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Teresa Cannarozzo
Il recupero del centro storico di Palermo: analisi di un processo
21 Gennaio 2010
Altre città italiane
Una sintetica storia della pianificazione del centro storico del capoluogo siciliano, in vista di un convegno dell’Ancsa e dell’Inu (4-5 febbraio 2010)

1. Il processo di recupero: strumenti e attori

Il recupero del centro storico è partito nella prima metà degli anni ‘90 attraverso la pianificazione esecutiva, rappresentata prevalentemente dal piano particolareggiato noto come P.P.E.[1] Gli interventi privati di recupero sono stati sostenuti da finanziamenti stanziati dalla Regione con la legge finanziaria n. 15 del 1993 e gestiti dal Comune di Palermo attraverso sei bandi che hanno avuto grande successo[2].

Palermo è una delle poche città d’Italia che si è dotata in tempi brevi (1989-1993) di uno strumento urbanistico organico per il recupero del centro storico e questa esperienza ha avuto molto risalto nella letteratura specialistica. Si tratta di un piano culturalmente condivisibile, che si basa sulla conoscenza storica della città e del patrimonio edilizio, utilizzata come matrice delle scelte progettuali[3].

Bisogna riconoscere anche che si tratta di un piano “efficace” facilmente consultabile e utilizzabile da parte degli operatori privati e dei tecnici comunali, che ha consentito l’apertura di numerosissimi cantieri di recupero edilizio residenziale, che ha creato un mercato immobiliare prima inesistente, che ha ampliato l’offerta di attività culturali pubbliche e private e che ha rivitalizzato molte aree del centro storico, inducendo contemporaneamente una certa quota di sostituzione sociale[4].

I soggetti attuatori degli interventi sono stati prima di tutto la stessa Amministrazione Comunale, la Soprintendenza ai Beni Culturali, i privati singoli e aggregati, l’Istituto Autonomo Case Popolari, l’Università tramite l’Opera Universitaria[5]. Più recentemente sono stati coinvolti come titolari di contributi pubblici gli imprenditori, le società immobiliari e i commercianti, mentre non è finora andato in porto il coinvolgimento delle cooperative edilizie.

2. L’attuazione del P.P.E.: risultati e criticità

Il recupero è partito con lentezza e con un certo spreco di risorse finanziarie erogate “a pioggia” a causa di errori di strategia contenuti nei primi bandi; ha avuto una notevole accelerazione quando dopo il 2001 è stato emanato il quinto bando che ammetteva al contributosocietà immobiliari o imprese edili e che privilegiava l’intervento su intere unità edilizie, dando la priorità a quelle fortemente degradate.

Oggi il processo di recupero del centro storico è visibile in molte zone della città, ma si manifesta prevalentemente come una somma di “recuperi edilizi” attuati prevalentemente da privati sulle piazze e sulle vie di maggior pregio; non investe la riqualificazione degli spazi pubblici, non prevede una quota significativa di edilizia residenziale pubblica e non è guidato da “politiche pubbliche” cioè indirizzi sulle attività e le funzioni da privilegiare, al di là dell’enfasi sulla ricettività turistica e alberghiera.

Il processo di recupero è sottolineato dall’apertura di nuove attività commerciali come agenzie immobiliari, agenzie di viaggio, negozi di prodotti etnici e phone-center gestiti da extra-comunitari, gallerie d’arte, ristoranti, pub, enoteche, piani bar, che scatenano una frenetica vita notturna ed entrano in conflitto con i pochi residenti.

I prezzi degli immobili sono cresciuti enormemente e si assiste a una fervida compravendita di edifici anche abitati. Ciò prelude all’allontanamento degli abitanti siano essi indigeni o extra-comunitari e alla sparizione dei piccoli esercizi commerciali e artigianali. Rischiano grosso anche i grandi mercati storici all’aperto che contribuiscono in maniera irrinunciabile a conferire identità al centro storico[6].

In sintesi si stanno verificando dei notevoli cambiamenti che dovrebbero essere monitorati e analizzati dall’amministrazione comunale per introdurre regole e correttivi.

