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Vittorio Feltri
Il turpiloquio di Silvio
18 Marzo 2004
I tempi del cavalier B.
Il turpiloquio come arte di governo? Incredibile questa cronaca di Feltri (un supporter di Berlusconi), ripresa testualmente da Libero del 7 febbraio 2004. Ho riprodotto parte della pagina del giornale per chi credesse in un montaggio.

Giuro, questo non è un articolo sulla verifica di cui vi importa poco, e a me ancor meno. È semplicemente il racconto di quanto è accaduto ieri durante una riunione a Palazzo Chigi fra gli alti papaveri della coalizione. Convocata da La Loggia, ministro per la Regioni, vi hanno partecipato Fini, Buttiglione, La Russa, Nania, Volontè, Calderoli e altri.

Qualcuno aveva pensato si trattasse di un incontro pacificatorio dopo le polemiche dei giorni scorsi sulla pretesa necessità di un rimpasto di governo allo scopo di rilanciarne l’azione. In realtà si è parlato di ben altro. E il verbo parlare è improprio se si considera che il colloquio è presto degenerato in turpiloquio. Proprio così. Sono volati gli stracci. Riportiamo per puro dovere di cronaca (anche nelle pagine interne) quanto ci è stato dato sapere, ma confessiamo un certo imbarazzo, perché mai avremmo creduto che la situazione nella Casa delle Libertà fosse tanto grave. Eravamo al corrente come voi delle tensioni, dei contrasti e dei litigi, però non immaginavamo si arrivasse tanto in basso.

Dei presenti alla seduta, il personaggio di maggiore spicco indovinate chi è? Silvio Berlusconi. Il quale prende in mano il pallino e annuncia cosa intende fare per predisporre la maggioranza a vincere le prossime elezioni, sia quelle amministrative sia quelle europee fissate il 13 e 14 giugno.

Punto primo. Modifica della legge elettorale. Abolizione del doppio turno per l’elezione dei sindaci, motivata dal fatto che la Lega pretende di correre in proprio e che gli elettori del centrodestra non amano essere mobilitati due volte a distanza di quindici giorni l’una dall’altra.

Secondo punto. Revisione della legge sulla par condicio. Ogni partito, dice il premier ribadendo una tesi già nota, avrà in tivù uno spazio proporzionato alla propria consistenza numerica. Esempio. Forza Italia ha il 26 per cento, quindi ha diritto a 26 minuti, si fa per dire. Alleanza nazionale ha il 12, quindi, 12 minuti. Figuriamoci la reazione degli ex missini e dei rappresentanti dell’Udc. No caro Cavaliere. Piuttosto, si dia uno spazio ai due schieramenti avversari, poi ciascuno di essi si regolerà seguendo una equa spartizione che non mortifichi né privilegi alcuno.

Quanto alla riforma della legge elettorale, aggiunge Fini, è indispensabile evitarla poiché la partita è già cominciata. Gli stessi concetti, all’incirca, sono espressi da Volontè (Udc). Ed è qui che il premier perde la pazienza e le staffe. Attacca con voce stentorea: «Voi ex democristiani mi avete rotto il cazzo, me lo hai rotto tu e il tuo segretario Follini. Basta con la vecchia politica. Conosco i vostri metodi da irresponsabili. Fate favori di qua e di là e poi raccogliete voti, ma io vi denuncio, non ve la caverete a buon mercato, vi faccio a pezzi. Io le televisioni le so usare e le userò. Chiaro? Mi avete rotto i coglioni. Non mi faccio massacrare due anni e mezzo per poi schiattare come un pollo cinese. Se andiamo avanti in questo modo ci stritolano, lo capite o no, affaristi che non siete altro?».

L’intemerata ammutolisce gli astanti. Volontè ha gli occhi sbarrati. Buttiglione gli tira la giacchetta per impedirgli di rispondere a tono oppure di alzarsi e filarsela. Chi invece si alza e gira i tacchi è Gianfranco Fini, pallido, anzi livido.

Berlusconi non è tipo da sfuriate. Al contrario è avvezzo a ricorrere alla blandizie, e punta a persuadere piuttosto che a intimidire. Se ha mutato registro all’improvviso, significa che ha i nervi logori. Non ne può più di mediare, di rabbonire questo e calmare quello, di predicare la concordia e appellarsi allo spirito di collaborazione. È scoppiato. La menata della verifica lo ha esasperato. Forse non ha idea di come ridurre i poteri a Tremonti e soddisfare le esigenze di An nonché dell’Udc. Inoltre, avverte il pericolo di una nuova sconfitta alle amministrative. E sorvoliamo sulle europee, alle quali è improbabile che la Casa delle Libertà riesca a “iscriversi” con un listone unico, e ciò rischia di indebolire la coalizione, dando l’impressione alla “base” che le beghe distraggano la maggioranza e la conducano alla deriva.

Insomma, Silvio davanti a simili ostacoli ha smarrito la sinderesi.

Oddio, comprendo il suo stato d’animo, lo comprendiamo tutti. Ma abbandonarsi all’ira in momenti delicati e di crisi è deleterio. Perché anche uomini cauti quali Fini non hanno le batterie della tolleranza inesauribili. A furia di strappi la corda è destinata a spezzarsi, e sarebbe un guaio. Se la coalizione va a ramengo, va a ramengo il governo, vanno a ramengo le elezioni.

Poi ci toccherà tornare a votare per le politiche e la sinistra, pur sfranta e sfinita, ha riserve d’energia per risollevarsi e conquistare la prima piazza. Questo, Berlusconi, ripresosi dallo scatto di rabbia, deve averlo intuito. Infatti in serata si è intrattenuto con Follini, e ci auguriamo che la frattura sia stata sanata. Udc e An sono in attesa di una schiarita, consapevoli che senza Berlusconi si affonda, ma con Berlusconi è faticoso galleggiare.

Il problema è aggravato dall’irritazione del capo di governo provocata dal momentaneo accantonamento della legge Gasparri, la cui eventuale bocciatura sarebbe una mazzata mortale per Retequattro, costretta a emigrare sul satellite, anticamera del cimitero.

Comunque Berlusconi non è bollito, nossignori. È semplicemente stato strinato dal fuoco sotto la sedia. Sarà obbligato a estendere il lifting alla schiena dove la carne si fa morbida.

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