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Guglielmo Ragozzino
Il Ponte è più forte del sisma
7 Giugno 2009
Terremoto all'Aquila
Berlusconi come Serse…giusto prima di Salamina. Da il manifesto , 11 aprile 2009 (m.p.g.)

Il terremoto dell'Aquila ha offerto a Silvio Berlusconi una grande visibilità. Così gli è parso opportuno riaprire il discorso del ponte sullo Stretto di Messina, una sua fissazione. Ne ha parlato in una conferenza stampa, l'8 aprile; e poi ieri l'occasione si è ripresentata in un colloquio telefonico con Maurizio Belpietro di Panorama del Giorno, rubrica quotidiana delle reti Mediaset. "Per coprire gli investimenti (necessari alla ricostruzione) potremo anche ritardare qualche opera" ma non il ponte di Messina, ha affermato. "Il ponte sullo Stretto è un'opera epocale di cui la Sicilia ha assoluto bisogno per sentirsi una parte dell'Italia a tutti gli effetti".

Il concetto di "opera epocale" era già stato proposto nel corso della conferenza stampa. "Riteniamo che sia fondamentale per l'unità e la modernità del Paese, la manderemo avanti nei tempi più veloci possibili" ha chiarito allora Berlusconi, aggiungendo di averne parlato "con il ministro Tremonti: non abbiamo preoccupazioni circa la possibilità di reperire i fondi necessari".

Il governo italiano ha dunque una scala di priorità. Le Grandi Opere sono importanti, ma non quanto la ricostruzione dell'Aquila. Importantissima, quest'ultima, anzi decisiva, ma non "epocale" come il Ponte. Gli abruzzesi, quelli delle tendopoli, quelli mandati al mare, quelli invitati nelle case berlusconiane sono infatti già italiani, senza se e senza ma; non così gli abitanti della Sicilia ai quali bisogna offrire il Ponte per far sì che l'Isola si senta una parte dell'Italia "a tutti gli effetti". E così, in particolare, Raffaele Lombardo, presidente della Regione siciliana, alleato difficile, non farà capricci: il governo ha "assoluto bisogno" che non ne faccia, che non si aprano contese anche in basso, oltre che, in alto, quelle leghiste.

Ma non era stato detto e ripetuto che il Ponte si sarebbe retto da sé, a forza di project financing, senza oneri pubblici, come del resto altre Grandi Opere? E perché rimandare le altre Grandi Opere, dovendo finanziare la Ricostruzione? L'unica spiegazione è che c'è un evidente conflitto tra spese, tutte in carico, in ultima analisi, all'erario. E che nella recessione globale, nella crisi nera della finanza creativa e delle banche, le Grandi Opere sono retrocesse di fronte al Terremoto.

Non si fa a tempo a lodare la generosità del premier che subito si incontra un altro ostacolo: messi sulla bilancia il Ponte e la Ricostruzione, è il primo a pesare di più e a prevalere.

Il Ponte dunque. Si tratta dell'idea fissa di Berlusconi. Se ne parla senza soste da trent'anni: nessun risultato. Già Napoleone duecento anni fa ci stava pensando. Ecco che arrivo io e lo faccio. E' il monumento alla mia incommensurabile grandezza. Comunisti e verdi hanno giurato che l'opera è inutile, costosa e devastante, pericolosa in termini sociali e ambientali. Che tutti, inoltre, continueranno ad andare e venire tra Continente e Sicilia con aerei e traghetti, mentre la mafia farà un solo boccone degli appalti. E poi il pericolo di terremoti, in quella zona sismica.... Ma è su questo punto che Berlusconi si erge in tutta la sua possanza.

E proprio contro il Terremoto - non avendo altri avversari con cui lottare - che vuole stabilire chi è il più forte di tutti. E come un altro grande della Terra prima di lui, Serse, frustò il mare che all'Ellesponto aveva distrutto la sua flotta, adesso tocca a lui mostrare alla natura ribelle che l'uomo, anzi l'Uomo, comanda al mare, comanda agli altri uomini, comanda al Terremoto.

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