Per altri versi l’attuazione del recupero del centro storico e la prefigurazione dell’assetto urbanistico generale della città non possono essere considerati separatamente, ma devono far parte di una strategia unitaria, in grado di dislocare adeguatamente risorse e interessi, in un disegno organico di riqualificazione della città, in grado di ridare dignità urbana sia al centro che alle periferie. Questa visione organica si rivela ineludibile se consideriamo il sistema della viabilità, del trasporto pubblico, della mobilità, della sosta, della pedonalizzazione, a partire da un problema cruciale che il P.P.E. provò a indicare: l’incompatiblità dei flussi di traffico pesante sul Foro Italico e sulla Cala con la riqualificazione della città storica e con la riproposizione di un rapporto felice tra la città e il mare[7].

3. Ipotesi di prospettiva

Ferma restando l’opportunità del coordinamento prima accennato, si potrebbe mettere in cantiere una rivisitazione parziale del P.P.E. sulla base dei risultati conseguiti, dell’esperienza maturata, con riferimento all’evoluzione del contesto, senza snaturarne le qualità positive e l’efficacia.[8]

Una delle riflessioni dovrebbe partire dalla consistenza del patrimonio edilizio storico del centro storico e dalla densità edilizia. Il centro storico presenta massicce volumetrie, pochi spazi aperti, una rete viaria di ampiezza modesta. La densità edilizia in alcuni casi supera i 9 metri cubi per metro quadro. Questa condizione, comune ad altri grandi centri storici, ha origine dai processi di crescita della città entro le mura e dal continuo inurbamento di abitanti alla ricerca della sicurezza e delle opportunità derivanti dalla condizione urbana. Questo meccanismo ha fatto si che nei secoli si costruisse dappertutto, che il patrimonio edilizio storico crescesse e in altezza e in superficie, a volte sacrificando perfino piazze, cortili e reti viarie.

Inoltre esiste, anche se in precarie condizioni, una grande quantità di patrimonio edilizio monumentale storico di proprietà della chiesa, di privati, di enti e istituzioni (222 edifici

[1] Il Piano Particolareggiato Esecutivo (P.P.E.) commissionato dalla giunta Orlando a Leonardo Benevolo, Pierluigi Cervellati, Italo Insolera nel 1988 è stato approvato dalla Regione nel 1993. Gli altri piani particolareggiati coevi sono il Piano dell’Albergheria e i quattro piani di recupero Italter che interessano porzioni limitate della città storica. V. Teresa Cannarozzo Il piano per il centro storico di Palermo in Urbanistica Informazioni n. 107/1989; Approvato il piano per il centro storicodi Palermo in Urbanistica Informazioni n. 118/1991; Palermo: completati i piani per il centro storico in Urbanistica Informazioni n. 119-120/1991.

[2] La legge stanzia 170 miliardi di vecchie lire, di cui 50 miliardi per l’anno 1993. I bandi sono disciplinati dalla legge regionale n. 25/1993 che contiene ulteriori disposizioni per il recupero del centro storico.

[3] V. Teresa Cannarozzo, Palermo tra memoria e futuro. Riqualificazione e recupero del centro storico, Palermo, Publisicula Editrice, 1996.

[4] V. Teresa Cannarozzo, Centro storico di Palermo: dopo il PPEinUrbanistica Informazioni n. 193/2004.

[5] I dati quantitativi sono documentati nell’articolo di Marilena Orlando L’attuazione del recupero del centro storico: soggetti e strumenti inUrbanistica Informazioni n. 193/2004.

[6] Mi riferisco per es. ai mercati popolari che si trovano nel centro storico di Palermo e che contribuiscono ad arricchire l’identità urbana. V. Teresa Cannarozzo Centri storici in Sicilia: problematiche e indirizzi, inUrbanistica Informazioni n. 212/2007 (pagg. 76-77); T. C., Palermo: il recupero del centro storico tra eccellenza e marginalità in AA Quadrimestrale dell’Ordine degli Architetti di Agrigento n. 24, dicembre 2008, pagg. 7-14, ISSN 1824-854x. Relazione presentata al Convegno Nazionale organizzato dalI’INU Campania Territori e Città del Mezzogiorno - Quante Periferie? Quali Politiche di governo del territorio?, Napoli, 22-23 marzo 2007.

