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Sonny Imbaraj
Il terremoto risveglia le paure dello Tsunami
22 Maggio 2006
Articoli del 2005
In diretta le prime reazioni e informazioni locali al nuovo terremoto, che nonostante stia passando in secondo piano nelle notizie occidentali, ha fatto come minimo 2.000 vittime, oltre a enormi danni materiali. Dall'Asia Times, 30 marzo 2005 (f.b.)

Titolo originale: Quake shakes up tsunami fears – Traduzione per Eddyburg di Fabrizio Bottini

BANGKOK – Le organizzazioni di soccorso tentano di raggiungere l’isola indonesiana di Nias, dove si teme siano morte più di 2000 persone in seguito al forte terremoto di lunedì notte al largo della costa dell’Indonesia, che ha diffuso in tutta l’Asia panico e timori che arrivasse un altro tsunami assassino.

Nelle ore immediatamente successive alla scossa milioni di persone della regione, ancora in fase di recupero dopo le devastanti onde che hanno colpito le coste il 26 dicembre, hanno atteso con ansia la conferma che le forti scosse di Sumatra non avessero innescato un disastro simile. Quando le temute onde provocate dal sisma non si sono mostrate, le agenzie di soccorso hanno cominciato a mobilitare i propri mezzi.

”Stiamo preparando i materiali per l’emergenza da inviare e i nostri elicotteri sono pronti a decollare verso l’arcipelago delle isole di Nias” ha dichiarato a Inter Press Service Bekele Geleta, capo delegazione per il sud-est asiatico della Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

”La Croce Rossa indonesiana ritiene di avere soccorsi sufficienti a Sumatra.I suoi elicotteri partiranno presto, concentrandosi sulle isole dell’arcipelago di Nias. Un aereo Cessna della Croce Rossa decollerà dalla capitale di Sumatra, Medan, per controllare la linea di costa” aggiunge Geleta.

Ma nonostante le forniture di soccorsi siano sufficienti, il rappresentante della Croce Rossa ammette che le carenze nelle comunicazioni rallenteranno le operazioni di soccorso. “Il collegamenti con la zona di costa indonesiana prospiciente a Nias sono statti interrotti. È importante tentare di ristabilirli entro le prossime ventiquattro ore”.

In vicepresidente indonesiano Jusuf Kalla ha dichiarato alla BBC che teme possano essere morte fino a 2.000 persone sull’isola di Nias, una rinomata località per il surf non lontana dall’epicentro del sisma. Comunque, ha dichiarato, questa cifra si basa su una valutazione degli edifici colpiti, non su un conteggio dei cadaveri. Circa l’80% dei fabbricati della città di Gunungsitoli sono stati danneggiati, continua Kalla. Funzionari locali avevano dichiarato in precedenza che si temevano 300 morti.

Il sisma, con una magnitudo di 8,7 gradi sulla scala Richter, ha colpito a 205 chilometri nord al largo dell’isola indonesiana di Sumatra, e le scosse sono state avvertite sino alla Malesia e Thailandia. Il servizio geologico USA (USGS) ha dichiarato che la scossa si è verificata circa 30 km al di sotto del fondale marino, 250 chilometri a sud-est di Banda Aceh, capoluogo della provincia di Aceh. L’epicentro si colloca a soli 177 chilometri a sud-ovest di quello del 26 dicembre che ha scatenato lo tsunami, uccidendo circa 300.000 persone in dodici paesi dell’area del Oceano Indiano

”È una parte della medesima placca da cui è partita la sollecitazione del 26 dicembre” ha dichiarato all’Inter Press Service Carolyn Bell dell’USGS americano. “È stata una scossa forte. Si tratta di una zona molto attiva dal punto di vista sismico”.

Aggiunge Jan Egeland, coordinatore delle unità di soccorso delle Nazioni Unite per il segretariato generale agli aiuti umanitari: “Questa non è una scossa di assestamento: è una vero e proprio grande terremoto, da 8 a 9 sulla scala Richter”.

