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Ivan Berni
Il tunnel nemico dell'ambiente
18 Gennaio 2010
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Un paio di osservazioni basate sul puro buon senso, e la mega opera a orientamento automobilistico anni ’50 si presenta per la schifezza che è. La Repubblica ed. Milano, 18 gennaio 2010 (f.b.)

Uno sparatraffico che sputazza macchine sopra e sotto, come una fontana dai mille zampilli. Eccolo il tunnel Expo-Linate: sarebbe piaciuto da pazzi ai futuristi del primo Novecento. Marinetti ci avrebbe composto un´ode per l´ardimento del progetto e la sfida al "mondo dei lenti e dei molli", quelli che un secolo fa si ostinavano pateticamente a opporsi all´avvento dell´era delle macchine.

Eccolo, il tunnel Expo-Linate: una "grande opera" buona per sistemare il portafoglio commesse di qualche grande impresa di costruzione, il portafoglio crediti di qualche grande banca, i conti di grandi cooperative e di consorzi o consessi come la Compagnia delle Opere. Un buco lungo 14 chilometri e mezzo, l´ennesimo, nel groviera del sottosuolo milanese, dal modico costo di 2,5 miliardi, per far attraversare da Est a Ovest la città da un fiume di auto. Quelle stesse auto che da almeno un quarto di secolo quella stessa città cerca, senza successo, di respingere ai limiti dei suoi confini. Per non morire soffocata.

Dunque Letizia Moratti e la sua giunta insistono. E non importa un fico secco che anche il più disinformato degli osservatori si renda conto dell´assurdità di un progetto che dovrebbe collegare un aeroporto in forte ridimensionamento (o dismissione) con il quartiere fieristico dall´altra parte della metropoli; della follia di un tracciato che si sovrappone a una nuova linea del metrò e al passante ferroviario; dell´insostenibilità dei cantieri di un´opera simile in contemporanea a quelli di tre nuove linee del metrò; dell´incertissima sostenibilità economica dell´impresa, che si dovrebbe ripagare con pedaggi da 13 euro per vettura e che, non raccontiamo fandonie, può reggersi soltanto mungendo ingenti risorse pubbliche.

«Il tunnel si deve fare, altrimenti non voto il Pgt», tuona il vecchio consigliere comunale Alberto Garocchio, ex democristiano, decano dell´aula di Palazzo Marino e, soprattutto uomo da sempre vicino alla Compagnia delle Opere e a Comunione e liberazione. Garocchio, almeno, ha il pregio di dire le cose come stanno. Ora sarebbe bene mettere le cose in chiaro, sempre che si consideri prioritario l´interesse generale e che la guerra al traffico, allo smog e alle polveri sottili non sia una buffonata: questo tunnel è nemico di qualsiasi progetto di risanamento dell´aria di Milano perché porta nuovo traffico in città, anziché limitarlo. E insieme al traffico porta nuovo inquinamento.

Chi si ostina a sostenere il contrario, e fra questi anche il presidente uscente della Regione Roberto Formigoni, dà prova di scarsa o nulla sensibilità ambientale. O di smodata sensibilità elettoral - clientelare, dati i tempi: vedete voi. Del resto lo dicono i numeri forniti dagli stessi promotori della "grande opera": il tunnel avrebbe una capacità di transito di 100mila veicoli al giorno mentre il punto di pareggio, oltre il quale il gestore comincerebbe a guadagnare, è al di sopra dei 50mila utenti-giorno. Veicoli in gran parte provenienti da fuori città, che, invece, l´amministratore previdente e preoccupato della salute pubblica dovrebbe assolutamente evitare di portare all´interno. Anche in considerazione dell´evoluzione dell´Ecopass in congestion charge, ovvero in un ticket d´ingresso esteso a tutti i veicoli. A meno che non si scambi, ancora una volta, una misura antismog come un pretesto per far cassa.

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