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Marco Preve
Imperia, il governo accusa "Poca trasparenza sul porto"
31 Ottobre 2010
Articoli del 2010
Nella vicenda ligure un caso esemplare delle modalità di azione della cricca: varianti in deroga e omissione dei controlli. Dala Repubblica, ed. Genova, 31 ottobre 2010 (m.p.g.)

Ancora la città non si è ripresa dallo choc dell´avviso di garanzia all´ex ministro Claudio Scajola ed ecco che il porto di Imperia viene pesantemente colpito da "fuoco amico". E’ il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, attraverso la Commissione Via (Valutazione Impatto Ambientale) a scrivere che le modifiche strutturali marittime che nel 2005 hanno cambiato il progetto garantendo maggiori benefici alla società, avrebbero dovuto essere sottoposte alla verifica della Commissione che aveva approvato il progetto nel 2001. Invece: «nessun parere è stato richiesto» e «non sono chiare le variazioni intervenute». Quindi le varianti «alcune già realizzate» verranno sottoposte a nuova verifica e nel caso risultassero non conformi le opere dovranno essere smantellate. E’ il contenuto di un parere della Commissione di cui Repubblica è in grado di anticipare le conclusioni.

Il Ministero dell´Ambiente "bacchetta" il porto di Imperia inteso sia come società concessionaria che come amministrazione comunale. Poca trasparenza nelle molteplici modifiche progettuali alle opere marittime «già realizzate... senza il parere preventivo del ministero». Risultato: la Commissione tecnica per la Verifica dell´Impatto Ambientale esaminerà le varianti e se dovesse scoprire che i lavori non sono stati eseguiti in «conformità con quanto prescritto», potrà «intervenire con i poteri che sono conferiti a questo ministero, qualora le opere non rispettino le prescrizioni e le tipologie valutate nel decreto Via». In altre parole il ministro Stefania Prestigiacomo potrebbe ritrovarsi a firmare un ordine di ripristino dell´esistente, ossia riportare i luoghi come erano prima degli interventi a quel punto abusivi.

Sono decisioni clamorose quelle prese dalla Commissione Via del ministero dell´Ambiente e da pochi giorni comunicate ad enti e autorità interessate, che Repubblica è oggi in grado di rivelare.

Tecnicamente si tratta di un parere che riguardava due aspetti: la variante per la parte urbanistica (ne parliamo nell´altro articolo in questa stessa pagina) e quella concernente le opere marittime. Per la precisione: «le modifiche strutturali dei moli e delle banchine... che ampliano le darsene interne, soprattutto a San Lazzaro, introducono una nuova colmata nel porto Maurizio... modificano l´orientamento e le dimensioni... ampliando le capacità ricettive dell´intero porto, variando di conseguenza il piano degli ormeggi». La Commissione vuole capire se tali modifiche decise nel 2005 siano coerenti al progetto che ottenne la Via nel 2001 visto che, scrive il presidente della Commissione Claudio De Rose «non sono chiare le variazioni intervenute rispetto agli scenari valutati» all´epoca, considerato poi che «non risulta agli atti alcun parere del ministero in merito ai potenziali impatti di tali modifiche» e che «la documentazione consegnata non contiene elaborati progettuali che illustrano tale riassetto...». Tutto nasce da una richiesta di parere presentata nel 2009 dalla Regione Liguria che - dopo l´approvazione della maxi variante del 2005 in conferenza dei servizi - non si raccapezzava più in quello stillicidio di modifiche e varianti che venivano presentate come «adeguamenti tecnico funzionali» al Piano Regolatore Portuale e che ebbero come vaglio quello della Commissione del Consiglio dei Lavori Pubblici presieduto da quell´Angelo Balducci che si insediò anche per poche settimane ai vertici della Commissione collaudo regionale ed è oggi uno degli indagati dello scandalo della cricca. Quello che sembra di capire è che le varianti "marittime" del Porto di Imperia, seppur formalmente approvate dagli enti coinvolti, non vennero sottoposte da quelli cui competeva (Comune e Ministero dei Lavori Pubblici) ad una verifica della Commissione di Valutazione Impatto Ambientale visto che, scrive oggi il presidente De Rose: «Tali modifiche rientrano nella sfera di competenza del Ministero dell´Ambiente».

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