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Jodi Wilgoren
Il sindaco di Chicago ora sembra un po’ meno “eletto a vita”
23 Maggio 2006
Articoli del 2005
Per la serie sui sindaci delle metropoli, una storia vagamente "provinciale", almeno nella terza città USA! International Herald Tribune, 18 dicembre 2005 (f.b.)

Titolo originale: Chicago’s “Mayor for Life” seems less so - Traduzione per Eddyburg di Fabrizio Bottini

CHICAGO – il sindaco Richard M. Daley stava spiegando il superamento per 48 milioni di dollari del costo di un terminal all’Aeroporto Internazionale O’Hare quando un frequentatore regolare delle sue conferenze stampa ha chiesto se, fra cinque o dieci anni, presenterà scuse del genere per il fatto che il suo ampliamento dell’aeroporto da 15 miliardi ha sforato il preventivo.

“Sarò ancora qui, fra cinque o dieci anni?” l’ha interrotto Daley, cercando di sfuggire alla questione con un sussulto di sorpresa. “Grazie!”

Nel passato, nessuno avrebbe messo in dubbio la longevità di Daley, un Democratico i cui incredibili margini di vantaggio in quattro rielezioni gli hanno fatto ereditare il titolo originariamente appartenente a suo padre, il leggendario boss politico Richard J. Daley: Sindaco a Vita. Le cose sono cambiate quest’anno con l’esplodere di un enorme scandalo di corruzione su consulenze e contratti che ha portato a 30 incriminazioni, una dozzina di dimissioni dal gabinetto del sindaco, e all’interrogatorio dello stesso Daley dai magistrati federali.

Ora, anche se Daley continua ad essere celebrato a livello nazionale come il miglior primo cittadino degli Stati Uniti – audace e visionario costruttore che ha rivitalizzato il centro e rinnovato le scuole pubbliche – si trova di fronte a un’opposizione senza precedenti in un Consiglio che controllava da lungo tempo, e potrebbe trovarsi di fronte il primo serio sfidante alle elezioni da quando è entrato in carica.

Burbero e sarcastico, propenso alle gaffes, il sessantatreenne Daley in quest’ultimo difficile anno è pubblicamente scoppiato in lacrime e di rabbia, ma si scrolla di dosso qualunque traccia degli scandali quando afferma in una intervista recente “Si va avanti, non si può vivere nel passato”.

Così continua a parlare della sua passione di sempre, l’istruzione, o della nuova ossessione, la concorrenza della Cina. Ha festeggiato il trionfo nelle World Series dei suoi amati White Sox. E attraversando le strade dei più remoti quartieri della terza più grande città d’America, prende nota di lampioni rotti, fioriere vuote e recinzioni da riparare, assicurandosi poi personalmente che venga fatto.

Ma la corruzione è stata l’oggetto della prima domanda – cambierà la sua agenda? – dopo un discorso a un gruppo organizzato. La nomina di tre nuovi commissari lo scorso mese è stata oscurata dalle voci secondo cui c’erano problemi nell’attirare competenze al Municipio. Durante il suo ultimo discorso alla presentazione del bilancio annuale, c’erano manifestanti all’ingresso con cartelli che dicevano “Soldi per la gente, non per gli scandali”.

“Il suo guaio principale è col governo federale” dice John Callaway, osservatore di lunga data della politica cittadina ed ex conduttore di un programma di questioni pubbliche, “ Chicago Tonight”. “Chi sono le persone di grado più elevato sinora incriminate o sentite? Cosa diranno di quanto sapeva il sindaco, mentre lui dice di non sapere?”

I magistrati hanno dipinto un quadro di “frode pervasiva” nelle nomine, dicendo che la città sistematicamente ha violato le ordinanze della corte federale contro i favoritismi utilizzando criteri politici anziché di merito, come base per selezionare i candidati a incarichi pubblici. Il sindaco insiste di non essersi mai interessato di nomine, avendo spostato a un ufficio apposito tutte le decisioni sul personale, nominando anche un controllore interno con un grasso bilancio.

Il deputato Jesse Jackson Jr., figlio dell’altro famoso uomo politico cittadino e principale candidato alla carica di sindaco per il 2007, ha detto che secondo un sondaggio commissionato in novembre gli elettori si sentivano offesi dallo scandalo, ma che avevano ancora un elevato giudizio del sindaco.

“Cambiare il sindaco è come cambiare Chicago,” dice Jackson. “Tanta gente non vuole la corruzione, ma non vuole nemmeno cambiare la città”.

Chicago ha avuto un Sindaco Daley per tutti gli ultimi 50 anni, tranne 13: Richard Primo, come chiamano ora il padre, dal 1955 sino alla morte nel 1976, e “Little Richie,” il figlio maggiore, dal 1989. Richard M. firma documenti e posa per le foto dietro l’enorme scrivania di legno che fu di suo padre (e un ritratto di Richard J. guarda sul lungo tavolo riunioni dove il sindaco svolge gran parte del lavoro quotidiano, senza giacca).

Ex eletto all’assemblea statale e procuratore, Daley è stato allevato per questo incarico, e non aspira ad altro.

“Non vuole diventare governatore, senatore, presidente, vice presidente, membro di gabinetto, niente di tutto questo” dice suo fratello William Daley, segretario al commercio durante la presidenza di Bill Clinton e ora vicepresidente della banca Chase. “Il suo interesse è totalmente su una unica cosa: la città”.

