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Linda Hales
Il prezzo del capitalismo
22 Ottobre 2007
Altre città italiane
Il Mall di Washington, D.C., tra i rari esempi di spazio urbano storico degli USA (progetto settecentesco, realizzazione City Beautiful) curiosamente difeso da criteri di sicurezza. Metropolis magazine, 17 ottobre 2007 (f.b.)

Titolo originale: The Price of Capitalism – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Nel 1791, quando Pierre Charles L’Enfant ideò la capitale nazionale, non poteva sapere che un giorno ci sarebbero stati i grattacieli a minacciare la sua creazione. Più di due secoli dopo, però, la sacralità del cuore celebrativo di Washington è assediata. Un progetto di iniziativa privata di un costruttore per erigere due torri appena oltre il fiume Potomac a Rosslyn, Virginia, sta colpendo al cuore un simbolo della democrazia.

Il cattivo, per chi ne cerca uno, è il capitalismo, forza tanto presente nella psiche nazionale quanto la stessa democrazia. La vittima è il National Mall, inestimabile complesso ambientale visitato da milioni di persone. Grazie ai limiti di altezza posti dal District of Columbia - 45 metri – il Mall non viene ancora eclissato da uno sfondo di grattacieli coi marchi delle aziende e le luci scintillanti. Ora quel borgo di edifici di media altezza oltre il fiume, conosciuto soprattutto perché ci passano i pendolari, aspira a diventare una Manhattan sul Potomac. O magari Dubai. Il progetto solleva questioni vecchie come i diritti dello stato: può l’aspirazione di un centro della Virginia ad affermare sé stesso con un simbolico “portale” soverchiare i caratteri della capitale nazionale? Oppure, visto che i confini fra centro e periferia sono resi più sfumati dall’uso quotidiano dello spazio, può un qualificato organismo regionale, come la National Capital Planning Commission, avere potere sufficiente a porre dei limiti?

JBG Companies, l’impresa costruttrice, ha avuto il via libera in maggio dalla Arlington County per realizzare il complesso chiamato Rosslyn Central Place. Con 30 e 31 piani, le due torri non entreranno certo nelle classifiche mondiali. E se Rosslyn si trovasse in qualsiasi altro posto, il progetto di Beyer Blinder Belle potrebbe anche produrre applausi perché sostiene la smart growth. Ma qui la cresta dell’elevazione sarebbe la più alta in tutta la regione della capitale, incombente sugli edifici più vicini di almeno 25 metri.

É da quando Mosca si è confrontata col Palazzo dei Soviet, o Parigi con la Tour Montparnasse, che una capitale non si trova di fronte a un grattacielo così simbolicamente angosciante. Thomas Luebke, segretario della U.S. Commission of Fine Arts, ha suonato l’allarme sulla pagina dei commenti del Washington Post in giugno, avvertendo come i possibili danni all’eredità di L’Enfant meritassero una ulteriore riflessione. La commissione sostiene da lungo tempo che gli edifici più alti di 20 piani sfigurano la veduta panoramica dal Mall sino al punto da rappresentare un “vandalismo urbano”, come ha dichiarato una volta lo scomparso presidente J. Carter Brown. “Siamo preoccupati” ha concordato in agosto Marcel Acosta, direttore facente funzioni della National Capital Planning Commission.

Il problema è, che nessuno dei due organismi ha potere in quella circoscrizione, e il costruttore non si piega. “A dire il vero ritengo che si stia inserendo nella skyline di Washington una cosa di cui manca totalmente” risponde Kathleen L. Webb, responsabile della JBG. “Non c’è niente di male ad alzare gli occhi dal Mall e vedere una bella skyline”.

Unoscontro di volontà sinora pietosamente soffocato dalla Federal Aviation Administration. Rosslyn si trova sulla linea di volo verso il Reagan National Airport, e quindi qualunque edificio più alto di 63 metri sul livello del mare ha bisogno di una autorizzazione particolare. L’ente ha classificato le torri “presumibilmente pericolose” e ha annunciato una analisi a scala regionale prima di emettere un parere, cosa che non aveva ancora fatto mentre andiamo in stampa. Un punto per la burocrazia, anche se non è ancora chiaro chi debba difendere il Mall dalla modernità.

“Il National Mall è un simbolo per tutti, che uno sia dell’Alaska o del Maine” spiega Luebke. “Sin dove bisogna arrivare per proteggerlo?” La risposta da Rosslyn, che L’Enfant aveva conosciuto come la verdeggiante Arlington Ridge, è: non provateci neppure. Gli amministratori dicono che I monumenti sono un’ottima cosa, ma gli abitanti vogliono quartieri fruibili a piedi con caffè Wi-Fi e mercatini di cibi biologici, proprio come quelli di Chicago o Seattle. Gli urbanisti hanno ovunque tradotto questi obiettivi in una conveniente miscela di edifici alti sopra un nodo del trasporto pubblico, e anche Rosslyn vuole il suo posto al sole. E allora, se questo modello urbanistico interferisce col godimento della veduta storica di L’Enfant?