[7]V. Teresa Cannarozzo , Territorio costiero e città: da Panormos a Palermo in AA.VV. Territori costieri, a cura di G. Abbate, A. Giampino, M. Orlando, V. Todaro, Milano, Franco Angeli, 2009, ISBN 978-88-568-1018-9, pagg. 194-208.

[8]Con riferimento al fatto che il piano sia scaduto dopo dieci anni (e cioè nel 2003) è bene puntualizzare che dopo 10 anni scadono solo i vincoli sulle proprietà immobiliari, ma il piano rimane efficace per tutto il resto.

[1] Il Piano Particolareggiato Esecutivo (P.P.E.) commissionato dalla giunta Orlando a Leonardo Benevolo, Pierluigi Cervellati, Italo Insolera nel 1988 è stato approvato dalla Regione nel 1993. Gli altri piani particolareggiati coevi sono il Piano dell’Albergheria e i quattro piani di recupero Italter che interessano porzioni limitate della città storica. V. Teresa Cannarozzo Il piano per il centro storico di Palermo in Urbanistica Informazioni n. 107/1989; Approvato il piano per il centro storicodi Palermo in Urbanistica Informazioni n. 118/1991; Palermo: completati i piani per il centro storico in Urbanistica Informazioni n. 119-120/1991.

[1] La legge stanzia 170 miliardi di vecchie lire, di cui 50 miliardi per l’anno 1993. I bandi sono disciplinati dalla legge regionale n. 25/1993 che contiene ulteriori disposizioni per il recupero del centro storico.

[1] V. Teresa Cannarozzo, Palermo tra memoria e futuro. Riqualificazione e recupero del centro storico, Palermo, Publisicula Editrice, 1996.

[1] V. Teresa Cannarozzo, Centro storico di Palermo: dopo il PPEinUrbanistica Informazioni n. 193/2004.

[1] I dati quantitativi sono documentati nell’articolo di Marilena Orlando L’attuazione del recupero del centro storico: soggetti e strumenti inUrbanistica Informazioni n. 193/2004.

[1] Mi riferisco per es. ai mercati popolari che si trovano nel centro storico di Palermo e che contribuiscono ad arricchire l’identità urbana. V. Teresa Cannarozzo Centri storici in Sicilia: problematiche e indirizzi, inU, n. 212/2007 (pagg. 76-77); T. C., Palermo: il recupero del centro storico tra eccellenza e marginalità in AA Quadrimestrale dell’Ordine degli Architetti di Agrigento n. 24, dicembre 2008, pagg. 7-14, ISSN 1824-854x. Relazione presentata al Convegno Nazionale organizzato dalI’INU Campania Territori e Città del Mezzogiorno - Quante Periferie? Quali Politiche di governo del territorio?, Napoli, 22-23 marzo 2007.

[1]V. Teresa Cannarozzo , Territorio costiero e città: da Panormos a Palermo in AA.VV. Territori costieri, a cura di G. Abbate, A. Giampino, M. Orlando, V. Todaro, Milano, Franco Angeli, 2009, ISBN 978-88-568-1018-9, pagg. 194-208.

[1]Con riferimento al fatto che il piano sia scaduto dopo dieci anni (e cioè nel 2003) è bene puntualizzare che dopo 10 anni scadono solo i vincoli sulle proprietà immobiliari, ma il piano rimane efficace per tutto il resto.

[1] Anche per questa ragione si è contrari al progetto di ricostruzione integrale nell’area della Curia in via Maqueda. V. Teresa Cannarozzo, Una piazza giardino nell’area Quaroni, in LA REPUBBLICA del 3.3.2009.

[1] V. Teresa Cannarozzo, Una piazza giardino nell’area Quaroni, in LA REPUBBLICA del 3 marzo 2009.

[1] V. Teresa Cannarozzo, Il piano dei musei nel centro storico di Palermo in RECUPERARE n. 1/1994.

[1]Teresa Cannarozzo, Il recupero dei centri storici e i procedimenti innovativi di conoscenza, progetto e gestione. Prefazione al volume di Marilena Orlando Il ruolo dei sistemi informativi territoriali nel processo di recupero dei centri storici, Milano, Franco Angeli, 2008. ISBN 978-88-568-0495-9 pag. 11-13.

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