuto fare i conti con la componente lombarda dell’associazione responsabile del clamoroso incidente. Ma la discussione prende subito un andamento sorprendente. La presidente introduce mettendo sullo stesso piano l’errore commesso da chi ha condotto un’operazione volta a rivedere e ad «aggiornare» il pensiero di Antonio Cederna e chi – Maria Pia Guermandi, io e altri consiglieri nazionali – ha preso posizione pubblica contro quel libro, compiendo un atto che, secondo la presidente, avrebbe danneggiato l’associazione. A favore della presidente si schiera la maggioranza dei componenti il consiglio che respinge la mozione presentata da me e da altri, con la quale era chiesta almeno la sospensione del presidente del consiglio regionale della Lombardia e l’intervento dei probiviri. Si approva invece un documento che condanna l’opera di Italia nostra Lombardia ma non assume alcun provvedimento nei confronti dei responsabili, che vanno avanti per la loro strada.

Qui mi riferisco al fatto che, non da poco tempo, il consiglio regionale della Lombardia e la sezione di Milano sostengono posizioni, soprattutto in materia di urbanistica e di tutela del paesaggio e dei centri storici, in contrasto con i principi e la diversità di Italia nostra rispetto ad altre associazioni, come hanno giustamente denunciato anche Marina Foschi ed Elio Garzillo. Il libro illegittimamente attribuito a Cederna è solo l’ultima manifestazione di un – per dire – «rito ambrosiano» di Italia nostra che finora non è stato possibile discutere nell’ambito del consiglio nazionale. E ahimè la linea lombarda fa proseliti. Si consolida un percorso che sta snaturando l’associazione, un percorso fatto di cedimenti progressivi, di opportunismi, di ripensamenti, di esasperata attenzione all’eco della stampa. Il tutto in un vuoto assoluto di elaborazione culturale, surrogato da inverosimili progetti di indagine come quello all’ordine del giorno del consiglio che propone una graduatoria fra i centri storici. Sono iscritto all’associazione dagli anni Cinquanta, da allora, ininterrottamente, ne seguo l’attività in sede locale e nazionale. Un’associazione sempre inquieta e litigiosa all’interno ma compatta nella difesa della sua aristocratica austerità. Che adesso è inquinata dai compromessi e dall’effimero, i gadget, la grafica.

Ma a far traboccare il vaso è stata l’intervista rilasciata dalla presidente al «Corriere della sera» del 16 gennaio per dar conto delle decisioni del consiglio direttivo nazionale sulla vicenda del libro attribuito ad Antonio Cederna. La presidente riferisce che tutto è andato per il meglio, che è stata una disavventura e il caso può dirsi chiuso, con «tutti i consiglieri allineati alle mie posizioni».

A questo punto, per quanto mi riguarda, ho ritenuto inutile e improduttiva la mia permanenza in consiglio nazionale, causa solo di disagio, e mi sono irrevocabilmente dimesso dall’incarico. Con la speranza che l’atto serva ad aprire una discussione autentica, dentro e fuori l’associazione (anche su «eddyburg»). Ho confermato invece la disponibilità nei riguardi delle sezioni, che rappresentano, non senza eccezioni, il nucleo ancora vitale di Italia nostra.

(19 gennaio 2011)

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