La radice del problema affonda sino al 1846, quando Rosslyn passa dal District of Columbia alla Virginia. Il luogo diventa presto un covo di banditi. Prosperano bordelli e attività legate al petrolio. Negli anni ’60 e ’70 l’ enclave è vittima dei processi di rinnovo urbano. Ai tortuosi vicoli si sostituiscono canyons di anonimi palazzi per uffici collegati da utopici quanto inutili passaggi pedonali sopraelevati e superstrade in abbondanza. La città si guadagna una fermata della metropolitana. Ma la sua risorsa principale rimane quella di essere uno spazio di prima qualità esattamente di fronte al complesso celebrativo di L’Enfant, prato d’ingresso nazionale, che ora i costruttori vogliono arraffare come finitura da condominio: “veduta senza rivali in tutto il mondo”.

Lo spettro di una skyline in stile Dubai incombente sul Lincoln Memorial è certo un’esagerazione. Nondimeno, il ranger del National Park Service Dave Murphy, il cui lavoro è di rilevare gli edifici vicini alle zone verdi protette, è rubato nell’ascoltare la convocazione di un’assemblea pubblica sullo zoning per consentire che Rosslyn “salga a 300 metri”: chiaro segnale che i giorni della deferenza rispetto alla capitale sono finiti. Il Central Place starebbe a 160 metri sopra il livello del mare, mentre il Monumento a Washington è a quota 185. Gli amministratori della contea ammettono poi che ci sono progetti per altre torri attorno ai 160 metri in varie fasi dell’iter. “Il District se vuole può anche odiarci” spiega il direttore per lo sviluppo economico di Arlington, Terry Holzheimer. “Noi crediamo di fare un ottimo lavoro”.

Chi sta dalla parte di L’Enfant e tenta di tenere un coperchio sulla skyline di Rosslyn, è già stato bocciato due volte dal tribunale. Nel 1979 una causa intentata dalla National Capital Planning Commission (NCPC), organismo di nomina governativa di Washington, non è riuscita a fermare gli edifici dalle facciate curve da 31 piani che ora caratterizzano il profilo di Rosslyn. Al tempo la NCPC si sentì rispondere semplicemente da un tribunale della Virginia che non aveva potere nell’altra circoscrizione. Per cambiare queste decisioni, “si deve creare un forte movimento di indignazione pubblica” spiega Luebke. “Bisogna riscrivere le leggi”.

Il Congresso ha dato alla commissione il compito di tutelare “bellezza e tessuto storico” della capitale. Dopo 83 anni, il mandato non si è ancora esteso oltre l’esame dei progetti governativi federali e all’interno del District. L’agenzia può esprimere un parere sugli interventi privati soltanto se hanno impatti “sugli interessi federali”. Dotare la commissione di nuove armi, significherebbe riconoscere la necessità di un coordinamento regionale, cosa che nessuno ha ancora fatto.

“Non si fa alcuna pianificazione regionale” spiega Holzheimer. “Ogni circoscrizione lavora per sé”. In questo vuoto, sono i costruttori privati i veri detentori del potere. La JBG recentemente ha reso noti piani per 93 progetti in 42 località diverse sparse per tutte le circoscrizioni dell’area metropolitana, un portfolio per un valore che si stima di 10 miliardi di dollari. La signora Webb non nasconde il desiderio di liberarsi dei limiti di altezza posti dal District “mentre sono ancora in vita”, il che evoca immagini spettrali del nucleo celebrativo di L’Enfant ridotto a un giardinetto di gloriosa ma assediata testimonianza.

La tutela ha sempre potuto contare sul ruggito di leoni gentili. La first lady Jacqueline Kennedy a suo tempo si è battuta contro un intervento sviluppato in altezza a Lafayette Square, direttamente di fronte alla Casa Biabca. Il Senatore Daniel Patrick Moynihan ha liberato Pennsylvania Avenue. Eleanor Roosevelt ha fatto la sua parte risparmiando un bel po’ di Manhattan da Robert Moses e dal suo Brooklyn-Battery Bridge. L’appello che scrisse sulla sua colonna di giornale nel 1939, si potrebbe applicare al caso di Rosslyn oggi: nella nostra eterna marcia verso il progresso, si chiedeva, “ non c’è spazio per qualche attenzione alla tutela dei pochi spazi di grande bellezza che ci restano …?

Il progetto di ponte di Moses fu depennato tre mesi più tardi. Il Presidente Franklin Roosevelt coinvolse il Ministero della Guerra, il quale dichiaro il ponte proposto vulnerabile agli attacchi e pericoloso per la Marina, stop. Non è stato chiesto ai generali di decidere su Rosslyn, e non ci sono segnali che alla Casa Bianca di Bush importi qualcosa. Ma forse val la pena notare come sulle carte della Federal Aviation Administration ci siano vistose linee rosse a indicare la vicinanza delle proposte torri al Pentagono, che dista circa un chilometro e mezzo.

L’Enfant non doveva pensare a queste cose progettando la capitale, ma George Washington avrebbe capito. Non c’è asso pigliatutto come la sicurezza nazionale. “Ovviamente se si tratta di un pericolo per lo spazio aereo nazionale” afferma Tammy L. Jones della FAA, “Dovremo decidere noi”.

Nota: su queste pagine, a proposito del progetto del National Mall (la cui realizzazione, come specificato in occhiello, non si deve a L’Enfant) una efficacissima descrizione contemporanea del giovane Patrick Abercrombie (f.b.)

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