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Curzio Maltese
Il signore degli spot
6 Aprile 2006
Articoli del 2005
Mentre negli USA va in galera una giornalista che protegge le sue fonti, in Italia si tenta di sostituire l'informazione con la propaganda. Da la Repubblica del 7 luglio 2005

Curzio Maltese Il signore degli spot

Se pensiamo che si tratta del maggiore strumento di formazione dell’opinione comune, regalarlo al profeta della Merce è un bel gesto. Da la Repubblica del 7 luglio 2005

NEL FINALE di partita il centrodestra ha deciso di non risparmiare nulla, soprattutto il senso del ridicolo. L´ultima trovata della maggioranza è proporre Giulio Malgara presidente della Rai. Il braccio destro pubblicitario di Berlusconi, l´inventore dell´Auditel. Uno così alla presidenza della tv pubblica rappresenta un ossimoro vivente, più o meno come il conte Dracula alla presidenza dell´Avis, Michael Jackson commissario per l´infanzia o Calderoli alle riforme istituzionali. Il centrosinistra, che ha diritto di veto, ha già detto che non se ne parla neppure. Un conto sono le tentazioni di inciucio. Altro è una resa incondizionata a un potere moribondo e pur sempre arrogante.

RIMANE il tentativo ingenuamente furbo e al solito sostenuto da un eccessivo ottimismo riguardo all´altrui dabbenaggine. A riprova di un declino della destra senza dignità ma anche senza intelligenza, disperato e buffo, all´insegna del "si salvi chi può". Ciascuno a modo suo. I centristi si defilano e lasciano il cerino a un Berlusconi da bruciare. Fini distribuisce gli ultimi posti, finché dura. La Lega recupera la logora bandiera della secessione, stavolta anche dall´Europa. E Berlusconi che altro può fare se non dare un altro giro di vite all´informazione, blindare la fortezza del monopolio televisivo? Nella speranza massima che gli italiani siano abbastanza rimbecilliti di televisione da non vedere più la realtà o in quella minima di limitare i danni, portando al voto qualche milione di casalinghe e pensionati teledipendenti. La clientela preferita di Malgara, appunto.

Ma che cosa potrebbe ancora fare per Berlusconi la Rai di Malgara che non abbiano già fatto le edizioni passate? In questi anni la tv pubblica ha costituito il vero instrumentum regni del Cavaliere, assai più di Mediaset. Il salotto amico di Bruno Vespa gli ha organizzato la campagna elettorale e la messinscena spettacolare del contratto con gli italiani. Telegiornali e programmi d´informazione, una volta epurati i Biagi e i Santoro, sono serviti a sostenere tutte le campagne governative. A cominciare dalla gigantesca montatura di Telekom Serbia che avrebbe dovuto servire a spazzar via l´intero gruppo dirigente del centrosinistra ed è naufragata grazie alle inchieste di D´Avanzo e Bonini su Repubblica. Per quattro anni la Rai ha censurato ogni notizia sgradita al governo e ignorato movimenti di massa come le marce pacifiste e i girotondi per dare uno spazio enorme alle favole sull´economia della maggioranza. Gli eventi culturali sono diventati una sfilata di vecchi nani e nuove ballerine al seguito della corte governativa. Berlusconi è infine apparso su tutti i canali con la frequenza del segnale orario. Si può serenamente concludere che il limone è stato spremuto fino all´ultima goccia. Il laboratorio italiano ha confermato che la televisione è uno strumento potentissimo, il luogo principe della lotta politica. Ma per fortuna non è o non sembra in grado di sostituirsi alla realtà.

Ora Malgara è uomo d´indubbia fantasia e di risorse insospettabili. La sua devozione al capo non è inferiore a quella di un Fede. Ma che cosa potrebbe escogitare? Forse sostituire la sigla del Tg1 con l´inno di Forza Italia, come certo avrà già pensato da tempo Clemente Mimun. Oppure produrre una fiction direttamente sulla vita e i miracoli di Berlusconi e famiglia, invece delle solite menate trasversali sui fascisti buoni e i partigiani cattivi, gli avvocati onesti e i magistrati pazzi e criminali. A quel punto però scatterebbe il rifiuto del pubblico, già ben allenato a cambiare canale ogni volta che compare un doppiopetto più un lifting. È insomma quasi un peccato non poter vedere all´opera la Rai di Malgara. Così come spiace non poter vedere un giorno uno staterello pedemontano, con la lira per moneta e Borghezio premier, e seguirne l´infallibile rovina. Utopie sospese fra il terribile e la comicità sublime, come il laboratorio di Frankenstein di certi film impressionisti, con la cartapesta che trema sotto i lampi.

La Rai di Malgara è destinata a rimanere soltanto il segnale di una malattia politica. L´incapacità di una destra anomala che si credeva immortale di venire a patti con la realtà del proprio declino, trasformarsi in una destra europea e guadagnarsi in questo modo un futuro oltre Berlusconi.

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