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Gad Lerner
In pellegrinaggio alla casa degli schiavi
6 Luglio 2018
2015-EsodoXXI
Nigrizia, 6 giugno 2018. Recensione di un libro sui crimini compiuti dalla “razza padrona“ della civile Europa dalle Crociate al capitalismo odierno, quando si seminarono le piante da cui nacque l'esodo del XXI secolo. Con commento. (e.s.)

Nigrizia

Il libro di Francisco Bethencourt "Razzismi. Dalle crociate al XX secolo Crociate" narra agli inconsapevoli della società contemporanea la vicenda grazie alla quale noi e i nostri simili dalla pelle bianca siamo diventati padroni del mondo, e aiuta a ricordare (quelli di noi che lo avessero dimenticato) che i campi di sterminio e le altre efferatezza del nazifascismo non siano stati una momentanea eclissi nella gran luce della civiltà eurocentrica, ma uno dei suoi molti momenti barbarici. Lavoriamo perchè non ritornino, ricordando con Bertold Brecht che, finché il capitalismo vivrà, il ventre che generò quei crimini è sempre fertile. (e.s.)



Nigrizia, 6 giugno 6 giugno 2018
In pellegrinaggio alla casa degli schiavi
di Gad Lerner
Quando mi sono imbarcato al porto di Dakar, capitale delSenegal, per raggiungere subito lì di fronte l’isola di Gorée, avvertivo dentro di me la sensazionedi compiere un pellegrinaggio. Gorée non è un campo di sterminio comeAuschwitz, oggi con linguaggio crudo potremmo definirla semmai un supermercatodi carne umana vivente che qui veniva selezionata, soppesata, palpeggiata,ingrassata, umiliata, marchiata, deprivata del suo nome, per esportarla a bassoprezzo (meno del caucciù) nelle piantagioni di cotone e di canna da zuccherodell’altra sponda dell’Atlantico.
Un luogo di memoria, dunque, di uno deipiù grandi crimini di cui si è resa colpevole la nascente civiltà occidentale.Senza dimenticare che agli oltre tre secoli di tratta transatlantica va sommataanche la tratta transahariana che i mercanti arabi hanno proseguito fino intempi più recenti.
La Casa degli Schiavi di Gorée è solo unodei tanti luoghi di partenza allestiti sulla costa occidentale dell’Africa daitrafficanti portoghesi, spagnoli, inglesi, francesi. Colui che noi celebriamocome un grande navigatore fiorentino, Amerigo Vespucci, fu tra gli iniziatoridi questo ignobile commercio. E ancora oggi che coltiviamo con la dovutaattenzione storica e morale la memoria della Shoah, fatichiamo invece ariconoscere nelle giuste proporzioni la ferita arrecata ai popoli africani contanto di giustificazioni dottrinarie fornite almeno fino alla metà deldiciannovesimo secolo dalle nostre autorità religiose.
Nell’ottimo libro di Francisco Bethencourtintitolato Razzismi. Dallecrociate al XX secolo (Il Mulino) ho trovato queste cifre:12,5 milioni di neri trascinati in catene nelle Americhe fra il XV e il XVIIIsecolo. Di questi, arrivarono vivi solo 10,7 milioni di deportati, con un tassodi mortalità durante il viaggio pari al 15%. Circa 5 milioni di neri furonosbarcati in Brasile. L’America britannica ne importò 2,7 milioni. Le coloniefrancesi 1,1 milioni. L’America spagnola meno di 900 mila, seguita dagliinsediamenti coloniali olandesi e danesi. Più di 4 milioni di schiavi vennerodestinati alle isole caraibiche. Da notare che fino al 1800 gli europeiemigrati in America furono circa 3,5 milioni. Dunque il rapporto fu di 4schiavi per ogni uomo libero.
Ho visitato le celle in cui venivanoseparati gli uomini dalle donne. Quella destinata ai bambini e quella riservataalle giovani fanciulle che, in quanto vergini, avevano un valore più alto. Nonmancano le celle di rigore destinate ai prigionieri indisciplinati. Quandoveniva il loro turno, tutti passavano dalla Porta del non ritorno attraversocui erano stipati fino all’inverosimile sulle navi negriere. Chi si ribellava,così come chi si ammalava, veniva gettato da lì direttamente in un oceanoinfestato di squali.
Quando ci sono arrivato, insieme aicolleghi della troupe di Rai3 con la quale stiamo realizzando latrasmissione La Difesa della Razza,la Casa degli Schiavi era affollata di bambini delle scuole senegalesi. Lo soche quel luogo ci sembra lontano, ma sarebbe giusto che lo visitassero anchetanti giovani italiani. Se non altro perché lo schiavismo è un fenomeno chetende a riprodursi anche in casa nostra.
Articolo tratto dalla pagina qui raggiungibile

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