La scossa ha spinto Indonesia, India, Malesia, Sri Lanka e Tailandia ad annunciare il pericolo di un imminente tsunami, e le autorità della regione dell’Oceano Indiano sono state allertate dallo United States Pacific Tsunami Warning Center ad agire immediatamente, compresa l’evacuazione delle coste sino a 1.000 chilometri dall’epicentro, e un continuo monitoraggio per verificare l’eventualità di ulteriori evacuazioni. È stato riferito che la polizia tahilandese utilizza fari sulle coste per vigilare sull’arrivo di onde giganti.

Ken Hackett, presidente del Catholic Relief Services americano, era a Medan quando il terremoto ha colpito lunedì notte.

”Siamo stati svegliati poco dopo le 11 di sera. Abbiamo sentito una forte scossa nell’albergo, e siamo stati evacuati brevemente, prima di poter ritornare alle nostre stanze” ha dichiarato in un’intervista. “Per dare un’idea dell’intensità del terremoto, Medan si trova sulla parte opposta dell’isola rispetto all’epicentro. Le onde sismiche devono attraversare una larga catena di montagne prima di raggiungere la città”.

”Mentre vi parlo, il sole non è ancora spuntato. Non sappiamo quanti danni abbia provocato questo terremoto. Ma sappiamo che si è scatenata un’onda di paura [è come se] gli abitanti delle coste già colpite stiano rivivendo lo tsunami”.

Secondo alcune notizie dalla provincia di Aceh in Indonesia (dove sono morte 126.000 persone e altre 93.000 risultano disperse dopo lo tsunami del 26 dicembre) gli abitanti del luogo sono fuggiti da case e tende dopo aver afferrato in fretta e furia qualche fagotto di vestiti. Molti piangevano, saltavano nelle auto, sulle motociclette e taxi a pedali per dirigersi verso zone più elevate.

Il terremoto di magnitudo 8,7 è stato avvertito fino all’isola turistica di Phuket nel sud della Tahilandia, e anche in alcuni edifici alti di Bangkok. Abitanti e turisti sulla spiaggia di Patong a Phuket sono corsi fuori da case e alberghi, saltando su qualunque veicolo a disposizione per allontanarsi dalla costa.

”Sento automobili rombare dappertutto, Le strade sono nel caos. Ora devo correre fuori dall’albergo” ha dichiarato una reporter televisiva locale in diretta da Phuket.

In Malesia, decine di migliaia di persone si sono precipitate fuori dalle case e alberghi quando il terremoto ha colpito. L’uomo d’affari di Penang Lee Beng Tatt, che abita al quindicesimo piano di un condominio, ha raccontato al quotidiano The Star che era nel bagno, quando ha notato l’acqua del water agitarsi”.

”I mulinelli sono diventati più intensi, fino a quando non è uscita acqua dalla tazza. Con mia moglie e mio figlio siamo corsi in fretta fuori dall’appartamento, fino al pianterreno”.

Il capo della polizia di stato di Penang, vicecommissario Christopher Wan, dichiara che è stato emesso un allarme tsunami precauzionale, diretto a chi risiede lungo la linea di costa.

”La polizia costiera della regione settentrionale ha anche emesso un allarme rivolto ai pescatori in mare. Sono state anche impiegate imbarcazioni della polizia per monitorare la situazione dal largo” ha riferito Wan a The Star. “Funzionari della polizia sono presenti in modo continuo lungo la linea di costa. Non vogliamo essere colti di sorpresa come l’ultima volta”.

Anche se il numero di vittime a Penang il 26 dicembre è stato relativamente basso, con soli 68 morti riportati, le onde giganti hanno quasi spazzato via i villaggi dei pescatori, gli accampamenti e i negozi lungo la costa dell’isola malese.

La tragedia dello tsunami ha provocato un flusso di aiuti senza precedenti da tutto il mondo, anche se come ha dichiarato la Asian Development Bank a un recente incontro internazionale di paesi donatori, governi dell’area e agenzie di soccorso, mancano ancora 4 miliardi di dollari promessi per la ricostruzione in India, Indonesia, Maldive e Sri Lanka.

L’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli aiuti umanitari (OCHA) ha dichiarato lunedì che i propri funzionari stavano discutendo con il governo indonesiano il tipo di azioni da intraprendere una volta stabiliti gli effetti di quest’ultimo terremoto.

Nota: qui il testo originale sul sito di Asia Times(f.b.)

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