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Riccardo Chiari
Il tram non entusiasma i fiorentini
6 Gennaio 2009
Firenze
Al referendum sulla tramvia vota solo il 40%. Ma vincono i no alle nuove linee. "Uno stop per il centrosinistra fiorentino". Il manifesto, 19 febbraio 2008

Firenze Se il giorno dopo le elezioni hanno vinto tutti, figuriamoci dopo un «referendum consultivo» fatto otto anni dopo le ripetute decisioni del consiglio comunale in materia. Se poi il popolo decide a larga maggioranza di non andare a votare, diventa ancora più complicata la traduzione politica della consultazione tutta fiorentina sulle linee 2 e 3 della futura tramvia. I numeri raccontano che solo il 39,4 dei residenti si è recato alle urne. Al primo turno delle elezioni comunali del 2004 - unico raffronto possibile - erano stati il 77%. Quasi il doppio. Una sorpresa la scarsa affluenza al referendum, nonostante sia diventato un tormentone nella piccola città? Piuttosto la dimostrazione che la consapevolezza dei singoli da queste parti non è ancora diventata merce rara. Invece la sorpresa arriva al momento di scrutinare le schede. Seppur di misura (51,9 contro 48,1% sulla linea 3, 53,8% contro 46,2% sulla linea 2 che sfiora piazza del Duomo) prevalgono i contrari al sistema tramviario. Un risultato che muove all'esultanza i referendari di centrodestra (in grande maggioranza), e anche quelli di sinistra all'interno dei Comitati dei cittadini. Un risultato che soprattutto, forse per la prima volta, segnala una battuta d'arresto della pur radicatissima macchina elettorale del centrosinistra fiorentino. Che complice il referendum si era di fatto ricompattato, almeno nei suoi stati maggiori. Una quasi obbligata necessità, su cui aveva puntato tutte le sue fiches il sindaco Leonardo Domenici. Scivolato invece su una buccia di banana quando era a un passo dal traguardo. Le pentole e i coperchi.

Va da sé che, come detto esplicitamente anche prima di domenica scorsa, nulla cambia sul fronte strategico della grande opera. Votata all'epoca (era il 1999) da una rappresentanza istituzionale di due terzi del consiglio comunale. Statuto alla mano, Domenici sul punto è esplicito: «Nel referendum non è stato raggiunto il quorum del 50% più uno degli aventi diritto. Inoltre a favore della revoca delle delibere si è espresso circa il 20% dei cittadini. E nessuna amministrazione può pensare di revocare gli atti perché il 20% dei cittadini si è espresso contro». Potrebbe cambiare parecchio invece sul versante della effettiva realizzazione delle linee 2 e 3 della tramvia. Un esempio: dalla Camera del lavoro il segretario Mauro Fuso oggi fa sapere: «La stragrande maggioranza dei cittadini non è contraria alla tramvia, ma in tanti sono contrariati da tempi e modalità dei lavori: ritardi, intoppi, disagi, cambi di progetto in corsia. Per questo fin da ora rilanciamo al Comune la proposta di inserire negli appalti per le prossime linee (appunto la 2 e la 3, ndr) la possibilità di contrattare le attività su più turni. Anche notturni dove possibile». In altre parole una piccola ma non trascurabile rivoluzione dei costumi cittadini. A patto che si sia la volontà politica, s'intende.

Sempre a norma di Statuto, la mancanza del quorum eviterebbe il consiglio comunale tematico sulla tramvia. Ma nel salone de'Dugento se ne discute ugualmente. Domenici interviene, assicura l'apertura di un «tavolo sulla mobilità per arrivare a un piano integrato metropolitano», e a seguire una «concertazione tecnica sulle modalità di realizzazione dell'opera con i soggetti interessati, operatori economici e residenti». Poi il sindaco se ne va. E non ascolta Ornella De Zordo di Unaltracittà, astensionista dichiarata che replica secca: «Da otto anni in città manca un piano urbano della mobilità (il precedente fu affossato da Domenici come primo atto del suo lungo mandato amministrativo, ndr), oggi si sente parlare di un piano integrato della mobilità. Complimenti».

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