Cattolico di origine irlandese, il sindaco non beve più caffè dall’anno scorso come fioretto di quaresima, sostituito da tè verde a colazione, succhi di frutta durante la giornata. Non guida una macchina da un quarto di secolo, ma percorre spesso le strade della città in bicicletta. È da poco nonno, e suo figlio è entrato da poco nell’Esercito; un altro figlio è morto di spina bifida a due anni.

Sostenuto da un’economia dei servizi in forte crescita e parallela caduta della criminalità negli anni ‘90, Daley ha guidato la rinascita di questa ex capitale industriale sulle coste del Lago Michigan, invertendo la perdita di popolazione con grossi investimenti nei quartieri più vicini al centro terziario, di cui è fra i 70.000 residenti con la moglie, fra gli edifici sviluppati in altezza e i lofts che sbocciano come fiori. Gioiello della corona, qui, il Millennium Park, pezzo da 475 milioni di dollari, esposizione di architetture e sculture che, nonostante il ritardo di quattro anni nell’inaugurazione e il costo doppio del preventivo, ha entusiasmato turisti, residenti e critici d’arte.

Nel 1995, Daley si è impossessato del controllo del consiglio scolastico, primo di molti altri sindaci di grandi città che l’hanno seguito. Ha pompato 4 miliardi dentro al sistema per realizzare 38 nuovi edifici, ha esteso i programmi pre-scolastici, post-scolastici ed estivi, portando a un costante aumento nei livelli standard di valutazione, che restano comunque bassi.

“Per quanto riguarda le scuole pubbliche, è stato davvero il nostro Mosé” dice J. Thomas Cochran, direttore della U.S. Conference of Mayors. “Con Daley abbiamo avuto due anni di valutazioni 101, 102, 103 e 104 delle scuole pubbliche. Dieci anni fa non ne parlavamo, ma lui ci ha insegnato che se non si fanno funzionare le scuole la gente abbandona le città”.

Lo stesso Daley afferma che “la priorità centrale di questa amministrazione, una e unica, sono le scuole pubbliche”.

L’eredità forse più tangibile di Daley è l’aspetto esteriore di Chicago, sia nei luccicanti quartieri centrali che nei numerosi quartieri popolari un tempo famigeratamente degradati. Da quando è entrato in carica, nella città si sono piantati 400.000 alberi, si sono aggiunti spazi verdi per 80 ettari, e realizzate fasce verdi stradali che si estendono per 110 chilometri. In primavera i viali sono tappezzati da migliaia di tulipani colorati, i fiori preferiti dalla moglie.

Fra le principali differenze col Sindaco Daley Primo, ci sono i profondi rapporti che ha saputo sviluppare con le minoranze, in una città i cui 2,9 milioni di abitanti sono per il 36% afroamericani, 31% bianchi, 26% ispanici. Eletto la prima volta col solo 2% del voto nero, ora ha il consenso di almeno il 25% dei neri, e ha evitato una vera opposizione, in questa città di tribù politiche etniche, almeno in parte investendo nei quartieri delle minoranze.

Ma Jackson dice che la Chicago di Daley è stata “la storia di due città” il centro brillante sul lungolago o i quartieri settentrionali che vantano “tre posti di lavoro per ogni persona”, e le parti meridionali (rappresentate da Jackson) “dove ci sono più o meno sessanta persone ogni posto di lavoro”.

I dissidenti, che di solito erano zittiti rapidamente, sull’onda degli scandali hanno iniziato a trovare seguito in Consiglio. Questo mese è stata approvata un’ordinanza che vieta il fumo nei ristoranti, a cui si opponevano il sindaco e i suoi sostenitori nel mondo degli affari.

Una proposta per introdurre contratti di privatizzazione è stata oggetto di numerose riunioni quest’estate, e sarà portata al voto probabilmente molto presto. Nelle assemblee sul bilancio, i membri del consiglio sono stati molto più critici di quanto non si ricordi sia mai accaduto prima, nei confronti sia del sindaco che dei suoi capi dipartimento.

Anche se sono stati i titoli di prima pagina di quest’anno sullo scandalo corruzione ad aver intaccato maggiormente il capitale politico di Daley, il punto di svolta è collocabile poco dopo la sua rielezione nel 2003 quando, nel cuore della notte, con decisione unilaterale chiuse Meigs Field, il piccolo aeroporto del centro città, mandando le ruspe a tagliare delle grandi X sulla pista.

Daley parlò di problemi di sicurezza legati agli attacchi terroristici del 2001, ma molti videro solo una mossa dittatoriale per realizzare il sogno a lungo coltivato di trasformare quell’aeroporto, vicino a casa sua, in un parco sul lungolago.

“La gente diceva lo so che è arrogante, lo so che ha troppo potere, lo so che non ha opposizione politica” ricorda Callaway, analista politico di lunga data, “ma è il modo in cui ha chiuso Meigs Field, credo, che ha spezzato la fiducia di molte persone”.

Secondo Callaway, Daley e suo padre condividono una grande debolezza: “non si fidano davvero di nessuno”. Ecco perché, dice, nessuno dei Daley ha fatto niente per allevarsi un successore.

Invece, Richard il Giovane ha iniziato ancora una raccolta di fondi e nominato un nuovo responsabile del comitato per la sua campagna.

Quando gli hanno chiesto se avrebbe concorso per un sesto mandato - e quindi a una durata superiore a quella di suo padre - Daley ha risposto “Il giorno in cui sarò stanco, mi ritirerò”.

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