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Andrea Fabozzi
Impresa impossibile
2 Luglio 2008
Articoli del 2008
La speranza sull’argine istituzionale non è ancora morta. Però…Il manifesto, 2 luglio 2008

Un presidente della Repubblica sotto tutela. Costretto a precisare di aver deciso in autonomia l'invito alla prudenza spedito ieri al Csm a proposito del decreto blocca processi. Precisazione complicata: in effetti Napolitano ha fatto esattamente quanto i due presidenti delle camere, guardiani della maggioranza berlusconiana, gli avevano chiesto 24 ore prima. Preoccupandosi poi di farlo sapere perché questa è la cifra istituzionale delle seconde cariche dello stato. Quando nel 1991 Francesco Cossiga volle condizionare le decisioni dell'organo di autogoverno della magistratura si mise a sedere alla presidenza del Csm. Napolitano ha scritto una lettera. Per ribadire l'ovvio, cioè che il Consiglio superiore ha la facoltà di esprimere pareri sulle leggi che riguardano l'organizzazione della giustizia - ha però sbagliato norma di riferimento, si tratta della 195 del 1958 - e per cavillare sui limiti di questi pareri. È pacifico: il controllo di costituzionalità sulle leggi non spetta al Csm, che infatti non lo svolge. Di quel potere è titolare la Corte costituzionale e in prima istanza anche il capo dello stato che non deve dimenticarsene.

Berlusconi impone leggi non costituzionali. Questo è un fatto, verificatosi più volte durante la legislatura 2001-2006. Leggi cancellate dalla Corte costituzionale anche quando il presidente della Repubblica le aveva firmate senza troppi problemi. Anche allora il Csm aveva lanciato un avvertimento sulla illegittimità delle leggi di Castelli, Bossi e Fini, Cirielli e Pecorella. Anche allora molto scandalo (della destra) ma nessun capo dello stato preoccupato di ridimensionare («marginalizzare» ha detto ieri il portavoce di Forza Italia) il Csm. Forse perché allora non si parlava di «dialogo»? E siccome adesso adesso se ne parla, il Csm dovrebbe chiudere gli occhi di fronte a una norma che senza alcuna ragionevolezza blocca alcuni processi, incluso quello del premier?

Costituzionalizzare Berlusconi è un'impresa impossibile. Uscire dall'anomalia italiana a cavallo del cavaliere pure, dal momento che l'anomalia è lui. Napolitano si impegna. Richiama tutti con i suoi «messaggi in bottiglia» nel nome di una correttezza istituzionale che non c'è. È costretto a inseguire Schifani e Fini, concede una copertura al presidente del Consiglio e ne è immediatamente ricambiato con l'annuncio di un possibile nuovo decreto sulle intercettazioni. La «moral suasion» non funziona col cavaliere. Che resta libero nelle sue sguaiate scorribande mentre gli altri poteri che dovrebbero contenerlo si frenano a vicenda con molta eleganza e rispetto. Se Napolitano con la sua lettera voleva un clima più disteso ha ottenuto solo un nuovo affondo della destra contro il Csm. Ora al capo dello stato resta solo l'estrema decisione, firmare o non firmare la legge con il «blocca processi». Scopriremo allora se c'è ancora qualche argine a Berlusconi oppure no.

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