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“Insidiosa la sussidiarietà a oltranza”
8 Dicembre 2005
Lettere e Interventi
Silvia Fontani

Oggi la pianificazione pubblica (quella rivolta alla tutela dell’interesse pubblico) è compito desueto; assume allora tanto più valore la firma di un Protocollo d’intesa da parte di amministrazioni comunali di orientamento politico diverso, sottoscritto tra Regione Toscana, Provincia di Livorno e gli 8 comuni in cui è suddiviso il territorio dell’isola d’Elba, che definisce l’ incipit per dar vita ad un sistema unitario di programmazione e pianificazione territoriale volto a favorire uno sviluppo futuro sostenibile e garante dei valori ambientali e paesaggistici di questa splendida terra. E’ stata messa solo la prima pietra e molto ancora si deve fare e lottare per raggiungere risultati concreti sul territorio. Ma l’ostacolo più insidioso da superare sembra essere nell’applicazione del concetto di sussidiarietà introdotto definitivamente con la riforma del Titolo V della Costituzione, pienamente recepita dalla legge regionale toscana sul governo del territorio: E’ una riforma che ha modificato profondamente i rapporti interistituzionali in materia di pianificazione, devolvendo al Comune competenze quasi esclusive nelle scelte che più direttamente incidono sull’assetto futuro del nostro territorio.

Quella che negli anni ’80 era la pianificazione intercomunale, oggi territoriale, già vacillante sotto norme legislative deboli, pare sulla via dell’estinzione anche in Toscana. La Regione non sembra contrastare più di tanto la volontà di quei Comuni che curano il loro orticello, secondo le moderne regole del mercato e della rendita, senza sapere chi vive e cosa succede accanto a loro.

Così i cugini della Val di Cornia, fino a ieri impegnati fortemente nella redazione del Piano Strutturale Unico, nelle ultime settimane sono assurti agli onori delle cronache dei quotidiani locali per aver proposto numerose “varianti anticipatrici” del Piano Strutturale che ovviamente, ma non per tutti a quanto pare, snaturano il concetto di unitarietà delle valutazioni e delle scelte del piano comprensoriale. La motivazione è sempre la stessa: c’è chi chiede risposte rapide, ma per fare cosa? Forse un nuovo porto turistico o un nuovo centro commerciale? Così anche alcuni comuni elbani, in attesa della strutturazione a Portoferraio dell’Uffico Unico di Piano, dell’insediamento del Tavolo dei Comuni, dei primi risultati di analisi ricognitive che vadano oltre la limitata visione del confine comunale, stanno premendo per approvare varianti ai vecchi Programmi di fabbricazione, in molti comuni ancora l’unico strumento vigente da oltre 30 anni.

In realtà la richiesta di avvallo di queste pratiche da parte di Regione e Provincia è pressoché retorico perché l’autonomia nella gestione del territorio da parte dei comuni è ormai consolidata anche legislativamente. Ed allora, anche se sull’isola è segnata la strada per buone pratiche di governo del territorio serve la forza di contrastare una preoccupante devolution delle politiche regionali e provinciali verso modelli di autonomia locale che talvolta non garantiscono la tutela delle risorse del territorio e si allineano pericolosamente a modelli di pianificazione contrattata di cui in Toscana vorremmo poterne fare a meno. Concludo con una affermazione inequivocabile riportata nel programma dei DS “Pianificazione urbanistica sostenibile e governo integrato del territorio”: “….accanto alle regole servono chiari principi, indirizzi politici e una governance all’altezza della sfida dello sviluppo sostenibile ”.

Portoferraio, 7 dicembre 2005

Molti sono preoccupati per la deriva avviata con la riforma del Titolo V della Costituzione. Anch’io. Mi viene in mente la risposta che diede Giulio Carlo Argan, il grande critico d’arte che fu Sindaco di Roma. Eravamo negli anni 70, e il decentramento era all’ordine del giorno. Qualcuno spiegava al Sindaco come le regioni si articolassero in comprensori, i comuni in circoscrizioni...Argan commentò: “Ho capito, l’Italia sta diventando un immenso campo di decentramento!”. A prescindere dalle battute, credo che esistono, sul territorio, valori che non sono nell’interesse esclusivo di una determinata comunità: in particolare, di quella fisicamente insediata in quella porzione del territorio. I valori del territorio appartengono all’umanità intera, e vanno tutelati utilizzando quel complesso di regole di governo che la saggezza amministrativa ha elaborato nei decenni (o nei secoli). Che talune regioni (come la Toscana) trasferiscano o deleghino ai comuni ogni responsabilità in materia di assetto del territorio, rinunciando a esercitare quelle che le sono proprie, mi sembra un errore altrettanto grave di quello che compiono altre regioni (come il Friuli Venezia Giulia) che illegittimamente cancellano il ruolo della Provincia per poter esercitare un arcaico centralismo regionale, ammodernato per poter gestire massicci programmi infrastrutturali.

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