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Francesco Merlo
Il veleno nordista che divide l’Italia
29 Luglio 2009
Articoli del 2009
“Il leghismo è la tracimazione rancorosa di tutti i più vieti luoghi comuni del suburbio”. La Repubblica, 29 luglio 2009

È curioso che nessuno dei meridionali che stanno al governo, da La Russa alla Prestigiacomo, reagisca agli insulti leghisti. In tanto straparlare di Partito del sud, fra tanti caldi strafalcioni «a favore dello sviluppo autogeno del Meridione», non c’è infatti ministro o parlamentare della maggioranza che osi rispondere alla tracotanza di questi loro colleghi padani.

i quali, dal canto loro, non perdono occasione per mostrare il dito medio ai professori del Sud. Eppure erano meridionali gli insegnanti che hanno formato la Prestigiacomo in un liceo di Siracusa e Fitto in un liceo di Bari, e La Russa a Paternò. Ed erano meridionali anche i (cattivi) professori che hanno formato i leghisti di Milano, di Torino, di Vicenza…. Si sa che, in base all’anagrafe, tutta la scuola italiana è meridionale. Ebbene, si può continuare a sopportare questo repertorio infinito contro il Sud, contro la scuola, contro la decenza? Il leghismo, lo abbiamo detto mille volte, è la tracimazione rancorosa di tutti i più vieti luoghi comuni del suburbio. Perciò davvero importa poco che la proposta della Lega di imporre ai professori italiani un esame di dialetto non abbia alcuna possibilità di essere accolta. Non è insomma significativo che si tratti di un altro - l’ennesimo - starnuto alla Totò: un tentativo di starnuto, una smorfia implosa, un altro botto razzista che «tanto, non ci sarà», «è solo folclore», «è linguaggio pittoresco» …La volgarità gratuita dei leghisti sta sapientemente avvelenando l’Italia.

Sappiamo infatti per esperienza che a nulla serve rispondere che le intelligenze non sono come gli agrumi e il granturco, e non hanno radici territoriali. Ed è inutile immaginare cosa diventerebbe l’Italia se un professore milanese non potesse insegnare a Venezia e soprattutto se davvero i professori meridionali dovessero lasciare le cattedre del Nord perché non conoscono il meneghino, il vicentino, il torinese.

Ai leghisti non interessa la discussione sulle loro corbellerie. Ci provano e basta. E ci riprovano ogni volta che possono, con l’idea fissa che il professore terrone va cacciato dal Nord, una volta perché è - disse la Gelmini - «dequalificato», un’altra perché «non conosce la matematica» e ora perché «non parla il dialetto della regione dove insegna». Come si sa, la difesa del dialetto veneto e lombardo è all’origine della Lega. Bossi rivelò che «l’idea di mandare a casa i terroni fu il fondamento del nostro movimento». Poi lo chiamarono «smantellamento dei privilegi verso i meridionali nei concorsi pubblici». Ora sono arrivati al test di dialetto per gli insegnanti. La Lega, che col tempo è diventata sempre meno strampalata e sempre più concretamente razzista (contro gli immigrati), ha comunque conservato l’antimeridionalismo come idea di fondo. Perciò è miserabile, ridicolo e penoso che non si ribellino i ministri sudisti. Perché mai - facciamo un esempio - non difende il Sud l’aggraziata ministra Prestigiacomo, imprenditrice meridionale che mai ha trafficato con gli appalti? Ecco, vorremmo dire a questi «ostaggi incaprettati» nel centrodestra brianzolo che rischiano di fornire alimento alla Lega quando immaginano una riedizione del partito della spesa, della Cassa del Mezzogiorno, un partito del Sud. Ed è invece uno squallore, del quale prima o poi dovranno rispondere ai loro elettori, questo silenzio assenso, divertito e neppure imbarazzato, ogni volta che gli uomini di Bossi cercano di mettere l’anello al naso ai meridionali.

Forza dunque La Russa, forza Fitto…: non vi invitiamo a ricordare ai vostri colleghi padani l’inguaribile cretinismo pellagroso che il medico milanese Andrea Verga (c’è il suo busto in bronzo in via Festa del Perdono) denunziò nei mangiatori di mais. Non vi invitiamo insomma al facile conflitto nord sud. Ma solo a un barlume di dignità. In nome di quegli insegnanti che forse inutilmente vi spiegarono che il Sud non è il turgore della commedia di Micciché e di Lombardo. Ecco il dramma italiano: mentre il governo della Lega avvelena l’Italia, i governanti del Sud rischiano, con ignominia, di legittimare la Lega.

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